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  • Putin pubblica la dichiarazione dei redditi

    Il 14 aprile i siti del Cremlino e del governo russo hanno pubblicato le dichiarazioni dei redditi del Presidente e dei membri del governo. Le dichiarazioni mostrano i guadagni dei funzionari di Stato dello scorso anno, oltre a descrivere i beni mobili e immobili in loro possesso.

    I redditi di Putin

    Secondo la dichiarazione dei redditi, Vladimir Putin nel 2016 ha ricevuto uno stipendio di 8.858.432 rubli (156.504 dollari). La somma è praticamente la stessa dell’anno passato: nel 2015 erano 8.891.777 (157.093 dollari), cioè l’1% in meno circa. Oltre alla liquidità il Presidente russo ha dichiarato anche un terreno di 1.500 metri quadrati, un appartamento (77 metri quadrati) e un garage (18 metri quadrati).

    Annuncio pubblicitario di epoca sovietica dell’auto-rimorchio Skif, simile a quello posseduto dal Presidente Putin

    Vladimir Putin dispone di un modesto parco auto personale: due “Volga” (GAZ M-21 e GAZ M-21-R), un fuoristrada Niva, sempre di produzione russa, e un auto-rimorchio Skif dichiarato separatamente. Le automobili di servizio, gli aerei e gli elicotteri che il Presidente usa per spostarsi quando è al lavoro non rientrano nell’elenco in quanto proprietà dello Stato.

    Le proprietà di Medvedev

    Proprio come Putin, anche il capo del governo Dmitrij Medvedev possiede soltanto automobili russe, peraltro molto vecchie: una GAZ-20 Pobeda del 1948 e una GAZ-21 Volga del 1962. La famiglia Medvedev ha anche una Volkswagen Golf, ma registrata a nome della moglie del premier, Svetlana. Per quanto riguarda gli immobili, secondo la dichiarazione, Medvedev possiede un appartamento di 367 metri quadrati e un terreno preso in affitto per 49 anni di 4.700 metri quadrati.

    Dmitrij Medvedev al volante della sua Pobeda durante il mandato da Presidente, 2010. Fonte: Vladimir Rodionov/TASS

    Nel 2016 ha guadagnato ufficialmente 8.586.974 rubli (151.708 dollari), un po’ meno di Putin. Anche il suo stipendio ha subito un calo, maggiore di quello del Presidente: nel 2015 lo stipendio di Medvedev ammontava a 8.767.882 rubli (154.904 dollari), il 2% in più di quello attuale. La moglie di Medvedev, secondo la dichiarazione, non lavora e perciò il suo reddito è pari a zero.

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  • Navalnyj visto dai russi

    Oltre un terzo di russi (38%) approva la protesta di chi è sceso in piazza a manifestare il 26 marzo e quasi la stessa percentuale di cittadini (39%) si dichiara contraria. È quanto si evince dagli ultimi dati pubblicati dal Centro di indagini sociologiche Levada sulle proteste di massa esplose in quasi 100 città, organizzate dal leader dell’opposizione Aleksej Navalnyj.

    Il caso di Navalnyj non è stato tuttavia il motivo che ha convinto molti manifestanti a scendere in piazza. I manifestanti che hanno partecipato alle proteste per appoggiarlo risultano addirittura in numero minore rispetto a quelli che l’hanno fatto per stare in compagnia o per semplice curiosità e rappresentano un’assoluta minoranza. A giudicare dai dati delle interviste effettuate, i due fattori principali che hanno provocato le proteste sarebbero stati la corruzione e il malcontento verso l’attuale politica delle autorità governative.

    L'indice di gradimento

    Inoltre, i sociologi hanno sondato gli intervistati sulle azioni effettuate dagli apparati di sicurezza alle manifestazioni di protesta e sul desiderio di vedere Navalnyj alla presidenza del paese (il leader dell’opposizione ha dichiarato di volersi candidare alle elezioni del 2018, ma a causa dei procedimenti penali che lo vedono coinvolto è impossibilitato a farlo).

    Il fermo di oltre mille manifestanti a Mosca alle manifestazioni non autorizzate, inclusa quella dei giornalisti, è servito come pretesto per accusare pubblicamente le forze dell’ordine di abusi di potere. Tale opinione risulta condivisa da quasi un terzo degli intervistati.

    L’indice di gradimento di Navalnyj continua come prima a non essere alto, benché il numero dei suoi sostenitori sia sensibilmente aumentato nell’ultimo mese, passando tra gennaio e febbraio dall’1 al 4%.

    Come sostiene Pavel Salin, direttore del Centro di Studi politologici dell’Università di Scienze finanziarie, nell’intervista a Rbth, ciò dipenderebbe principalmente dal fatto che Navalnyj è riuscito ad anticipare il governo, coordinando un’agenda negativa. 

    La reazione del Paese alle proteste

    Ma anche quella dell’1% appare una percentuale instabile. Secondo i dati del Centro Levada, nel 2013 si era registrata una brusca caduta dei suoi consensi, che erano passati dal 6 all’1%. “Proprio allora, nel 2013, Navalnyj si era trasformato da “folle blogger” in una figura di primo piano della scena moscovita. Durante le elezioni del sindaco di Mosca era risultato, che se si fossero verificate certe circostanze, l’attivista dell’opposizione avrebbe potuto aumentare in modo considerevole la percentuale dei suoi consensi (fino al 27%, quotandosi al secondo posto), afferma Salin. A detta del politologo, proprio allora contro Navalnyj era stata organizzata una massiccia campagna accompagnata da un’inchiesta sui reati in cui era coinvolto; alla fine nell’opinione pubblica era stata instillata l’idea che Navalnyj fosse un criminale.

    “Oggi Navalnyj è emerso come figura di statura nazionale. Ma senza un’agenda positiva il suo indice di gradimento non potrà superare il 5-6%. Tuttavia, anche la campagna del governo degli ultimi cinque anni per screditarlo sta perdendo efficacia e attualmente ci si trova in una fase d’impasse”, ritiene Salin.

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  • L'eco delle proteste

    Manifestanti in centro a Mosca. Fonte: Komsomolskaya Pravda/Global Look Press

    Dopo le massicce manifestazioni di protesta di ieri e di domenica scorsa contro la corruzione, i cittadini ora chiedono risposte. “Negli ultimi tempi il problema della corruzione si è ridotto – aveva dichiarato all’indomani della grande marcia del 26 marzo il Presidente russo Vladimir Putin -. Ritengo scorretto che certe forze politiche cerchino di strumentalizzare tale problema per ottenere consensi e non per migliorare la situazione nel Paese”.

    Un paio di giorni prima il portavoce del Presidente, Dmitrij Peskov, aveva sottolineato l’atteggiamento lucido del Cremlino verso le proteste: proteste ritenute nient’altro che una “provocazione” architettata dall’opposizione. La nota del Cremlino poi non fa alcun riferimento al primo ministro Dmitrij Medvedev, il cui caso è stato il pretesto formale che ha scatenato il malcontento generale. Lo stesso premier si è astenuto dal rilasciare commenti e nel giorno delle proteste, così come si vede da quanto postato sui social network, era impegnato a sciare.

    Per saperne di più: Medvedev e l'accusa di corruzione: perché l'inchiesta non avrà conseguenze?

    Il Cremlino si prepara alle presidenziali

    I commenti dell'élite 

    A intervenire per primi chiedendo di far luce sulle responsabilità del premier, presunto proprietario di “ville segrete in montagna” e di “un castello in Toscana”, sono stati i comunisti che hanno rivolto un’interpellanza alle strutture di sicurezza. Ma al momento non ci sono state risposte. 

    Successivamente una prudente interrogazione parlamentare è stata rivolta da Sergej Mironov, leader di “Russia giusta”, un altro dei partiti che siedono al parlamento. E il 29 marzo il senatore Vyacheslav Markhaev è intervenuto chiedendo alla Procura generale che venga immediatamente aperta un’indagine sui redditi del premier russo. “Continueremo a tacere o adotteremo perlomeno a livello legislativo dei provvedimenti?”, ha chiesto il senatore ai colleghi. Ma la presidente della Camera, Valentina Matvienko, terza figura per importanza nella gerarchia del governo, non ha assegnato al riguardo alcun incarico perché, a suo avviso, la richiesta era stata “malformulata” da Markhaev. Matvienko ha comunque aggiunto che “il governo non deve limitarsi a constatare o a far finta che non stia accadendo nulla” e ha quindi convocato un incontro “per risolvere le questioni”.

    Manifestanti in centro a Mosca. Fonte: Komsomolskaya Pravda/Global Look Press

    Sull’onda delle proteste, la senatrice Elena Mizulina, nota co-autrice della legge che vieta “a scopo di tutela” l’adozione di bambini russi da parte di cittadini americani e del provvedimento contro la propaganda gay, si è vista costretta a riesaminare i programmi scolastici. In alcune scuole le lezioni di patriottismo erano infatti state state sostituite da quelle sulla lotta contro la corruzione dove venivano mostrati dei rating internazionali in cui la Russia compariva “naturalmente in fondo alla classifica insieme all’Uzbekistan e queste lezioni sono una ‘tendenza pericolosa’” ha decretato la Mizulina.

    Proteste in tutto il Paese: "Cambiamenti, non promesse"

    Nel frattempo nelle aule universitarie alcuni docenti starebbero aizzando gli studenti contro le proteste, spiegando che “i meeting non cambiano assolutamente nulla” e che il loro organizzatore, Navalnyj, “agisce per conto dell’ambasciata americana”.

    Alla cerimonia di consegna del premio nazionale “Nika”, sotto applausi scroscianti, il regista Aleksandr Sokurov ha stigmatizzato la censura e la violenza contro gli studenti. Il Cremlino a sua volta ha risposto semplicemente affermando di “ammirare profondamente il maestro”. Il Ministero della Difesa continua invece a raccontare dell’organizzazione giovanile “Yunarmiya” di cui fanno parte giovani che si addestrano a giochi sportivi militari e che amano il Paese, costituendo in un certo modo un’alternativa a quanto avviene nelle strade.

    I primi cambiamenti

    Vista da un certo punto di vista, la reazione del governo alle proteste dimostra che le autorità si sono trovate impreparate e che non è ancora stata elaborata una posizione precisa: “Tutto ciò viene confermato dal fatto che una parte dell’élite si limita a tacere e un’altra interviene a favore di nuove misure restrittive, mentre la terza, al contrario, parla di possibili attenuazioni delle stesse misure”, afferma Rostislav Turovskij del Centro di Tecnopolitica. Tuttavia, a detta dell’esperto, la tattica della leadership del Paese di ignorare ancora una volta il fenomeno risulta in questa situazione la più vincente. È del tutto naturale che non si attribuisca troppa importanza alle azioni di protesta per non attirare ulteriore attenzione.

    Manifestanti in centro a Mosca. Fonte: Komsomolskaya Pravda/Global Look Press

    “Il nostro sistema è concepito in modo tale che una persona quando è onesta e comincia a giustificarsi, per l’opinione pubblica risulta comunque coinvolta”, ha dichiarato Vyacheslav Smirnov, direttore dell’istituto di Sociologia politica in un’intervista andata in onda su Kommersant Fm. Il politologo Aleksej Mukhin, vicino al Cremlino, ritiene che finché gli organi istituzionali non avranno espresso le loro valutazioni, Dmitrij Medvedev può intervenire come crede, vale a dire che “se vuole rilasciare dichiarazioni sulla questione è libero di farlo e se invece non vuole può ignorarlo”. “Ma la motivazione dei deputati è nota a tutti: ora si trovano in una fase in cui devono ricordare all’elettorato di esistere. Devono fare da specchio…  e così pongono il premier in una situazione estremamente scomoda”, sostiene Mukhin.

    Gli esperti ritengono che nessuno rassegnerà le dimissioni e che l’uomo più potente al potere non accetterà le decisioni dei quadri, né qualunque forma di pressione sia che provenga dalla piazza, dall’estero, o da chicchessia. Ma delle ripercussioni politiche dopo le proteste, le più massicce dal 2012, si sono già determinate, anche se finora non se n’è sentito parlare. E la prima riguarda il futuro politico di Medvedev.

    iò che è avvenuto “incide sulla percezione delle prospettive di Medvedev dopo il 2018 come capo del governo e riduce le probabilità che continui a esercitare il suo incarico”, afferma Mikhail Remizov, presidente dell’Istituto di Strategia nazionale, in un’intervista a Rbth. La seconda ripercussione è che le prossime elezioni presidenziali non si svolgeranno in uno scenario cristallizzato, com’era stato previsto, e che occorrerà reagire in modo consono all’agenda delle proteste. A detta di Turovskij, in attesa di lottare contro la corruzione si risponderà con un’ondata di arresti che faranno clamore. Forse questo servirà alla lotta interna tra le élite, ma non risponderà alla richiesta più impellente di far pulizia nella società. “È una delle varianti possibili, ma è ben lungi dall’essere la migliore”, conclude Remizov.

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  • Proteste, il Cremlino: "Abbiamo rispetto per chi esprime propria opinione"

    Le autorità russe stanno tenendo conto dell’opinione dei manifestanti e stanno attentamente analizzando le informazioni da loro riportate. Lo ha riferito oggi ai giornalisti il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov. “Abbiamo grande rispetto per i diritti dei cittadini che esprimono la propria opinione e il proprio impegno civile. Non c’è dubbio che, quando questo impegno civile viene espresso, noi lo teniamo in considerazione”, ha detto Peskov.

    Peskov ha quindi sottolineato che le autorità russe accolgono senza problemi le opinioni dei cittadini che vengono espresse “in modo civile, senza provocazione alcuna e nel rispetto della legge”.

    Secondo le autorità russe, durante le manifestazioni di domenica sono state fermate oltre 600 persone, tra cui il leader dell’opposizione Aleksej Navalnij.

    Il pezzo originale è stato pubblicato qui

  • Telegram, la voce della politica senza volto

    Dice di chiamarsi “Nezygar”. E all’intervista organizzata via Skype da tre giornalisti e mandata in onda sul canale federale Rossija 24 nel gennaio scorso si è presentato con il volto coperto da un passamontagna. Con una voce contraffatta, “Nezygar” ha risposto a monosillabi alle loro domande.

    L’uomo è un autore dell’omonimo canale di Telegram, dove, a quanto dice, verrebbero pubblicate “informazioni di esperti” sulla politica russa.

    Il nome “Nezygar” rimanda a quello dell’opinionista politico Mikhail Zygar, autore del libro “Vsja kremlevskaja” (Tutti gli uomini del Cremlino) dove Zygar racconta in modo circostanziato tutti gli intrighi e i colpi di scena della politica russa nelle alte sfere del potere sulla base di fonti anonime. L’autore del canale di Telegram agisce sotto un’altra identità perciò fin dall’inizio ha tenuto a precisare di “non essere Zygar”. La sua vera identità non è nota.

    “Il giornalismo politico appartiene ormai al passato - ha dichiarato “Nezygar” a Rossija 24 -. Rivolgo un appello a tutte le testate perché chiudano le loro redazioni e si trasferiscano sui canali Telegram dove l’informazione è più onesta”. Tuttavia, l’indomani sul canale di “Nezygar” è apparsa una nota in cui diceva di non aver mai portato passamontagna, né concesso interviste e che su Rossija 24 si era esibito un impostore. Uno scherzo degno di “Nezygar”: il canale riposterà ripetutamente commenti di altri su chi può celarsi dietro questo pseudonimo, senza confermarli, né confutarli.

    Proteste politiche in tutto il Paese: "Cambiamenti, non promesse"

    I canali anonimi

    Apparso nel novembre 2015, “Nezygar”, che oggi è letto da 29mila utenti, è il canale anonimo più popolare di Telegram sulla politica, ma non è l’unico. Ogni canale ha la propria specializzazione. “Nezygar” non solo commenta le dimissioni e le nomine dei funzionari, descrivendo dettagliatamente la lotta dei vari gruppi all’interno del potere, ma si lancia anche in brillanti previsioni: per esempio, ha preannunciato che la Fifa 2017 escluderà la Russia dai Campionati mondiali di calcio. Queste previsioni si realizzano di rado, ma non fanno che aumentare il successo di “Nezygar”.

    Un altro importante canale anonimo, “Metodichka”, che conta 13.500 iscritti, si è specializzato nella descrizione di ciò che avviene nei meandri del governo, del parlamento e di altri dicasteri con incursioni nella storia e citazioni esclusive, mai comparse prima nei media. Ma esistono comunque molti altri canali politici.

    I lettori

    Il successo dei canali più gettonati non è in ogni caso confrontabile con quello dei media tradizionali: se essi vengono letti da decine di migliaia di persone, un canale della televisione russa come Pervyj kanal è seguito da 10 milioni di spettatori. Ma i canali politici di Telegram, secondo “Nezygar”, non aspirano a coprire tutti i segmenti della popolazione. Il pubblico a cui puntano sono persone interessate alla politica, in primo luogo giornalisti, politologi e funzionari pubblici.

    Questi ultimi dedicano particolare attenzione a Telegram. La testata regionale Ura.ru, citando fonti interne, rileva che “Nezygar” e “Metodichka” vengono letti da ministri e governatori, seguendo le pubblicazioni dei canali più influenti in modo assai più costante di quelle dei media tradizionali. “I media possono anche ignorarli, ma questi canali Telegram vengono recepiti come rapporti sulla leadership al governo, che tra l’altro legge Telegram”, afferma il collaboratore dello staff di un ministro.

    I politici regionali, come fanno sapere a Ura.ru all’interno dello staff di un governatore, leggono gli scoop dei canali anonimi su Telegram per capire che cosa avviene a livello federale. “Al Cremlino non mandano ‘inside’ e non si consultano con l’élite regionale”, dice una fonte della testata. E i canali Telegram pur non essendo i più affidabili, sono comunque una fonte d’informazione.

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    Un’informazione senza prove

    Gli autori di alcuni canali politici di successo non nascondono i loro nomi. Il più famoso, “Davydov.Indeks”, è diretto dal politologo Leonid Davydov e ha 20.500 iscritti. Nella sua intervista a Lenta.ru Davydov spiega di non aver bisogno di ricorrere all’anonimato e che i lettori credono di più ai testi di una persona che si presenta con un nome e una reputazione.

    Al contempo Davydov ammette che i colleghi che scelgono l’anonimato hanno più libertà: “Certo gestendo un canale con il mio nome, devo impormi certi limiti. Alcuni la ritengono una forma di autocensura, ma io lo definirei esmplice buonsenso”. “Nezygar” o “Metodichka” invece non si pongono limiti. Spesso le informazioni divulgate su questo o a quel politico risultano compromettenti, ma non sono suffragate, tuttavia, da documenti. Le fonti, anonime, non vengo mai rivelate”.

    Dieci cose da sapere su Internet

    “È impossibile dimostrare che un’azione segnalata in forma anonima su Telegram è davvero compromettente”, sottolinea a Rbth Evgenij Minchenko, presidente della holding di comunicazioni “Minchenko consulting”. Minchenko ritiene che non si possa credere alle informazioni divulgate nei canali anonimi, dove non si conoscono né autori, né fonti.

    L'anonimato

    Credere all’attendibilità di “Nezygar” o di “Metodichka” è davvero impossibile, ma il loro successo non fa che aumentare. Gli esperti lo attribuiscono al fatto che quello della politica russa è un mondo estremamente chiuso e che il lettore s’interessa a qualunque fonte soprattutto se si dimostra di avere degli “inside”.

    “La penuria di dati fa sì che persino notizie non verificabili vengano ritenute vere”, sostiene il politologo Mikhail Karjagin. Dello stesso avviso è anche Valerij Solovej, docente presso il Mgimo: “Chi governa al Cremlino raramente è disposto a informarci su ciò che intende fare. E la gente vuole sapere qualcosa. Per tale motivo si rivolge a qualunque fonte in grado di fornire informazioni”.

    Solovej osserva inoltre che i canali anonimi di Telegram sono costruiti intorno alle fughe di notizie e per questo creano nel lettore la sensazione essere complice di un segreto, cosa che determina il loro successo. “La gente ha l’impressione che i canali anonimi di Telegram siano più accurati e affidabili delle fonti ufficiali e non anonime - ritiene Solovej -. Questo accade anche quando i media tradizionali citano ‘fonti d’informazioni anonime’ dei dicasteri, ma qui l’effetto si amplifica all’ennesima potenza”.

    Telegram è un’app di messaggistica istantanea, creata da Pavel Durov, fondatore del social network più popolare in Russia, “VKontakte”.  I server della società non si trovano in Russia e il fondatore di Telegram giudica questo dispositivo il meno pericoloso sul piano della segretezza dell’informazione. I canali di Telegram sono stati lanciati nel 2015 come piattaforma blog. Ma a differenza dei social network, in Telegram non ci sono commenti, né like. L’unica possibilità di interazione con l’autore del canale è quella di ripostare la sua nota. All’inizio del 2017 il numero di utenti attivi di Telegram in Russia ha superato i 6 milioni

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