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Notizie dalla Russia | RBTH
  • L'era Trump e gli effetti sull'economia

    Gli analisti prevedono una normalizzazione delle relazioni con Mosca

    Il 9 novembre all’apertura dei mercati della Borsa di Mosca l’Mmvb, uno dei principali indici russi, è calato a 1939,66 punti, scendendo dell’1,44%, l’indice Rts è calato a 958,33 punti, scendendo dell’1,5%, è quanto hanno riferito a Rbth fonti della società “Broker credit service”.

    Tuttavia, già verso mezzogiorno il quadro era ribaltato, l’indice ha recuperato le perdite del mattino ed è cresciuto di 2000 punti, aumentando dell’1,5-1,7%, in assoluta controtendenza con le reazioni dei mercati mondiali che avevano registrato un crollo dopo l’annuncio della vittoria di Donald Trump. Secondo gli esperti, a spaventare gli investitori mondiali è l’incertezza determinata dai possibili cambiamenti di rotta nella politica estera americana, mentre per la Russia la vittoria di Trump potrebbe portare a un ammorbidimento del regime delle sanzioni.

    Lo sguardo di Mosca sull’America di Trump

    La prima reazione

    Ad aver inciso in larga misura sul comportamento degli investitori è il lag temporale. “Le piazze russe si sono aperte già dopo l’annuncio dei risultati elettorali sullo sfondo di una correzione in ripresa dei prezzi del petrolio, dell’oro e dei futures sugli indici americani”, afferma Aleksandr Egorov, analista capo di “Teletrade”. Per questa ragione la reazione degli indici russi e del rublo è stata contenuta.

    La prima reazione degli investitori internazionali è apparsa per molti versi negativa a causa di alcuni punti del programma elettorale di Trump. “L’elezione a Presidente di Trump ha prodotto un clima d’incertezza  nei mercati finanziari che potrebbe protrarsi per lungo tempo”, sostiene Pavel Salas, responsabile per la Russia e la Csi di “eToro”. A suo avviso, il comportamento imprevedibile del miliardario induce gli investitori a trascurare le attività finanziare rischiose per “porti più sicuri”, in attesa di un quadro più concreto.

    Alcuni punti del programma economico di Trump e certe sue dichiarazioni in campagna elettorale fanno presumere che il neoeletto Presidente sia favorevole a una limitazione dei rapporti commerciali con la Cina, sottolinea Timur Nigmatullin, analista finanziario di “Finam”. Oltre a ciò, a suo avviso, esiste il rischio che vengano bloccati i negoziati sull’istituzione di una zona franca per il commercio con l’Ue. Simili iniziative potrebbero portare già a in tempi rapidi a una “gelata” dell’economia mondiale.

    “Considerato che negli ultimi decenni l’economia mondiale è cresciuta grazie alla riduzione delle barriere commerciali e all’aumento del livello di concorrenzialità, tali passi dell’amministrazione americana segnerebbero indubbiamente una regressione”, concorda Dmitrij Danilin, esperto del settore analisi dei mercati di “Otkrytie broker”.

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    Una prospettiva a lungo termine

    A differenza che per la Cina e l’Unione Europea l’elezione di Trump, a detta degli analisti, rappresenta per la Russia un cambiamento prevalentemente positivo. L’ammorbidimento o l’abolizione delle sanzioni, introdotte a seguito alla crisi ucraina, potrebbero avere un effetto positivo sull’economia russa, sostiene Igor Klyushnev, capo del dipartimento operazioni commerciali di “Freedom Finance”. A suo avviso, Trump, che si è mostrato più leale verso Mosca, con ogni probabilità non sarà a favore di un prolungamento delle sanzioni, ma cercherà piuttosto di intervenire per la loro abolizione.

    “L’abolizione totale o graduale delle sanzioni determinerà uno dei possibili scenari di sviluppo economico, ma per il momento è prematuro parlare di una sua effettiva attuazione poiché è improbabile che a breve vengano compiuti i passi necessari in questa direzione”, dichiara con più cautela Aleksandr Egorov. Secondo Timur Nigmatullin, durante la sua campagna elettorale, Trump ha insistito più volte sulla necessità di appianare le divergenze e riprendere il dialogo con la leadership politica russa.

    In ogni caso, a detta di Aleksandr Egorov, le dichiarazioni di principio del candidato Trump potrebbero differenziarsi dalle azioni concrete del presidente Trump. “L’unica certezza è che il 2017 sarà un anno di cambiamenti nell’economia mondiale, come effetto della Brexit e anche dell’influenza della politica americana”, rileva Egorov.

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  • I ruggenti anni Novanta dell’economia russa

    Come cambiarono le regole del gioco nel passaggio all’economia di mercato

    Il passaggio all’economia di mercato in Russia fu brusco e doloroso. Prima del suo avvento per quasi 70 anni il Paese aveva vissuto seguendo i dettami di un’economia pianificata dove tutto era regolato e gestito dallo Stato. Ma negli anni Novanta si rese necessario imparare in tutta fretta le regole del mercato libero. E non fu un’impresa facile.

    Immagine di Dmitrij Divin

    Dalle cooperative alle società

    1988 • Nell’ambito della perestrojka vennero create le prime compagnie private russe, chiamate cooperative

    1992 • All'inizio di gennaio il governo concesse agli imprenditori di determinare independentemente i prezzi delle proprie merci

    1995 • Il processo di privatizzazione entra nel vivo

    A segnare un punto di svolta per l’imprenditoria russa moderna fu la legge “Sulle cooperative”, approvata il 26 maggio 1988 dal Soviet Supremo, che per la prima volta in 70 anni autorizzava la creazione di imprese private e forme autonome di organizzazione del lavoro retribuito. In quel momento a Mosca esistevano centinaia di cooperative avviate in fase sperimentale, ma tutte le materie prime venivano gestite, come in precedenza, in base alle leggi dell’economia pianificata. In sostanza potevano operare a livello privato solo coloro che possedevano dei legami che gli consentivano di utilizzare le materie prime assegnate alle maggiori imprese.

    Le principali riforme di mercato furono inaugurate solo dopo la dissoluzione dell’Urss, quando nell’ambito del programma dei “500 giorni” fu messa a punto una privatizzazione su larga scala delle imprese. Il processo iniziò nel 1992, anche se molti dei settori principali, incluso quello estrattivo, vennero privatizzati solo negli anni 1995-1996 attraverso le cosiddette “aste ipotecarie”. Durante tali aste si prevedeva di rimpinguare le casse attraverso prestiti garantiti dei pacchetti azionari delle maggiori società di proprietà dello Stato, ma alla fine i prestiti non vennero restituiti e i pacchetti azionari passarono nelle mani dei creditori.

    Il passaggio dall’economia pianificata a quella di mercato fu estremamente doloroso: brusche “ondate” di riduzione della produzione si verificarono nel 1992 e nel 1994, e il Pil della Russia si era quasi dimezzato rispetto al 1989. Tuttavia, le statistiche ufficiali non tenevano conto dei settori sommersi dell’economia in forte espansione.

    Un ragazzo al mercato. Fonte: Getty Images

    Come sono stati accumulati i primi capitali

    Una delle principali caratteristiche degli anni Novanta fu l’economia del “commercio-navetta” che consisteva in sostanza nell’importazione da parte di singoli di beni di consumo stranieri che poi venivano venduti al dettaglio o all’ingrosso nel mercato russo. Data la penuria di merci e la brusca impennata della disoccupazione, questo tipo di commercio (che di solito avveniva in grandi mercati simili ai bazar orientali) costituiva una fonte alternativa di guadagno e non richiedeva investimenti ingenti di capitali. Inoltre, per i cosiddetti “navettatori” esistevano dei vantaggi in dogana: le merci importate individualmente (fino a un determinato volume) non erano soggette a dazi. Secondo le stime di alcuni esperti dell’Istituto di Economia del periodo di transizione 1995-1996, il valore delle merci straniere di largo consumo importate dai “navettatori”  si aggirava sui 2,5-3 miliardi di dollari al trimestre e corrispondeva a un terzo di tutto l’import russo.

    Due navettattrici. Fonte: Leonid Sverdlov/TASS

    Come rileva Nataliya Kapralova dell’Alta Scuola di Economia di Mosca, non avendo esperienza di viaggi turistici all’estero, i primi “navettatori” scoprivano i Paesi ex socialisti: Polonia, Bulgaria, Ungheria, Romania, mentre in seguito le mete più popolari per gli acquisti furono Turchia e Cina.

    Il mercato Cherkizovskij, a est di Mosca, divenne il simbolo di quel periodo. Cominciò a essere attivo negli anni Novanta e fu liquidato nel 2009 a causa delle massicce infrazioni commesse e del commercio illegale.

    Nel settore più caro del mercato si era venuta a creare una situazione curiosa: imprenditori provenienti da varie regioni avevano aperto delle vere e proprie “boutique” dove commerciavano imitazioni cinesi di capi di marchi famosi. I capi venivano acquistati negli stessi mercati all’ingrosso di Mosca e poi rivenduti nella regione a un prezzo dieci volte più caro. Questo modello di business cominciò a tramontare solo dopo l’ingresso della Russia nel Wto, quando s’inasprì anche la lotta alla contraffazione. 

    Gente in coda davanti a un negozio. Fonte: Getty Images

    La pubblicità e la nuova industria

    Che all’inizio degli anni Novanta l’industria russa non potesse competere con le merci d’importazione era evidente anche dalla situazione del mercato pubblicitario nel quale fino al 1998 furono praticamente assenti gli inserzionisti russi importanti. Le domande di pubblicità per chewing-gum, bibite, tavolette di cioccolata giungevano da società straniere che scoprivano in Russia un nuovo mercato dei consumi.

    L’impetuosa crescita dell’import fu favorita anche dalle regole macroeconomiche: solo negli anni 1992–1995 il corso reale del rublo (vale a dire al netto dell’inflazione) aumentò di circa 20 volte e venne poi fissato a questo tasso nel “corridoio valutario”. Un tale sostegno determinava un soffocamento dell’import, mentre l’export diventava meno redditizio. La situazione mutò solo nell’agosto 1998 quando la Russia annunciò il “default tecnico” a causa dei suoi pagherò cambiari e smise di sopravvalutare il rublo. 

    Inizialmente si pianificò di indebolire il valore della divisa nazionale del 15-20%, ma di fatto il prezzo del rublo scese molto di più: se il 15 agosto 1998 il corso ufficiale del rublo rispetto al dollaro era di 6,29 rubli per un dollaro, il 1° settembre 1998 era già di 9,33 rubli e il 1° gennaio 1999 di 20,65 rubli. Il default favorì anche la riduzione del prezzo del petrolio che passò da 25-28 dollari al barile nel 1997 a 7,8 dollari nell’agosto 1998

    Benché avesse provocato una forte caduta del reddito reale della popolazione, il default del 1998 portò a una crescita rilevante nel settore industriale. Dopo la crisi l’industria crebbe più rapidamente del Pil nel suo complesso (con un tasso annuale di crescita del 6-7%), e come dimostrano le stime del Centro di analisi macroeconomica e di previsioni a breve termine, la crescita maggiore si determinò nell’industria dei combustibili (23%), nell’industria metalmeccanica (20%) e in quella alimentare (33%). Questo fattore trasformò radicalmente anche il mercato pubblicitario: furono le società russe, che sponsorizzavano in particolare i primi reality show, a divenire i principali committenti pubblicitari. Tuttavia, gli effetti della svalutazione non furono di così lunga durata, come ci si sarebbe aspettati, e finirono con l’esaurirsi entro il 2003. A ciò si aggiunse un aumento dei prezzi petroliferi e un graduale rafforzamento del corso reale del rublo che predeterminò lo stato dell’economia già negli anni 2000.

    Le persone dell'epoca:

    Fonte: AP

    Boris Eltsin, primo Presidente della Federazione Russa

    Fonte: Ria Novosti

    Egor Gaidar, economista e studioso, nominato vicepremier nel novembre 1991. Ha guidato il processo delle riforme economiche del libero mercato 

    Fonte: Ria Novosti

    Anatolij Chubajs, responsabile per il processo di privatizzazione

    Fonte: Ria Novosti

    Sergej Kirienko, capo del Parlamento russo fino all'agosto 1998

    Fonte: Ria Novosti

    Evgenij Primakov, primo ministro negli anni 1998-1999

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  • Startup, come cambia la vita in città

    Progetti innovativi per facilitare i ritmi frenetici di chi vive a Mosca

    La città del futuro dipende da loro, dai giovani imprenditori, che sin da ora stanno cercando di renderla confortevole e sicura: si adoperano attivamente per migliorarne lo spazio urbano, realizzano progetti ambientali e sociali. E poi vengono inaugurate scuole speciali e corsi e programmi per le startup.

    "Gli imprenditori urbani sono coloro che sono pronti a nobilitare il parchetto vicino a casa, a creare una comunità di vicini, a organizzare un club di canto per pensionati che vivono da soli o gruppi di podisti o aprire caffè per i modaioli del quartiere - raccontano da Vector, la scuola on-line dell’imprenditorialità presso l'istituto Strelka -. La nostra scuola è per persone che vogliono cambiare l'ambiente urbano circostante. I progetti degli studenti possono essere sia sociali che commerciali, la cosa importante è trovare il pubblico e la richiesta giusti, affinché il progetto influisca davvero sulla città". Negli anni 2015-2016 sono state oltre 1.250 le persone che in tutto il Paese hanno terminato i corsi di Vector.

    Non solo progetti sociali, ma anche ambientali

    Le migliori startup, volte a migliorare l'ambiente della città, sono state selezionate il 16 settembre attraverso il programma di accelerazione di startup del concorso di Moscow Eco Challenge. Riciclaggio dei rifiuti, migliore consapevolezza ambientale e migliore pulizia dell'aria e dell'acqua sono solo alcune delle realtà affrontate. Ma chi sono questi giovani imprenditori che stanno costruendo una nuova Mosca?

    Passeggiate con i cani

    Natalia con il suo amico a quattro zampe. Fonte: Anna Demidova/istituto Strelka

    Per il lancio del servizio di dog sitter, la 25enne Natalia ha speso 200mila rubli di investimenti privati. Il costo fisso di una passeggiata di 45 minuti è 590 rubli. Il team è composto da 5 persone in ufficio e circa 20 “passeggiatori” attivi. La startup al momento si sta occupando di attrarre venture capital

    Quando Natalia Shipshilej ha iniziato a cercare una persona che potesse portare fuori il proprio Spaniel, Dandy, ha scoperto che a Mosca portare fuori il cane è un vero problema. Così, dopo un paio di mesi, l’intraprendente ragazza, laureata in giurisprudenza, insieme a un team di tre persone, ha lanciato e provato il servizio "Sobaka-gulyaka". Sul sito del servizio o per telefono, chiunque può richiedere che venga portato fuori il proprio animale domestico. La richiesta viene elaborata e si cerca il profilo adeguato di “passeggiatore”. Se con il cane va tutto bene, allora il passeggiatore continuerà a lavorare regolarmente con il cane in questione. Natalia stessa utilizza i servizi del suo sito e riconosce che questo rappresenta la sintesi del suo amore per gli animali e dell’interesse nelle attività urbane. "La missione è duplice. Da un lato, vorremmo promuovere, con un esempio personale, l’etica legata al mantenimento di un cane in città e alle passeggiate dei cani. Una persona che tiene un cane in casa, deve capire come farlo nel modo giusto. Dall’altro, è indirizzata all’interazione tra il proprietario del cane e la città. Abbiamo analizzato attentamente la questione e in futuro vorremmo influenzare la legislazione in questo settore".

    ArchiLunch, escursioni per chi lavora in ufficio

    Arsenij Aredov. Fonte: archivio privato

    Il fondatore del progetto "ArchiLunch" Arsenij Aredov ha 27 anni. Il suo team è composto da sei persone: tre guide e tre manager. Il costo di un tour è 500 rubli pranzo compreso. Secondo Arsenij, i finanziamenti per ora non sono necessari. Con tour insoliti, Arsenij vuole diffondere nei cittadini l’amore per la propria città

    "Le persone ogni giorno vanno a lavorare, fanno la stessa strada, vedono sempre le stesse case e strade, e spesso non sanno cosa c'è nel cortile del vicino o dietro a un angolo per loro così familiare". Il giovane imprenditore Arsenij Aredov non poteva sopportarlo e ha deciso di trovare nella vita di un semplice impiegato lo svago e l’apprendimento. Nel maggio 2016, insieme a un’amica, Arsenij ha lanciato il progetto turistico "ArchiLunch". In sostanza, invece di una pausa pranzo, l’impiegato fa un tour di 30-50 minuti intorno alla sua zona o in qualsiasi altro posto al di fuori dell'ufficio. Ai partecipanti danno materiale informativo e anche da mangiare. D’altronde, il tour si fa all’ora di pranzo.

    Queste escursioni vengono organizzate sia per singoli clienti che per aziende che includono questo servizio tra i benefit del personale. Per ora il progetto è attivo nei centri ArtPlay, Arma, Vinzavod, Moscow City, Tsvetnoj Boulevard e Danilovskaya Manufactory Business Centre.

    YouDo.com al servizio della casa

    Aleksej Gidirim. Fonte: ufficio stampa

    Il servizio è stato fondato da Denis Kutergin e Aleksej Gidirim nel 2012. Il sito ha registrato più di 800mila committenti e quasi 85mila prestatori. Esistono 14 tipi di servizi diversi, compresi trasporto merci, riparazione, pulizia e così via. Il numero di ordini al giorno supera i 2.500. Il servizio è attivo in diverse città, ma l'85% di tutte le attività avviene a Mosca. Lo scontrino medio dei servizi parte da 2.000 rubli

    "La moneta più costosa, soprattutto nelle grandi città, è il tempo. Le ore passate nei lavori di casa non tornano e le persone sono disposte ad affidare questi compiti a liberi professionisti", dice il co-fondatore di YouDo.com Aleksej Gidirim. In questo sito, committenti e prestatori si trovano a vicenda. Le attività possono essere davvero speciali (come aiutare a scegliere un anello di nozze) o standard. Si può inserire la propria richiesta sia sul sito che tramite la app da mobile. "Il nostro progetto aiuta anche chi ha perso il proprio lavoro. Per molti YouDo.com è diventata la principale fonte di reddito. Inoltre, il servizio aiuta a realizzare se stessi dal punto di vista professionale anche coloro che per qualche motivo non possono lavorare a tempo pieno (studenti, pensionati, donne in maternità)".

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  • Siria: l'Italia contro le sanzioni antirusse

    Il premier italiano Matteo Renzi ha bloccato l’estensione delle sanzioni contro la Russia durante il summit UE che si è tenuto a Bruxelles il 20 e 21 ottobre. La cancelliera tedesca Angela Merkel e il Presidente francese Francois Hollande, così come i leader inglesi, avevano utilizzato un linguaggio forte nella stesura del documento finale. Secondo indiscrezioni della stampa, contro l’iniziativa di Parigi e Berlino si sono espressi diversi Paesi, tra cui Spagna, Austria, Grecia, Cipro e Ungheria. 

    I leader dei Paesi UE hanno condannato “i raid perpetrati dai siriani e dai loro alleati, in particolare dalla Russia”, su Aleppo. 

    Il “niet” dell’Italia

    La decisione di Matteo Renzi è stata fra i temi affrontati a margine del V forum Eurasiatico che si è tenuto a Verona. Il sindaco della città veneta Flavio Tosi ha affermato che le nuove sanzioni europee per la Siria avrebbero avuto gravi ripercussioni per il business italiano, così come già avvenuto con i provvedimenti adottati per la questione ucraina.

    A causa delle sanzioni nei confronti della Russia ci sono 32 miliardi di euro di commesse italiane in stand by, ha fatto notare il presidente dell’associazione Conoscere Eurasia Antonio Fallico.

    In precedenza i politici locali di Veneto, Liguria e Lombardia avevano chiesto alle autorità di revocare le sanzioni e di rivedere i rapporti UE-Russia.

    Così come riporta Rossiyskaya Gazeta, sono circa 500 le aziende italiane in Russia, 70 delle quali vantano una produzione propria.

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  • Verona, crocevia tra Europa ed Eurasia

    La sintesi del quinto Forum Eurasiatico

    Il Forum di Verona si è concluso senza la firma e la sigla di nessun documento ufficiale, ma con l’innegabile ammissione che, in assenza di una simile piattaforma di scambio libero, completo e imparziale, lo stato attuale delle relazioni tra Unione Europea e Russia sarebbe molto peggiore.

    Nessuna alternativa al mercato russo

    Praticamente tutte le sette sessioni plenarie della conferenza di due giorni a Verona hanno affrontato l’infelice stato delle relazioni tra i due lati dell'Europa.

    Il fatturato commerciale è crollato al livello del 2006, con una contrazione di 200 miliardi di dollari. La cosa più preoccupante, sottolinea il vice ministro degli esteri russo Aleksej Meshkov, è che dieci anni fa "abbiamo affrontato panorami di crescita graduale, mentre oggi continuiamo a scivolare verso il basso".

    Tuttavia, un certo numero di relatori e partecipanti, nei loro interventi, hanno sollevato la questione delle sanzioni anti-russe che colpiscono le esportazioni italiane, in particolare nel settore agricolo. Un signore dalla provincia del Veneto è stato il più eloquente a questo proposito, sollevando il tema del Trattato transatlantico come minaccia per i prodotti biologici non-OGM italiani che “sembrano piacere così tanto ai russi”.

    Prove di una Grande Eurasia a Verona

    Marco Alvera della Snam, una società con ampia esperienza nella costruzione di infrastrutture per il gas naturale, ha colpito al bersaglio enumerando tutte le incertezze riguardo alla sicurezza energetica dell'Italia e dell'Europa senza il "combustibile blu" russo. Il “boom” dello shale gas non ha replicato in Europa il successo raggiunto negli Stati Uniti; le forniture di gas naturale liquefatto (GNL) dal Nord Africa non sono garantite; le fonti rinnovabili non sono ancora abbastanza sviluppate da essere economicamente preferibili; la domanda cinese di gas rimane incalcolabile e considera le forniture di gas russo una scelta che dà senso ai suoi affari.

    Mauro Moretti, amministratore delegato di Finmeccanica, ha chiesto "partenariati trasparenti a lungo termine" con la Russia e ha sottolineato la positiva esperienza della sua azienda, che continua una cooperazione fruttuosa con i suoi omologhi russi in diversi settori di nicchia come l'aeronautica, il cyberspazio, gli elicotteri e così via.

    "L'Unione Europea, che non mostra impressionanti statistiche di crescita, non dovrebbe fungere da camicia di forza in questo senso", ha detto Moretti.

    Per la cronaca: nonostante le sanzioni e l’"avvelenato" clima degli investimenti, nuove piccole e medie imprese italiane hanno deciso di entrare nel mercato russo nel 2016. La "localizzazione" si sta ampliando. Già 60mila operai russi sono impiegati in impianti di produzione costruiti da imprenditori italiani. Sta cambiando il modo di fare business: dalla fornitura di beni Made in Italy, alla produzione in Russia con marchio "Made with Italy".

    Il regime agevolato di "localizzazione" ora introdotto in Russia potrebbe funzionare come “ulteriore stimolo” per le imprese italiane, ha osservato Ilaria Vescovi, presidente del gruppo tecnico sull’internazionalizzazione dei territori di Confindustria. Allo stato attuale, gli investitori italiani stanno attuando diverse centinaia di progetti in Russia per un totale di circa 10,5 miliardi di euro. È interessante notare che al St. Petersburg International Economic Forum all'Italia è stato riservato lo status speciale di "ospite d'onore".

    È piuttosto rilevante che la questione del sistema bancario e finanziario sia stata affrontata dal punto di vista della "dignità umana" e morale da Padre Luciano Larivera, rinomato economista e scrittore esperto per "La Civiltà Cattolica" e sacerdote a Trieste dal 2015 come membro dell'Ordine dei Gesuiti. Parlando con Rbth Padre Larivera ha sostenuto chiaramente l’introduzione di concetti come fiducia e decenza nei rapporti commerciali e nelle attività economiche.

    "Se distruggi la morale e le relazioni umane, distruggi qualcosa che non si può inserire sui bilanci", sollecita Padre Larivera.

    "Eurasia": una parola nota

    L'effetto sinergico di fare business all'interno del vasto mercato eurasiatico è stato evidenziato per Rbth da Sergej Roumas, ex vice primo ministro della Bielorussia, ora Presidente del Consiglio della Banca di Sviluppo, responsabile per il sostegno finanziario agli investitori stranieri e per l’assistenza ai settori orientati all'esportazione. La fabbrica di automobili di Minsk, nota con il brand MAZ, ad esempio, produce macchinari pesanti per le vendite ed è in contatto con molte destinazioni "d'oltremare". Dal momento che il 50% degli elementi MAZ per l'assemblaggio dei prodotti finali sono realizzati in Russia, i contratti di esportazione portano beneficio a tutte e tre le parti per l'acquisto e gli accordi di vendita.

    La dettagliata relazione presentata al forum di Verona da Song Hongbing, Presidente del Global Business & Finance Institute, scrittore e presentatore, ha esposto ai Paesi che costituiscono la parte ricevente della Via della Seta una panoramica del pensiero strategico di Pechino sul futuro ordine delle cose. Come esperto del progetto della Via della Seta, Song Hongbing ha posto l'accento sull’interesse della Cina per sistemi di fornitura veloce nominando, in particolare, le ferrovie ad alta velocità.

    Renzi a Putin: Costruiamo ponti di dialogo

    Negli ultimi dieci anni circa, in Cina sono stati costruiti 20mila km della versione cinese dei TGV francesi, che viaggiano ad una velocità di 300-350 km all'ora. Sono stati selezionati quattro itinerari principali per agevolare lo scambio dei beni di consumo Made in China, da spedire non più via nave, ma via treno. Song Hongbing, autore di un best-seller intitolato “La guerra delle valute”, ha rivelato a Rbth che insieme alle ragioni commerciali, sussistono anche considerazioni di tipo geopolitico: “Le ferrovie interne sono più sicure, perché più lontane dalla marina statunitense”.

    Inoltre, la filosofia che sta alla base del concetto della Via della Seta affonda nella storia del commercio. Song Hongbing ha sottolineato che un tempo le nazioni dominavano le onde del mare, investivano nei porti marittimi e nelle navi commerciali e così stabilivano la propria presenza sui mercati esteri, facendo incrementare la loro ricchezza e influenza. Oggi che le “rotte commerciali sono passate dai mari alla terra”, avrà luogo un riequilibrio simile, il commercio e l’economia mondiale cambieranno di conseguenza.

    Riprendendo il tema, il membro del Consiglio della Commissione economica eurasiatica con status di ministro Tatyana Valovaya ha ricordato che nel periodo successivo alla scoperta della Cina da parte di Marco Polo, per gli europei il 100% del commercio avveniva attraverso vie di terra. Oggi, il 90% delle merci vengono trasportate su quelle che vengono solitamente definite “vie di mare”, soggette a quelli che Pechino chiama rischi di intercettazione.

    La voce della società civile

    Impossibile stabilire quanto il contatto del pubblico italiano allo scambio informale di opinioni, come quello che avviene durante il Forum di Verona, potrebbe aver contribuito alla decisione del primo ministro Matteo Renzi di porre il veto all'introduzione di nuove sanzioni contro la Russia il 20 ottobre al vertice UE.

    Tuttavia, la folta presenza al Forum di leader politici, imprese e comunità di esperti italiani mostra un animo “dissidente” in merito alla volontà di “colpire” la Russia, uno stato d'animo condiviso all'interno dell'UE da Spagna, Austria, Cipro e Grecia.

    Il futuro delle collaborazioni Italia-Russia si gioca allo Spief

    “Quando diventa difficile trovare un terreno comune a livello politico, sono gli istituti della società civile, come imprese e ONG, che dovrebbero intervenire. Il forum di Verona e piattaforme simili dovrebbero servire allo scopo di attivare il dialogo”, ha sottolineato Vittorio Torrembini, vicepresidente GIM‐Unimpresa in Russia.

    “L'Italia, seppure non rientri nella premier league, ha sempre avuto un ruolo cruciale nello stabilire e mantenere le relazioni. Per l'Italia, il dialogo è il ‘sale della vita’”, ha dichiarato Torrembini.

    Egli fa eco alle parole di Antonio Fallico, presidente dell’associazione Conoscere Eurasia, che vede il Forum di Verona come “elemento di dialogo” che contribuisce al tanto auspicato e concreto “reset” nelle relazioni con la Russia. “Ci stiamo muovendo verso un mondo multipolare”, ha concluso Fallico, supportando l’appello dell'ex primo ministro italiano ed ex-presidente della Commissione europea Romano Prodi sulla necessità di “trovare compromessi”.

    Il Forum di Verona potrebbe “salire di livello” il prossimo anno se l’audace suggerimento di Romano Prodi di trasformarlo nel terreno neutrale per un incontro tra UE ed EEU si concretizzerà. Seguendo la logica invitante di Torrembini, sarebbe un trionfo per la società civile e la diplomazia popolare.

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