scritte

Notizie dalla Russia | RBTH - Società

Notizie dalla Russia | RBTH
  • Monumenti, il più bello secondo i moscoviti è quello al Principe Vladimir

    Il monumento dedicato al Principe Vladimir è stato scelto dai moscoviti come il miglior monumento della città. La votazione, riporta la Tass, è avvenuta online sul sito “Cittadino attivo”, che ha l’obiettivo di creare un filo diretto con gli abitanti della capitale.

    La statua, alta 17 metri e collocata di recente in Piazza Borovitskaya, vicino al Cremlino, è stata scelta dal 24% degli utenti che hanno partecipato al voto.

    Al secondo posto si è classificato il monumento al compositore Sergej Prokofiev in Kamergerskij Pereulok (17%). A parità di voti (15%) si sono posizionati in terza posizione il memoriale dedicato agli eroi della patria a Park Pobedy e il monumento alla ballerina Maya Plisetskaya in piazza Bolshaya Dmitrovka.

    La statua dedicata alla ballerina Maya Plisetskaya

  • L’aspirapolvere urla e il video dell'orrore "homemade" diventa virale

    Un utente russo di Instagram ha postato un video in cui mostra “le urla” del suo aspirapolvere: il filmato è stato subito definito dagli utenti come un terrificante “horror casereccio”.

    Avvicinandosi ai cassetti di un mobile, l’aspirapolvere inizia infatti a emettere suoni a dir poco inquietanti. Da Instagram il filmato è stato caricato su YouTube, dove in un solo giorno ha collezionato più di 500.000 visualizzazioni.

  • Chi sono i paperoni più ricchi di tutta la Russia

    La redazione russa di Forbes ha pubblicato la classifica annuale dei 200 imprenditori più ricchi della Russia. Come scrive la rivista, la soglia per entrare nella classifica non è mai stata così alta: ai primi 200 posti si sono classificati gli imprenditori con una patrimonio non inferiore a 500 milioni di dollari. L’anno scorso la soglia minima era di 350 milioni. Il patrimonio complessivo degli imprenditori presenti nella classifica ammonta a 460 miliardi di dollari.

    1. Leonid Mikhelson (18,4 miliardi di dollari)

    Fonte: Evgenij Biyatov/RIA Novosti

    Per il secondo anno consecutivo in testa alla classifica degli uomini d’affare più ricchi del Paese troviamo Leonid Mikhelson, co-presidente di Novatek, la più grande azienda privata produttrice di gas. Mikhelson possiede anche un pacchetto azionario della holding petrolchimica Sibur. Secondo i dati riportati da Forbes il suo patrimonio rispetto all’anno scorso è aumentato di 4 miliardi di dollari, per un totale di 18,4 miliardi di dollari.

    2. Aleksej Mordashov (17,5 miliardi di dollari)

    Fonte: Grigorij Sisoev/RIA Novosti

    Proprietario del gruppo siderurgico Severstal e azionista dell’azienda tedesca per il turismo TUI Group, Aleksej Mordashov è riuscito nel corso dell’anno passato a scalare alcune posizioni, passando dal sesto al secondo posto della classifica. Il suo patrimonio è cresciuto in un anno più del 60%, con un incremento pari a 6,6 miliardi di dollari.

    3. Vladimir Lisin (16,1 miliardi di dollari)

    Fonte: Getty Images

    Al terzo posto si è classificato il proprietario del complesso metallurgico di Novolipeck (NLMK) Vladimir Lisin che ha abbandonato la precedente ottava posizione. L’anno scorso il tycoon dell’acciaio ha aumentato di 6,8 miliardi di dollari il proprio patrimonio, un vero record rispetto agli altri imprenditori.

    4. Gennadij Timchenko (16 miliardi di dollari)

    Fonte: Vladimir Fedorenko/RIA Novosti

    Gennadij Timchenko è stato colpito dalle sanzioni americane ma è riuscito a rafforzare la sua posizione, passando dal quinto al quarto gradino della classifica. Il suo patrimonio è cresciuto di 4,6 miliardi e ammonta oggi a 16 miliardi di dollari. Il fondo privato di investimenti Volga group di proprietà di Timchenko possiede azioni di Novatek, Sibur, della compagnia edilizia Strojtransgaz e delle ferrovie Transojl.

    5. Alisher Usmanov (15,2 miliardi di dollari)

    Fonte: Iliya Pitalev/RIA Novosti

    L’imprenditore ha lasciato la top 3 della classifica ed è scivolato in quinta posizione benché il suo patrimonio sia cresciuto di 2,7 miliardi di dollari rispetto allo scorso anno. Usmanov è a capo di uno degli imperi economici più diversificati della Russia: tra gli asset della USM Holdings rientrano il colosso minerario e metallurgico Metallonvest, la Società mineraria del Bajkal (“Bajkalskaja gornaja kompanija”), Megafon - uno dei più importanti operatori telefonici del Paese -, la casa editrice Kommersant e la società calcistica dell’Arsenal.

    Ti potrebbero interessare anche:

    Perché i russi (spesso) sono così ricchi?

    Gli uomini più ricchi di Russia

    Mikhelson, il re dei paperoni russi

  • La Corte suprema mette al bando i Testimoni di Geova

    Testimoni di Geova pregano a Rostov sul Don. Fonte: Getty Images

    Rispondendo a una richiesta del Ministero della Giustizia, il 20 aprile la Corte Suprema russa ha vietato formalmente nel Paese l’attività dei Testimoni di Geova, bollandoli come “organizzazione estremista”. La motivazione, ha spiegato a Rbth il Dicastero, è la presenza di testi scritti che predicherebbero la superiorità del movimento rispetto alle altre religioni e la giustificazione della violenza nei confronti di chi le rappresenta. Nello stesso giorno, il primo viceministro della giustizia Sergej Gerasimov ha emesso un’ordinanza che blocca l’attività di tutte le comunità dei testimoni in territorio russo, fino alla decisione della Corte.

    Al processo, durato circa un mese, il Ministero della Giustizia ha fatto leva su decine di sentenze giudiziarie emesse nei confronti delle sezioni regionali dei Testimoni di Geova alle quali non è seguita una risposta da parte del Centro direzionale dell’organizzazione. Gli avvocati dei Testimoni di Geova a loro volta hanno sostenuto che le comunità locali non sono giuridicamente dipendenti dal Centro e pertanto i reclami nei loro confronti non possono portare al divieto dell’attività di tutti. Inoltre la direzione non era stata nemmeno convocata in tribunale per questi processi e non aveva ricevuto alcun avviso da parte del Ministero. Ciò nonostante da quel momento ha preferito non importare in Russia i testi dichiarati estremisti.

    Ma non è la prima volta che in Russia si punta il dito contro i Testimoni di Geova. In passato non venivano riconosciuti né considerati, non avevano libertà di culto e venivano perseguitati, proprio come è accaduto nel 1951, quando su ordine di Stalin più di 8.000 fedeli vennero deportati in Siberia.

    Il nuovo attacco però è parso ai Testimoni di Geova ben più feroce: se nel 1951 in tutta l’Unione Sovietica i testimoni erano circa diecimila, oggi 165.000 persone si sono ritrovate a trasgredire all’improvviso la legge (i dati arrivano da Roman Silantev, vice direttore del Centro per la Geografia delle Religioni presso il Ministero della Giustizia).

    Negli ultimi anni in Russia sono state chiuse alcune comunità di testimoni, più di 60 libri sono stati inseriti nella lista dei testi di stampo estremista e il 15 marzo di quest’anno il Ministro della Giustizia ha presentato alla Corte suprema la richiesta di dichiarare l’organizzazione estremista e di vietarne le attività. 

    Screenshot di uno dei siti non ufficiali dei Testimoni di Geova nel giorno in cui è stata emessa la sentenza che vieta la loro attività

    Il tentativo di proibire il culto dei Testimoni ha fatto scalpore anche tra funzionari e personalità pubbliche al servizio dello Stato. Maksim Shevchenko, per esempio, membro del Consiglio della Presidenza russa per lo sviluppo della società civile e i diritti dell’uomo e presidente del Centro per le ricerche strategiche delle religioni e della politica mondiale, ritiene che l’azione legale del Ministero della Giustizia violi i principi fondamentali della libertà di coscienza. “È difficile considerare i Testimoni di Geova un’organizzazione di estremisti - ha spiegato -. Non sono stati mai coinvolti in attentati terroristici né in altre azioni illegali di alcun genere. Spesso li accusano di professare la verità assoluta della loro dottrina, ma lo si può dire di molte altre confessioni. Secondo me i Testimoni sono nel mirino per una sola ragione: agendo secondo il principio ‘da persona a persona’ stanno facendo una seria concorrenza alla Chiesa ortodossa russa in molte regioni. Qui, è chiaro, c’è lo zampino del Patriarcato di Mosca e degli alti ranghi delle forze speciali che gli ruotano intorno”.

    L'assemblea

    Il quartier generale dei Testimoni di Geova in Russia si trova a San Pietroburgo. Abbiamo telefonato quando era ancora in corso il processo per vietare l’organizzazione, dopo che il Ministero della Giustizia aveva bloccato ufficialmente ogni loro attività. L’ufficio, con nostra grande sorpresa, era aperto, e ci ha risposto una cordiale voce maschile. Chiedendo di poter partecipare alla riunione dei Testimoni a Mosca - nonostante fosse già in atto il divieto di assemblea - l’uomo ci ha dato l’indirizzo: via Mikhalkovskaya 36. “Ogni sabato e domenica”. 

    La sede si trova a 12 chilometri dal Cremlino, in un edificio costruito negli anni Venti del Novecento per ospitare un lanificio. In epoca sovietica qui c’era un Palazzo della cultura, ora secondo il catasto appartiene a un privato. I fedeli lo chiamano “la sala dei regni dei Testimoni di Geova” ed è chiaro che è di loro proprietà.

    Accanto alla “sala dei regni” c’è una fila di alcune decine di persone. All’ingresso si trovano le guardie (anch’esse Testimoni, come veniamo a sapere in seguito) con le giacche nere. Una di loro ci chiede lo scopo della nostra visita, poi ci lascia passare. 

    La sala è strapiena. Al loro interno ci sono almeno trecento persone. Non facciamo in tempo a sederci che si avvicina un signore (Anatolij, sorvegliante, si legge sul badge). Inizia un interrogatorio sul nostro conto e ci informa che non si possono fare fotografie. 

    Scopriamo di aver avuto un bel colpo di fortuna, visto che non siamo capitati solo a un’assemblea, ma addirittura al congresso che si svolge ogni sei mesi e raduna quasi tutta la dirigenza dei Testimoni. Nella sala (che a quanto pare è quella “piccola”) viene trasmessa una diretta sullo schermo: la riunione si svolge nella sala principale al primo piano, dove ci sono ancora più persone.

    Fedeli durante una funzione. Fonte: Getty Images

    I fedeli

    Sullo schermo ci sono due uomini seduti su un palco, uno di fronte all’altro. Mettono in scena un dialogo tra due fratelli. Il minore ha la moglie molto malata a cui serve una trasfusione di sangue – severamente proibita ai membri dell’organizzazione – ed è venuto per chiedere un consiglio. “Mi serve l’aiuto di chi ha le idee chiare”. Il dialogo si conclude con l’ammonimento del fratello maggiore: “L’importante è credere in Geova. E anche se una persona muore, Geova può farla tornare in vita”. In sala scoppia un applauso.

    Quasi tutti i presenti hanno in mano una Bibbia e un taccuino su cui prendono appunti. Il pubblico mostra un grande interesse per l’ultimo intervento, la relazione del supervisore locale Nikolaj (il supervisore locale tra i Testimoni di Geova è a capo di alcune comunità cittadine tra i 50 e i 100 membri, svolge con loro attività di insegnamento vivendo grazie alle loro offerte). Nikolaj sembra un membro del komsomolets (l’Associazione dei giovani comunisti in Urss, ndr), un giovane ben pettinato con lo sguardo di fuoco. Intervallando il discorso con pause a effetto, racconta con voce drammatica quale sia il peccato peggiore – la mancanza di fede – e come starne lontano. E avverte: “Presto Geova distruggerà il vecchio mondo delle ingiustizie e soltanto coloro che non si sono allontanati dalla fede saranno pienamente ricompensati”. Alla fine della relazione, su richiesta di Nikolaj, la sala si alza e intona il “canto numero 43” (“Siate vigili, saldi e forti”) che ricorda un po’ la marsigliese. Il supervisore rivolge quindi al pubblico una domanda: “Non vogliamo ringraziare con umiltà chi ha organizzato in condizioni così difficili questo congresso?”. Scrosciano gli applausi.

    All’ingresso vengono messe due grandi scatole con la scritta “Offerte per la causa mondiale”. I fedeli iniziano a estrarre il portafogli. Non siamo riusciti a sapere quanto sia stato raccolto, ma erano in tanti a mettere banconote non di piccolo taglio, dai mille ai cinquemila rubli (dai 17 agli 87 dollari circa).

    La scelta di aderire alla congregazione

    All’uscita si avvicina il sorvegliante Anatolij e chiede se vogliamo sapere qualcosa in più sui Testimoni di Geova. Ci scambiamo i numeri di telefono. Conosciamo poi Ekaterina, una donna di mezza età, con la quale prendiamo accordi per andare a un tè “geovista”, che si svolge ogni fine settimana a casa di un membro della comunità. Ekaterina ci racconta che i testimoni hanno molti divieti: non si può lavorare nel servizio pubblico, partecipare alle manifestazioni (non importa se a favore o contro il governo), entrare nell’esercito, alzarsi durante l’inno e nemmeno gemere durante i rapporti sessuali con il coniuge.

    Testimoni di Geova nel quartiere Odintsovo di Mosca. Fonte: Aleksandr Artemenkov / Tass

    Le chiediamo come sia entrata a far parte dell’organizzazione e racconta: molti anni prima il patrigno l’aveva picchiata e lei, stesa a terra in preda alla disperazione, si è messa a pregare Dio. In quel preciso istante hanno suonato alla porta dell’appartamento. Sulla soglia c’erano dei Testimoni di Geova. Ekaterina ha comprato due libretti che poi le hanno cambiato la vita e anche quella del suo patrigno. Ora vanno insieme porta a porta a raccontare chi sono i Testimoni di Geova e a offrire i loro libri. Che sia vera o inventata questa storia è un classico per tutti gli adepti. Il fondatore della dottrina (1931), il giudice americano Joseph Rutherford, racconta di essere approdato alla nuova fede più o meno nello stesso modo: durante gli studi di legge lavorava come venditore di libri di bassa qualità; le persone lo insultavano in malo modo e così decise che quando avrebbe iniziato a guadagnare avrebbe comprato i libri di un giovane venditore. Alla fine quei libri furono proprio i testi degli “studenti biblici”. Rutherford lo prese come un segno dall’alto e si dedicò anima e corpo all’attività.

    Ekaterina sostiene di non guadagnare un centesimo dai libri e al contrario fa offerte di 50-100 dollari ogni mese per la “causa mondiale”. A noi non chiede nulla, ma a distanza di pochi giorni iniziano ad arrivare fiumi di sms: “Non prendertela. Con noi si avvererà tutto”. “Quello che ho tentato di dire è la Rivelazione nell’originale. L’Anticristo è già sulla terra, il conto alla rovescia è partito”. “Per vostra informazione: tutti e 5 i film di ‘Terminator’ sono stati girati da ebrei messianici degli USA”. “So già tutto da 20 anni, ma per questo cercano tutti di mandarmi al manicomio”. Il giorno dell’attentato a San Pietroburgo scrive: “Rivelazione, capitolo 15, verso 2. Controlla. Lì parla di questo mare di vetro e fuoco”.

    “Non ci arrenderemo”

    L’azione penale ora prevede fino a sei anni di reclusione. E Vladimir Ryachovskij, membro del Comitato della Duma di Stato della Federazione russa per le organizzazioni civili e religiose, ritiene che la “persecuzione” sarà inevitabile: “Per il momento in molti dicono: ‘È difficile che si arrivi a tanto’. Io dico che ci si arriverà senza ombra di dubbio. È già successo. Nel 2009 hanno chiuso la comunità locale a Taganrog, poi nel 2012 hanno fatto delle riprese, dimostrando che si stava svolgendo un’assemblea, ed è stata aperta un’indagine. Soltanto alla fine del 2015 c’è stata la sentenza. Si è arrivati a multe e libertà condizionale, ma erano pur sempre sentenze di colpevolezza. Ora è ancora più serio e non si parla di una singola comunità, ma di tutta la Russia”.

    Telefoniamo al sorvegliante Anatolij. “Che cosa farete ora che la Corte ha vietato del tutto l’attività dei Testimoni?”. “Pregheremo” risponde, e poi aggiunge: “Chiunque abbia provato ad annientarci è finito male. Hitler voleva bruciarci nei forni, Stalin cacciarci in Siberia e dove sono ora? Sono maledetti. E noi siamo vivi. Continuiamo a vivere. Non abbiamo intenzione di arrenderci”. 

    “E Anatolij cosa farà per non arrendersi?”. Non risponde. La dirigenza, secondo lui, proverà a fare ricorso (e ci vorrà un mese di tempo). Senza violenze né estremismi.

  • Cremlino, la figlia di Gagarin racconta i segreti del museo

    Elena Gagarina. Fonte: Museo del Cremlino di Mosca

    Elena Gagarina, figlia del primo uomo che ha volato nello spazio e direttrice dei Musei del Cremlino di Mosca, dove è in corso la mostra “San Luigi e le reliquie di Sainte-Chapelle”, ha incontrato Rbth per parlare del Cremlino aperto a tutti, di come le sanzioni pesano sulla cultura e delle nuove esposizioni nel centro della capitale.

    Da 16 anni dirige i Musei del Cremlino, qual è stato il maggiore successo ottenuto?

    Credo che il risultato più importante sia aver fatto conoscere il museo in ambito internazionale. Quando ho iniziato a lavorare qui nessuno sapeva che nel Cremlino ci fosse un museo e che cosa contenesse. Ora partecipiamo a mostre all’estero e ne portiamo molte qui. Lo scambio internazionale è un parte importate della nostra attività: è imprescindibile.

    Lei sostiene che in tempi di crisi internazionale gli scambi tra i musei funzionino da collante. Ci sono state ripercussioni nel Suo lavoro a causa delle sanzioni politiche?

    Certo. Con l’Austria abbiamo vissuto un’esperienza spiacevole. L’ambasciata ci ha chiesto di fare una mostra con la collezione degli Esterházy, abbiamo svolto un serio lavoro preparatorio e alla fine, a un mese dall’inaugurazione, la parte austriaca si è rifiutata di portare qui i propri artefatti, senza dare spiegazioni. Siamo stati così costretti a ripiegare in fretta e furia su un altro progetto, “La mappa della Russia”, ed è stato difficilissimo con i tempi così stretti.

    Fonte: ufficio stampa

    I Musei del Cremlino di Mosca, ricostruzione al computer

    Fonte: ufficio stampa

    I Musei del Cremlino di Mosca, ricostruzione al computer

    Fonte: ufficio stampa

    I Musei del Cremlino di Mosca, ricostruzione al computer

    Accadono spesso imprevisti di questo tipo. C’è in questi casi un piano B?

    Una volta siamo stati costretti a ripensare una mostra dedicata allo stilista Paul Poiret perché non sono arrivati gli oggetti dal Metropolitan. Così abbiamo preso quelli del Victoria and Albert Museum di Londra e ringrazio molto i colleghi che li hanno messi a disposizione nonostante il poco preavviso.

    Mi viene in mente anche la mostra di Charles Mackintosh che doveva essere ospitata al Cremlino quando è accaduta una disgrazia: uno dei monumenti più importanti – la Biblioteca delle arti di Glasgow e il suo archivio – hanno preso fuoco. Ci siamo quindi rivolti a una compagnia privata giapponese che ci ha dato alcuni lavori di Mackintosh.

    Se parliamo di sostituzioni di una mostra altrui con una allestita con le nostre collezioni, il caso della “Mappa della Russia” è ovviamente un’eccezione.

    Mosca ieri e oggi: trovate le differenze

    Qual è la frequenza dei visitatori stranieri e russi dei Musei del Cremlino?

    Il numero di russi e di stranieri che visita i Musei è all’incirca lo stesso. Ma questo non vuol dire che sarà sempre così, perché per esempio i turisti cinesi stanno aumentando in tutto il mondo. Per loro al momento abbiamo assunto cinque guide. L’attività turistica e l’organizzazione dei flussi turistici è molto complessa. In epoca sovietica da questo punto di vista era più semplice per la dirigenza del museo, perché nel Cremlino si poteva entrare soltanto tramite la richiesta di un’organizzazione, non c’era altro modo.

    Quando il Cremlino è diventato più accessibile?

    Il museo è diventato più accessibile negli anni Novanta, ma una quantità di visitatori come quella dell’anno scorso – due milioni e mezzo – non si era mai vista prima d’ora. Ai tempi dell’URSS non si facevano mostre temporanee, al pubblico non interessavano. Bisogna anche tener conto che si tratta del territorio di residenza del Presidente della Federazione russa, ci sono condizioni particolari da osservare.

    I Musei del Cremlino si stanno ampliando, tra qualche anno dovrete spostarvi in una serie di edifici sulla Piazza Rossa (le cosiddette “File commerciali intermedie”, ndr) attrezzate allo scopo. Quali sono i vostri progetti e le aspettative?

    Converrà anche Lei che i progetti devono sempre essere ottimisti, perciò speriamo che tra qualche anno avremo questo nuovo complesso; ci stiamo lavorando molto con lo studio “Meganom”, con gli architetti e gli addetti del museo. Nella nuova sede trasferiremo tutto ciò che non riguarda le regalie di Stato e le onorificenze dell’Impero che rimarranno nel Cremlino.

    Tra le sale proibite del Gran Palazzo del Cremlino

    Abbiamo per esempio intenzione di esporre in modo particolare la collezione Fabergé. Tra l’altro nel Cremlino saranno aperti alcuni spazi, rimessi in ordine per essere mostrati ai nostri visitatori, dato che qualsiasi luogo qui è già di per sé un monumento.

    Che cosa vedranno quest’anno i visitatori dei Musei del Cremlino di Mosca?

    Metteremo in mostra artefatti giapponesi – i kimono e gli smalti del periodo Meiji a cavallo tra Ottocento e Novecento – tratti dalla collezione del professore e filantropo irano-britannico Nasser David Khalili. La mostra sarà di forte interesse non soltanto dal punto di vista scientifico, ma anche di forte impatto visivo.

    Alla fine dell’anno inoltre proporremo la mostra portoghese “I signori dell’oceano” sul periodo in cui il Portogallo era impegnato nella scoperta di nuove terre ed esercitava una grande influenza nel mondo. I visitatori potranno vedere più di 200 pezzi tra oggetti di culto, argenti in stile barocco, armature e armi, inclusa la spada di Vasco de Gama.

UA-51108167-1