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Notizie dalla Russia | RBTH - Società

Notizie dalla Russia | RBTH
  • 10 piante selvatiche che erano la merenda dei bimbi sovietici

    L’assortimento di dolciumi era abbastanza limitato in Unione Sovietica e certo i genitori di allora non viziavano troppo i figli. Ma i bambini, in primavera e in estate, quando riposavano dalle nonne  o alla dacia, come piccoli botanici conoscevano tutti i segreti della natura: quali fiori e foglie sono dolci e saporiti e possono fare da surrogato di cioccolata e caramelle. Eccone dieci.

    1. Polmonaria scura (nome scientifico: Pulmonaria obscura)

    Fonte: Global Look Press

    In russo si chiama meduniza. Appartiene alla famiglia delle Boraginaceae. Era particolarmente apprezzata dai bambini sovietici per il suo sapore. La si poteva raccogliere nei boschi o negli orticelli delle nonne. Ha un gusto molto dolce, cosicché poteva agevolmente sostituire la marmellata o il caramello, quando si aveva un attacco di gola.

    Come utilizzare: Recidete il fiore azzurro della polmonaria scura e mangiatelo intero, oppure staccate il pistillo e succhiate il succo dolce che contiene.

     

    2. Caragana arborescens (nome scientifico: Caragana arborescens)

    Fonte: A. Jagel/Global Look Press

    In russo si chiama zholtaja akatsija, ovvero acacia gialla, ma il nome non tragga in inganno. Si poteva trovarla (e si può ancora) praticamente in ogni cortile, spesso sotto le finestre. Non serve infatti il pollice verde per coltivarla; è abbastanza invasiva. I bambini la reputavano una leccornia, anche se il periodo in cui è prelibata è breve, fino a quando i fiori non si schiudono e ricordano alla vista piccole banane, infatti erano soprannominati “bananine”.

    Non appena maturavano i baccelli con i semi, i bambini li aprivano e mangiavano il “miele”, come lo chiamavano, anche se per consistenza era più simile a una confettura.

    Come utilizzare: Tra la metà e la fine di maggio raccogliete i boccioli non ancora schiusi e mangiateli.  Con l’avvicinarsi di luglio, recidete i baccelli maturi, apriteli e spremete la massa dolciatra che si trova all’interno.

     

    3. Acetosa (nome scientifico: Rumex)

    Fonte: A. Jagel/Global Look Press

    Le mamme sovietiche adoravano preparare la zuppa di acetosa (in russo shavel), perché è molto semplice e veloce e non richiede troppi ingredienti. Alla base della ricetta c’erano appunto le foglie di acetosa, mentre gli steli non venivano usati, perché sono troppo duri e cuociono male. Così i gambi diventavano la felicità dei bambini, mentre la pentola era sul fuoco. Sono asprigni e si possono masticare per qualche minuto, come un chewing-gum naturale.

    Come utilizzare: Aspettate finché qualcuno non prepara una bella zuppa di acetosa, accaparratevi gli steli di scarto e masticate fino a quando non vi vengono a noia!

     

    4. Malva (nome scientifico: Malva)

    Fonte: Viktor Pogontsev/Global Look Press

    Il nome è identico anche in russo. La malva veniva coltivata come pianta decorativa in molte città del Sud sella Russia. Più di tutti, la amavano in Crimea e nel Territorio di Krasnodar. Ma se gli adulti apprezzavano la malva per i suoi grandi fiori dal colore vivace, che crescono un gran numero su ogni singola piantina, i bambini la mangiavano (così come la polmonaria scura, vedi punto 1), come succedaneo delle caramelle.

    Come utilizzare: Scegliete i fiori più grandi, staccate i pistilli e mangiateli.

     

    5. Tiglio (nome scientifico: Tilia)

    Fonte: A. Held/Global Look Press

    In ogni città della Russia c’è almeno un parco con il suo bel viale di tigli (lipa in russo). Si tratta infatti di una pianta che non richiede particolari cure, cresce rapidamente, e profuma piacevolmente durante il periodo della fioritura.

    I medici consigliano di bere un infuso di fiori e foglie di tiglio in caso di raffreddore, perché rafforza l’immunità e lenisce la tosse. I bambini mangiavano tutto quello che si può staccare dai tigli, visto che quasi tutte le parti di questo albero hanno un sapore dolce, simile al miele.

    Come utilizzare: Strappate i bocci giovani, le foglioline o i fiori e masticate a lungo e con cura per assaporare al meglio il gusto del tiglio, poi ingoiate.

     

    6 Taràssaco (nome scientifico: Taraxacum)

    Fonte: A. Laule/Global Look Press

    In russo si chiama oduvancik, “soffione”. Spesso le massaie sovietiche mettevano nell’insalata anche le foglie di tarassaco. E, ancora adesso, non di rado sono utilizzate come alternativa alla rucola. Ma quando si giocava in cortile, per dimostrare il proprio coraggio e conquistare la stima di tutti gli altri bambini, bisognava mangiare i getti ormai cresciuti e amarissimi.

    Come utilizzare: Raccogliete le foglioline giovani di tarassaco, sfregatele con le dita per pulirle, e mangiatele.

     

    7. Trifoglio (nome scientifico: Trifolium)

    In russo è klever. Cresce un po’ ovunque: ai lati delle strade, nei boschi, persino in città. I bambini lo chiamavano “pappetta”, per il gran numero di petali nell’infiorescenza, che ricordava un piattone colmo di pappa. I suoi fiori potevano rappresentare uno spuntino se si aveva fame durante le giornate fuori a giocare, ma non si aveva ancora voglia di rientrare a casa. Non è saporito come la Caragana arborescens (punto 2) o la malva (4), ma non è male: dolciastro e acquoso.

    Come utilizzare: Staccate i petali dall’infiorescenza rosacea o bianca del trifoglio, masticate bene e tirate giù.

     

    8. Lillà (nome scientifico: Syringa)

    Fonte: Galina Barbieri/Global Look Press

    In russo: siren. Ecco un’altra pianta amata da cittadini e campagnoli.  Gli arbusti di lillà iniziano a fiorire prima delle altre piante, fin da maggio. Tra i bambini era diffusa la leggenda che i fiori di lillà con cinque petali possedessero poteri magici, per questo li cercavano e mangiavano in gran quantità.

    Come utilizzare: Trovate dei fiori di lillà con cinque petali. Esprimete un desiderio e ingoiate il fiore. Attendete che si realizzi.

     

    9. Aglio orsino (nome scientifico: Allium ursinum)

    Fonte: W. Pattyn/Global Look Press

    In russo: cheremshà. È una sorta di aglio selvatico. In Russia e nel Vicino Oriente mettono a marinare i suoi fusti robusti e lo mangiano come spuntino, spesso al posto dei cetrioli in salamoia. I ragazzini che più si intendevano di erbe, mangiavano i giovani getti, quando avevano voglia di aglio. Erano disposti a rischiare la vita per raccoglierlo sull’orlo di burroni o su erti pendii!

    Come utilizzare: Da metà aprile cercatene nel bosco piantine giovani, raccoglietene un mazzetto e masticate un po’ di foglie alla volta per sentire in bocca con pienezza il sapore di aglio.

     

    10. Malvone di Turingia (nome scientifico: Lavatera thuringiaca)

    Fonte: Imagebroker/Global Look Press

    In russo: prosvirnik. È diffuso nella Russia centrale e meridionale. È della stessa famiglia della malva (punto 4). Ma, in questo caso, i gusti dei bambini sovietici erano così raffinati che non mangiavano i fiori, ma i frutti ancora non giunti a maturazione, succosi e dolce-asprigni, che per la loro forma chiamavano “cocomeretti” o “ciambelline”.

    Come utilizzare: Strappate il frutto rotondo del malvone di Turingia, ripulitelo dalle foglioline e mangiatelo.

  • Un sogno chiamato spazio: il cosmonauta Sergej Ryazanskij si racconta

    Immaginate un luogo dove il tramonto e l’alba durano 45 minuti. Dove la gente cammina a testa in giù e dove si possono percorrere 200 chilometri al secondo. Questo luogo esiste veramente. E ce lo racconta il cosmonauta russo Sergej Ryazanskij, classe 1974, che si prepara a ripartire per le stelle.

    Ryazanskij, che vanta il record della passeggiata spaziale più lunga per un russo (8 ore e 5 minuti), è stato colui che ha portato la prima torcia olimpica nello spazio. La prossima settimana, il 28 luglio, partirà alla volta della Stazione spaziale internazionale in qualità di comandante dell’equipaggio formato dall’italiano Paolo Nespoli e dall’americano Randy Bresnik.

    Da sinistra, l’astronauta italiano Paolo Nespoli dell’Esa, il russo Sergej Ryazanskij di Roscosmos e lo statunitense Randy Bresnik della Nasa. Fonte: Eugene Odinokov/RIA Novosti

    Sulla rampa di lancio

    “Il lancio dei razzi di in piena notte è uno spettacolo straordinario. Soprattutto quando lo si osserva dal cosmodromo – racconta Ryazanskij -. Quando ti trovi all’interno dello shuttle, inizialmente non puoi vedere niente. Poi ti passa per la testa che si tratta di una situazione totalmente illogica: ovvero che sei seduto su un enorme barile pieno di polvere da sparo. Ed è proprio in quel momendo che all’improvviso senti un enorme “boooom!”. E 528 secondi dopo il lancio, eccoti in orbita”.

    La Stazione spaziale internazionale, che resterà in funzione fino al 2024, non è altro che un lungo tubo di ferro di circa 60 metri e sei cabine. “Un luogo piuttosto angusto se si pensa che gli astronauti trascorrono al suo interno svariati mesi – commenta Ryazanskij -. Normalmente ospita un massimo di sei persone, ma una volta si è arrivati fino a nove!”.

    A bordo della Iss si tarda 90 minuti per compiere un giro completo intorno alla terra: in questo modo il giorno dura 45 minuti, proprio come la notte. E durante le sue giornate ogni astronauta può fare due ore di attività sportiva.

    Imprevisti

    Il cosmodromo di Bajkonur, in Kazakhstan. Fonte: Global Look Press

    Una volta la Iss ha perso il 70% di tutta la sua elettricità e, di conseguenza, il 70% dei computer. “C’è stata una situazione di emergenza nel segmento statunitense – racconta - . Allora abbiamo contattato il Centro di controllo della missione e abbiamo detto qualcosa tipo: ‘Huston, abbiamo un problema’. E Huston ci ha risposto: ‘D’accordo, andatevene a dormire’. Ricordo che è stata una situazione particolarmente stressante. Nel migliore dei casi avremmo dovuto fare rientro a casa, una probabilità pari al 60%. Ma finché stavamo dormendo, la Nasa ha riunito su un aereo gli astronauti che avevano già lavorato a questo progetto, colleghi provenienti da ogni parte del mondo, che hanno simulato una situazione simile alla nostra. Non credevo che avrebbe funzionato. Invece abbiamo ricevuto istruzioni su quello che avremmo dovuto fare. Ma devo ammettere che la cosa peggiore quando sei nello spazio non sono i problemi che si presentano, ma quando ti rendi conto di aver dimenticato qualcosa sulla Terra!”.

    L’addestramento per la missione

    Un astronauta deve essere in grado di saltare da un aereo con un paracadute e risolvere un compito prefissato prima che il paracadute si apra. Esiste poi un test per dimostrare la resistenza allo stress. “Sorprendentemente ho scoperto che nello spazio lo supero nella metà del tempo che impiego sulla Terra: 12 secondi invece di 24 secondi”, dice Ryazanskij.

    Passeggiata nello spazio. Fonte: ZUMA Press/Global Look Press

    Tra le varie prove, poi, ce n’è una nella quale gli astronauti vengono chiusi all’interno di una piccola stanza senza dormire per tre giorni. “E lì ti costringono a fare costantemente qualcosa: scrivere, parlare, concentrarti su un obiettivo. Se ti ritrovi a dover compiere un atterraggio di emergenza, dovrai essere in grado di farlo con tempi di reazione molto veloci perché ogni secondo perso equivale a una deviazione di 80-200 chilometri rispetto alla tua destinazione sulla Terra”.

    La Terra vista dalla Stazione spaziale internazionale. Fonte: ZUMA Press/Global Look Press

    La vita di un astronauta

    “Fin da bambino ho sempre sognato di diventare biologo – ricorda -. Dopo essermi laureato come biochimico, ho iniziato a lavorare nell’Istituto di problemi biomedici. Poi, in un certo momento l’Accademia russa delle scienze ha aperto dei posti per degli studiosi che avrebbero dovuto realizzare degli esperimenti spaziali. È così che sono diventato astronauta”.

    Un astronauta gioca con l’assenza di forza di gravità all’interno della Stazione spaziale internazionale. Fonte: ZUMA Press/Global Look Press

    “Il mio periodo di addestramento terminò nel 2005. Ma due anni prima lo Space Shuttle Columbia della Nasa si era disintegrato nell’atmosfera della Terra, uccidendo tutti i membri dell’equipaggio. Il problema si presentò quando ci rendemmo conto che la Nasa aveva ottenuto tutti i posti scientifici fino al 2017. Ma, ovviamente, nessuno vuole pagare una persona che non andrà da nessuna parte per i prossimi 12 anni. Non è niente di personale. Sono solo affari, mi sono detto. Ma è stato proprio in quel momento che il mio desiderio di andare nello spazio si è manifestato veramente”.

    Sergej Ryazanskij ha partecipato alla missione Mars 500, la simulazione di una navicella spaziale Terra-Marte. Durante la conferenza stampa dopo la missione, il generale militare e capo dell’agenzia spaziale russa, Roscosmos, gli ha chiesto quando sarebbe andato sullo spazio e la sua risposta è stata “mai”. “Ma non sei un astronauta? Sì, ho detto. E allora, quando andrai nello spazio?, ha ripetuto. Mai, gli ho detto ancora una volta. Non riusciva a capire tutte le restrizioni che ci sono relative a una navicella spaziale che manda gli astronauti in orbita e decise di fare per me un’eccezione. Fu così che mi permise di essere il primo ingegnere di volo senza una formale educazione in ingegneria”.

  • Russia, ecco come si vive in un Paese con 11 fusi orari

    L’alba in anteprima

    Fonte: Konstantin Kokoshkin/Global Look Press

    “Il Giappone è soprannominato il Paese del Sol Levante, ma la Russia avrebbe più diritto a questo appellativo. A Petropavlovsk-Kamchatskij il sole sorge due ore prima che a Tokyo!” – Ekaterina,  Petropavlovsk-Kamchatskij

    La macchina del tempo

    “Sono nata non lontano da Vladivostok e mi sono trasferita a San Pietroburgo per motivi di studio. Tra le due regioni ci sono sette ore di differenza! È come una macchina del tempo, quando ci mandiamo una email con gli amici. Loro scrivono lettere verso il passato e io scrivo loro verso il futuro. Il giorno che io chiamo “domani” per loro è già “oggi”. Li prendo in giro perché quando a settembre inizia l’anno accademico là è già freddo e qui a San Pietroburgo è ancora la fine dell’estate e io posso ancora godermi qualche giornata calda” – Julia, Territorio del Litorale

    Undici capodanni in uno

    Fonte: Evgenij Yepanchintsev/RIA Novosti

    “Nel 2016, usando Skype, ho festeggiato il Capodanno con amici disseminati per il Paese. Abbiamo iniziato quando a Mosca erano appena le 15 e in Kamchatka già era mezzanotte, e siamo andati avanti per 11 ore. Non avevo mai fatto festa così a lungo, prima. Credo di aver imparato a memoria ogni parola del discorso del presidente, dopo averlo sentito 11 volte!”. – Ilona, Mosca

    Tempo libero

    Fonte: Vitalij Ankov/RIA Novosti

    “Ci vogliono 8 ore d’aereo da Vladivostok a Mosca, ma se decollate alle 7 di sera da là, arriverete alle 8 di sera nella capitale, grazie alla differenza di fuso orario!  E vi sentirete come se aveste guadagnato sette ore di vita!” – Julia, Territorio del Litorale.

    “Viaggio molto spesso in lungo e in largo per la Russia. Non è né veloce né economico. Ma ci sono degli elementi positivi: quando voli tra Mosca e la Kamchatka ci metti un po’ più di otto ore. E la differenza di fuso orario è di nove. Così hai un 30-40 minuti “che avanzano”, per così dire, e puoi dire che sei ringiovanito!” – Ekaterina,  Petropavlovsk-Kamchatskij

    Mimare la fine del mondo

    “Nel 2012, quando secondo la ‘Profezia dei Maya’, il 21 dicembre sarebbe dovuta esserci la fine del mondo, io mi trovavo in un fuso orario più avanzato rispetto ai miei amici, così ho scritto un “reportage dal bunker” e per prenderli in giro davo loro consigli su dove si potevano nascondere, visto che, orologio alla mano, da noi l’Apocalisse era già arrivata!”  – Julia, Territorio del Litorale

    Pellegrinaggi alcolici

    Fonte: Vladimir Trefilov/RIA Novosti

    “C’è una piccola cittadina molto particolare da noi nella Regione autonoma ebraica di Birobidzhan. Si chiama Obluchje ed è a soli tre chilometri dal confine con il Territorio dell’Amur, ovvero dalla linea dove cambia il fuso orario. Immaginatevi cosa succede la sera, quando alle 10 scatta il divieto di vendita degli alcolici e la gente ha ancora voglia di farsi qualche bicchierino… Saltano sulle loro biciclette e pedalano fino al primo villaggio, dove ancora non è troppo tardi”. – Nikolaj, Birobidzhan, Regione autonoma ebraica

    Il ponte più lungo del mondo

    “La nostra cittadina di Bavly, nella Repubblica del Tatarstan, è piccola e non troppo sviluppata. C’è poco lavoro e così in tanti fanno i pendolari con la vicina Oktjabrskij, che dista 20 chilometri, ma si trova già nella Repubblica del Bashkortostan (Baschiria). Le due repubbliche sono divise da un piccolo ponte sul fiume Ik. Qui da noi, scherzando, lo chiamiamo “il ponte più lungo del mondo”, perché da un capo all’altro ci sono due ore di differenza oraria! Attraversarlo è come avere la macchina del tempo”. – Anna, Bavly, Tatarstan

    Perché la Russia è così grande?

    Curiosità: Proprio per la sua posizione e la situazione inusuale con il fuso orario, Bavly ha ispirato gli autori del cinepanettone russo “Yolki” (2010). Julia, una delle protagoniste, vuole esprimere un desiderio molto importante. Nella tradizione russa bisogna farlo allo scoccare della mezzanotte di Capodanno, scrivendo cosa si desidera su un bigliettino, bruciandolo, e bevendo la cenere insieme allo spumante. Ormai ha fatto tardi e così si dirige precipitosamente da Ufà, capitale della Baschiria, verso il ponte “più lungo del mondo” per guadagnare due ore e fare in tempo

    Spoiler

    “Mi piace vedere le nuove puntate delle serie tv non appena vengono trasmesse, ma considerando i fusi orari è quasi impossibile! Ti svegli la mattina, accendi la radio o la tv e ovunque spoiler, spoiler, spoiler! Colpa di chi li ha già visti in un altro fuso!”  – Daria, Vladivostok     

  • Quella “mission impossible” di Maugham per sconfiggere i bolscevichi

    Tutti hanno sentito parlare di Somerset Maugham, uno degli scrittori più famosi degli anni Trenta. Ciò che invece è meno conosciuto, è il suo lavoro per l’intelligence britannica in Russia nel 1917. Durante il fermento rivoluzionario, a Maugham venne assegnata una “mission impossible”. E trascorse il resto della sua vita nella convinzione che, se avesse avuto più tempo, avrebbe potuto evitare la vittoria dei bolscevichi in Russia.

    Durante la Prima guerra mondiale, l’autore de “Il filo del rasoio” e “Schiavo d’amore” fu un agente del Servizio di intelligence britannico al quale venne affidata una missione in Russia, il cui vero obiettivo resta un mistero ancora oggi.

    Il suo viaggio in Russia nel 1917 non fu tuttavia la sua prima esperienza come agente segreto: in precedenza aveva già portato a termine una missione in Svizzera che decise però di abbandonare per questioni personali: aveva appena divorziato dalla moglie e la sua amante venne espulsa dalla Gran Bretagna. Tuttavia, così come scrive un suo biografo, Maugham continuava a essere profondamente affascinato dalla vita dell’agente segreto: adorava “muovere dietro le quinte i fili delle marionette”.

    Il leader russo rivoluzionario Aleksander Kerenskij, nonché Ministro della Guerra del Governo Provvisorio Russo. Fonte: Mary Evans/Global Look Press

    Ma quando gli venne offerta l’opportunità di andare in Russia, si ritrovò alquanto dubbioso nell’accettare. Così come raccontò anni più tardi, non pensava di avere le doti necessarie per poter portare a termine questo compito. Alla fine il desiderio di “vedere il Paese di Tolstoj, Chekhov e Dostoevskij” però ebbe la meglio. E accettò l’incarico.

    Una mission impossible

    Sulla base delle informazioni giunte fino ai giorni nostri, a Maugham venne assegnato un compito alquanto complesso: così come spiegò lui stesso, avrebbe dovuto “disegnare un piano che mantenesse la Russia in guerra, impedendo ai bolscevichi, che godevano del sostegno delle potenze centrali, di prendere il potere”. In quel periodo la guerra non stava ottenendo molto consenso e i bolscevichi auspicavano una pace immediata, nodo centrale della loro campagna propagandistica. Maugham ottenne quindi le risorse finanziarie (circa 21.000 sterline, che oggi equivarrebbero a 300.000 dollari) per portare a termine la missione. Egli poteva inoltre fare affidamento su alcune persone di origine ceca, che avrebbero dovuto essere a sua disposizione come ufficiali di collegamento. La speranza era quella che Maugham potesse mobilitare le migliaia di soldati cecoslovacchi che in quel momento si trovavano bloccati in Russia. In effetti, l’anno successivo queste unità si rivelarono una delle principali forze militari pronte a sfidare il nuovo regime sovietico.

    Vladimir Lenin, 1918. Fonte: ZUMA Press/Global Look Press

    Vodka, caviale e disincanto

    Maugham riuscì a entrare in contatto con Aleksandr Kerenskij, primo ministro della Russia dopo la caduta dell'ultimo zar (colui che avrebbe dovuto sostenere per sconfiggere i bolscevichi, secondo ciò che prevedeva la missione). Ogni settimana Maugham intratteneva Kerenskij e i suoi ministri a suon di vodka e caviale in uno dei migliori ristoranti di Pietrogrado, “Medved” (orso). Nonostante queste piacevoli soirée, Maugham non tardò però molto a veder svanire l’entusiasmo iniziale: “Chiacchiere interminabili quando invece è necessaria azione, vacillamenti, apatia, quando invece l’apatia poteva dar luogo solo a distruzione; e poi ancora l’assenza di sincerità e la meschinità che ho incontrato ovunque mi ‘fecero ammalare’ della Russia e dei russi”, confessò egli più tardi.

    Ad ogni modo ci fu un uomo che piacque molto a Maugham. Si tratta di Boris Savinkov, uno dei leader di un’organizzazione terroristica nella Russia pre-rivoluzionaria, che nel 1917 lavorava per il governo. Maugham lo descrisse come “uno degli uomini più straordinari” che avesse mai conosciuto. Savinkov non provava simpatia verso i bolscevichi e aveva ancor meno stima nei confronti di Vladimi Lenin. In una delle sue lunghe conversazioni cospirative, Savinkov gli confessò che “o Lenin fucila me, o sarò io a uccidere lui”.

    Il tentativo per sconfiggere i Rossi

    Stando a quanto si legge nelle sue memorie, lo scrittore britannico aveva davvero fiducia nelle proprie capacità per fermare l’avanzata dei bolscevichi in Russia. Ma 20 anni più tardi riconobbe che la mancanza di tempo gli impedì di portare a termine questa missione.

    Il generale Kornilov e Boris Savinkov. Fonte: Ria Novosti

    Tutto ciò, oltre al fascino che Maugham nutriva nei confronti del leader terrorista Savinkov, spinsero parecchia gente a pensare che l’agente-scrittore stesse progettando l’assassinio di Lenin. Altri invece si dicono convinti che fu proprio lui ad architettare quello che più tardi passò alla storia come l’insurrezione cecoslovacca del 1918.

    Maugham venne richiamato a Londra dopo prima della rivolta bolscevica a Pietrogrado alla fine di ottobre. Solo il suo archivio personale avrebbe potuto chiarire le sue reali intenzioni in Russia, ma egli stesso distrusse buona parte di questi documenti poco prima di morire.

    Quella russa fu la sua ultima missione per i servizi segreti. Dopo essere tornato nel Regno Unito si dedicò a scrivere e si trasferì successivamente in Francia, dove ebbe rapporti con varie e influenti personalità dell’epoca, come Winston Churchill e Herbert Wells.

    Maugham morì nel 1965 all’età di 90 anni. Ma oggi non esiste nessuna tomba che custodisce le sue spoglie. Su sua richiesta, le sue ceneri furono sparse nei pressi di una biblioteca che porta il suo nome a Canterbury, in Inghilterra. La sua storia fu comunque di ispirazione per molti scrittori, tra cui George Orwell, che confessò che fu proprio Maugham uno dei suoi autori preferiti.

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