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  • Siria, tensione Russia-Usa: come cambierà la situazione?

    Dopo l’abbattimento da parte degli Usa di un caccia Su-22 dell’esercito siriano, che aveva presumibilmente attaccato le Forze democratiche della Siria (Fds), Mosca ha interrotto l’accordo con gli Stati Uniti per prevenire gli incidenti nello spazio aereo. 

    Il Ministro russo della Difesa ha definito l’azione unilaterale dell’aviazione statunitense una chiara violazione della sovranità siriana e delle norme del diritto internazionale. Il Ministero ha addirittura parlato di “un’aggressione di guerra”. 

    La situazione si fa più grave visto che, durante l’attacco statunitense contro il Su-22, in quella stessa zona si trovavano aerei russi. 

    Così come hanno fatto sapere dal Ministero, la direzione delle forze della coalizione non avrebbe agito secondo le direttive stabilite, avvisando la parte russa di un possibile incidente. 

    Per tutta risposta, a partire da ora i sistemi russi di difesa antiaerea inizieranno a seguire tutti i possibili obiettivi aerei, compresi droni e aerei della coalizione, in quelle aree dove è attiva l’aviazione russa nella parte occidentale del fiume Eufrate. Il Ministero russo ha quindi parlato dell’incidente del Su-22 come di un’azione a sostegno ai terroristi contro i quali lottano gli Usa.

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    Le conseguenze dell’incidente

    L’incidente avrà sicuramente delle conseguenze sulle azione militari contro lo Stato Islamico nella città di Raqqa. 

    “Attualmente nessuna delle parti coinvolte nel conflitto è in grado di liberare Raqqa da sola - ha commentato a Rbth Vladimir Evseyev, vicedirettore dell’Istituto dei Paesi della Cei -. I curdi, che vantano l’appoggio degli Usa, non possiedono armi pesanti per riprendere la città”.

    Secondo l’analista, solo attraverso uno sforzo congiunto si potranno vincere le battaglie più sanguinarie della guerra siriana. Per questo l’opposizione necessita carri armati e artiglieria pesante per poter sconfiggere i terroristi a Raqqa. E questo lo si può ottenere solo con l’aiuto dell’esercito siriano. Dopo l’incidente con il Su-22, tutto ciò al momento non sembra possibile. 

    “Di fatto gli statunitensi hanno dispiegato parte della propria artiglieria dalle proprie basi in Medio Oriente fino alla periferia di Raqqa. Ma ciò non è sufficiente - ha detto l’analista di Izvestia, Aleksej Ramm -. Ora è necessario un bombardamento di massa sulle aree dove si concentrano i membri dello Stato Islamico a Raqqa, oltre al contributo di unità speciali”.

    Le relazioni con gli Usa

    Secondo gli esperti, le attuali tensioni tra Russia e Usa non sono altro che momentanee, e presto si riuscirà a ristabilire la cooperazione nella regione. 

    “Al momento l’aviazione russa ripulirà il tragitto verso Deir ez-Zor per l’esercito siriano - ha concluso Ramm -. Bisogna inoltre assicurare la difesa di Palmira per evitare che cada di nuovo in mano ai terroristi”.

  • Helmut Kohl, il cancelliere della riunificazione nei ricordi di Gorbachev

    L’ex cancelliere Helmut Kohl, morto questa mattina, passerà alla storia come l’uomo il cui nome è associato alla riunificazione della Germania negli anni Novanta. Durante i negoziati con il leader sovietico Mikhail Gorbachev, dal cui supporto dipendeva il governo della RDT, Kohl fece di tutto affinché la riunificazione avvenisse secondo gli accordi stabiliti da Bonn. Il politico tedesco sapeva come ottenere ciò che voleva anche da Boris Eltsin, primo Presidente dalla Federazione Russa. 

    Avendo guidato il governo tedesco per 16 anni, dal 1982 al 1998, Helmut Kohl fu capace di collaborare con l’ultimo leader sovietico Mikhail Gorbachev e con il primo leader russo Boris Eltis. Entrambi parlano di lui in termini molto positivi, nonostante Kohl difendesse gli interessi della Germania così come lui li intendeva, ovvero con un rigore incontestabile. 

    Gorbachev lo ha definito “una persone con un’enorme vitalità e un forte carattere”, un “politico franco e intelligente”, oltre che “un uomo sincero”. Gorbachev ha poi ricordato come all’inizio le relazioni tra i due leader, così come le relazioni tra Bonn e Mosca, non fossero affatto positive. “Kohl definì in pubblico, in maniera tutt’altro che gentile, per usare un eufemismo, la nostra perestrojka una propaganda russa. Fu proprio per questo che le relazioni tra l’Urss e la DDR si congelarono", ha spiegato Gorbachov. 

    Successivamente, quando alla fine degli anni Novanta le relazioni tra i due Paesi ripresero, furono ancora varie le ragioni di conflitto tra Mosca e Bonn. 

    Gorbachev e il nuovo punto di vista 

    Nel novembre del 1989 Kohl spiegò il programma in 10 punti sulla riunificazione della RDT e della DDR, annunciando la creazione di uno Stato federale. Una decisione che non venne mai discussa con Gorbachev, nonostante, ricorda lo stesso Gorbachev, entrambi i leader fossero d’accordo sul discutere una simile iniziativa. In quel momento Mosca non era pronta per assistere alla riunificazione della Germania sulla mappa d’Europa. Due giorni dopo il discorso di Kohl, Gorbachev disse al Ministro degli Esteri tedesco Hans-Dietrich Genscher che bisognava dire francamente che tali ultimatum erano indirizzati a uno Stato tedesco indipendente e sovrano, definendo le affermazione del cancelliere una “baggianata politica”. 

    Tuttavia alla fine degli anni Novanta ci fu una vera inversione di rotta nella leadership sovietica. Gorbachev riconobbe che la riunificazione tedesca era una missione politica urgente. In molti cercarono di attribuire questo cambio di vedute alla richiesta avanzata da Kohl al leader sovietico all’inizio di gennaio. Mosca chiese allora a Bonn di fornire un ingente aiuto alimentare all’Urss. L’economia sovietica, in fase di sgretolamento, non era più in grado di soddisfare le necessità del Paese. La risposta di Kohl fu affermativa. 

    Durante la visita di Kohl a Mosca il 10 febbraio, Gorbachev disse al cancelliere tedesco che “la questione dell’unificazione della Germania doveva essere decisa dai tedeschi stessi”. Mosca in quel momento diede al cancelliere tedesco il via libera per la riunificazione. Non c’è da stupirsi quindi che Kohl, durante la conferenza stampa nella capitale sovietica, affermò che era stata fatta “breccia” nella questione dell’unità della Germania. 

  • De Mistura domani a Mosca: "Coinvolgere la Russia sulla Siria"

    L’inviato dell'Onu Staffan de Mistura sarà domani a Mosca “su invito russo” per incontrare il ministro degli Esteri Sergej Lavrov e il ministro della Difesa Sergej Shojgu. Secondo de Mistura, la “cura” per raggiungere una soluzione in Siria non può essere trovata senza il coinvolgimento della Russia.

    L’emissario dell’Onu ha sottolineato l’importanza degli aiuti umanitari, che non sono però accessibili a tutti. “Sono pochissimi i convogli umanitari che arrivano alla popolazione civile – ha affermato -. Se c’è una tregua, bisogna poter raggiungere tutti e questo non avviene”.

    “Ci auguriamo che l’incontro ad Ankara tra turchi, russi e iraniani possa produrre un chiarimento rispetto alle ambiguità su al-Nusra - ha concluso -. Nessuna tregua può essere sostenuta a lungo senza un orizzonte politico, e quello è Ginevra”.

  • Macron all’Eliseo segna l’inizio di una perestrojka dell’UE

    La cancelliera tedesca Angela Merkel e il Presidente francese Emmanuel Macron, Berlino, Germania. 15 maggio 2017

    I primi passi compiuti dal neoeletto Presidente francese – la sua visita a Berlino del 15 maggio e la recente nomina dei membri del governo – offrono la possibilità di valutare con una certa prudenza la realisticità del suo ambizioso impegno di riformare l’Unione Europea e di ipotizzare quale sarà la linea di politica estera del nuovo leader francese.

    Macron si è recato nella capitale tedesca all’indomani del suo insediamento. Durante l’incontro a Berlino Macron e Angela Merkel si sono mostrati concordi sulla necessità di riformare l’Ue. Per conseguire tale obiettivo entrambi i leader intendono rilanciare la partnership franco-tedesca, ex asse portante dell’Unione Europea per tutto il periodo postbellico.

    Macron e la Russia

    In questa luce vanno considerate le nomine fatte da Macron. Come primo ministro è stato scelto l’ex sindaco di Le Havre, Édouard Philippe, che, come è stato puntualmente rilevato dalla maggior parte dei media, parla fluentemente il tedesco. L’ex ambasciatore di Francia in Germania, Philippe Etienne, che in precedenza era stato consigliere diplomatico dell’ambasciatore francese a Mosca, è stato nominato consigliere del Presidente.

    Come ha dichiarato nell’intervista a Rbth Evgenija Obichkina, esperta di storia politica francese del Mgimo, a Mosca si auspicava che Philippe Etienne potesse diventare ambasciatore di Francia in Russia. Al suo nome erano infatti legate le speranze di migliorare le relazioni bilaterali tra i due paesi.

    Il Ministero degli Esteri sarà guidato dall’ex ministro della Difesa del governo Hollande, Jean-Yves Le Drian. La sua nomina è stata vista come un possibile desiderio di Parigi di potenziare la dimensione militare dell’Ue. Come ha rilevato Yurij Rubinskij, direttore del Centro di Studi francesi dell’Istituto Europeo dell’Accademia delle Scienze russa, si tratta di un’aspirazione antica della Francia.

    In generale gli esperti ritengono che nei confronti della Russia il nuovo governo attuerà i propositi dichiarati da Macron nel corso della sua campagna elettorale. Allora il neoeletto Presidente si era espresso a favore di una cooperazione bilaterale sulle questioni nodali della sicurezza come la crisi siriana e ucraina. Tuttavia, Macron aveva anche dichiarato che “non avrebbe ceduto alle lusinghe della Russia”. A detta degli esperti, la politica di Macron verso la Russia sarà in linea con quella del suo predecessore François Hollande.

    Il Presidente francese Emmanuel Macron (il secondo da destra) con il primo ministro Edouard Philippe (il secondo da sinistra) all’Eliseo, Parigi. 18 maggio 2017

    Verso un predominio della Germania?

    Alcuni analisti interpretano la scommessa di Macron su un’intensificazione delle relazioni con la Germania come un riconoscimento della dipendenza di Parigi da Berlino. Secondo il politologo Andrej Suzdaltsev dell’Alta Scuola di Economia di Mosca, “già al tempo dell’amministrazione Hollande si percepiva il predominio di Berlino e della Merkel in questa alleanza. Al momento dell’adozione ufficiale di decisioni la voce della Merkel era sempre quella determinante”.

    A detta dell’esperto, la riforma dell’Ue sarà in linea con i desideri di Berlino. Quale forma concreta essa assumerà sarà noto in luglio quando al summit dei leader di Francia e Germania verrà discussa la road map della riforma.

    Macron come paladino dell’idea europea?

    Al contempo, secondo Vladislav Belov, direttore del Centro di Studi tedeschi dell’Istituto Europeo dell’Accademia delle Scienze russa, non esistono per ora ragioni di credere che Macron “verrà guidato dalla Merkel”. “Non è andato a Berlino per renderle omaggio, ma per mostrare la propria forza a un altro partner altrettanto forte. È escluso che un giorno la Francia possa pendere dalle labbra della Germania”, sostiene l’esperto. Belov rileva, inoltre, che su questo piano a rivestire un ruolo determinante è il carattere nazionalista dei francesi, che scaturisce da una tradizione di contrapposizione tra Parigi e Berlino. Risulta quindi importante che Macron appaia come un competitor politico della Merkel. “Macron cerca attualmente di proporsi come un paladino dell’idea europea e delle riforme europee al pari della Merkel”, sostiene l’esperto.

    Secondo la Obichkina, anche nell’ipotesi che Macron dovesse rafforzare il tandem con la Germania, riformatterebbe comunque le sue relazioni con questo paese dal momento che il suo intento è quello di rafforzare la posizione di Parigi.

    Reuters

    La cancelliera tedesca Angela Merkel e il Presidente francese Emmanuel Macron al termine della conferenza stampa a Berlino, Germania. 15 maggio 2017

    Reuters

    Il Presidente francese Emmanuel Macron con il Presidente del Consiglio d’Europa Donald Tusk all’Eliseo, Parigi. 17 maggio 2017

    L’Ue come una confederazione

    Gli esperti sono concordi nel ritenere che qualunque sia l’esito delle elezioni di giugno in Francia e di quelle di settembre in Germania, il progetto d’integrazione europea verrà sviluppato, nonostante la Brexit. Quanto alla Germania, a detta di Belov, Berlino “è destinata a integrarsi”.

    Secondo l’esperto, con ogni probabilità Parigi e Berlino sottoporranno il progetto a “un’attenta verifica” per correggere gli eventuali “eccessi burocratici”. L’Ue si orienterà sulla forma della confederazione nel qual caso “tutti i tentativi di rafforzare il livello sovranazionale verranno accolti con molta prudenza”. “È ciò che ha sempre voluto la Francia: un potenziamento dei meccanismi integrativi non sul piano numerico, ma su quello qualitativo”, sintetizza Belov.

    La Russia e la riforma dell’Unione Europea

    Su come la Russia reagirà a tale scenario le opinioni sono discordi. Il primo approccio a tale questione, che ha avuto più di una volta il pubblico sostegno del Presidente Putin, è che per la Russia sia vantaggioso avere a che fare con un’Unione Europea forte. “Più i nostri partner sono forti e più garanzie esistono per sviluppare delle relazioni economiche solide”, spiega Belov.

    A detta di Suzdaltsev, il secondo approccio espresso in Russia appare diametralmente opposto. Mosca sarebbe interessata a una dissoluzione dell’Ue e a un’avvicendarsi di Brexit. Ciò sarebbe dovuto al fatto che il blocco europeo che si contrappone alla Russia appoggia le sanzioni antirusse. In tal modo la Russia per contrastare gli euroentusiasti deve sua volta sostenere gli euroscettici in Europa.

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  • CSTO: è riuscita la Russia a costruire la sua NATO in Eurasia?

    L'Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva (CSTO) celebra quest’anno uno strano “doppio” anniversario: l’accordo che aveva dato il via all’alleanza politico-militare tra i Paesi dell’ex blocco sovietico era stato firmato ben 25 anni fa, nel 1992, ma per 10 anni di fatto è rimasto lettera morta. Negli anni Novanta lo spazio post-sovietico è stato attraversato da molteplici conflitti: la guerra del Nagorno-Karabakh (1992-1994), la guerra civile in Tagikistan (1992-1997), la guerra georgiano-abcasa (1992-1993), i conflitti nella regione russa della Cecenia (1994-1996 e 1999-2000).

    A partire dagli anni Duemila la situazione si è stabilizzata e ha permesso di costruire intorno all’accordo del 1992 un’organizzazione internazionale a tutti gli effetti: Russia, Bielorussia, Kazakhstan, Armenia, Kirghisia e Tagikistan hanno fondato nel maggio del 2002 l’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva. Gli scopi indicati nello statuto rimangono gli stessi ancora oggi: “Il rafforzamento della pace, della sicurezza internazionale e regionale, la difesa – su base collettiva – dell’indipendenza, dell’integrità territoriale e della sovranità di ciascun Stato membro”.

    L’ombra dell’Afghanistan

    Ancor prima che la CSTO venisse istituzionalizzata, nel 2001, i futuri membri si erano riuniti in una formazione di stampo militare: la Forza di reazione rapida (KSBP). Secondo gli esperti la motivazione che ha portato alla nascita di un simile gruppo di difesa è stata la minaccia dell’avanzamento in Asia Centrale del terrorismo proveniente dall’Afghanistan dove tra il 1996 e il 2001 il comando era in mano agli estremisti talebani.

    “Se in Afghanistan non avesse iniziato a funzionare la coalizione internazionale guidata dagli USA, i Paesi del Trattato di sicurezza collettiva avrebbero dovuto respingere le incursioni degli estremisti che arrivavano dall’Afghanistan”, sottolinea in una relazione per il Russian International Affairs Council Yulia Nikitina, ricercatrice del Centro di ricerche post-sovietiche MGIMO. “Per questo è importante creare forze congiunte”.

    Al 10mo incontro del Comitato militare del CSTO a Minsk. Fonte: Viktor Tolochko/RIA Novosti

    Addestramento e antiterrorismo

    Tuttavia le cose hanno preso una piega diversa: in Afghanistan è partita un’operazione voluta da una coalizione internazionale e le Repubbliche dell’ex Urss sono riuscite a evitare un massiccio assalto da parte degli estremisti. Intanto la CSTO continuava a crescere in veste di organo di sicurezza collettiva: nel 2009 ha fatto il suo ingresso in campo un gruppo congiunto di truppe militari più ampio della Forza di reazione rapida, ovvero le Forze collettive di reazione operativa (KSOR). I due gruppi insieme dispongono al momento di circa 25.000 uomini.

    Finora la CSTO non è mai stata coinvolta in conflitti a fuoco, ma ogni anno l’organizzazione promuove addestramenti militari dove poter sviluppare le tecniche di contrattacco e le operazioni contro le cellule criminali. Per il 2017 sono previsti addestramenti su ampia scala con l’intervento del KSBP e del KSOR oltre alla partecipazione di alcuni gruppi promotori di pace.

    Yulia Nikitina rileva gli indubbi aspetti positivi dell’attività della CSTO dal punto di vista militare: gli addestramenti congiunti aiutano a sviluppare schemi d’azione da impiegare durante i conflitti e aumenta la qualifica dei soldati. D’altro canto però, come fa notare Aleksej Malashenko del Centro Carnegie di Mosca, la reale forza della CSTO rimane al momento ignota, poiché l’organizzazione non ha mai preso parte a conflitti reali. “Nessuno ha visto l’organizzazione all’opera. Gli addestramenti congiunti sono una buona cosa, ma sono sempre ben diversi dai combattimenti reali”, ha concluso Malashenko.

    ase militare in Kyrgyzstan. Fonte: Mikhail Voskresenskiy/RIA Novosti

    Perché c’è bisogno della CSTO?

    Allo stesso tempo gli esperti ritengono che l’esistenza stessa della CSTO prevenga i conflitti. “15 anni fa la maggior parte degli opinionisti aveva previsto una nuova ondata di violenti scontri, anche in Asia Centrale. Invece non ci sono stati”, ricorda Sergej Karaganov, Preside della Facoltà di politica mondiale dell’Alta Scuola di Economia di Mosca. “E in larga misura lo dobbiamo al fatto che la Russia e gli altri Paesi hanno collaborato, consolidando le proprie forze armate”. Secondo il politologo da questo punto di vista l’alleanza è stata molto efficace. Condivide lo stesso parere anche Vladimir Zharichin, vicedirettore dell’Istituto dei Paesi della CSI: la CSTO a suo avviso è stata creata come blocco di difesa e porta avanti con successo i propri obiettivi che per Zharichin non si fermano alla sola lotta contro il terrorismo: “Grazie all’aiuto di questa organizzazione la Russia offre ai paesi della Comunità degli Stati indipendenti il proprio ‘ombrello nucleare’ aumentando così la stabilità nei Paesi che rientrano nella CSTO”. In altre parole il compito ufficioso della coalizione sarebbe porre un freno alle “rivoluzioni colorate” nei Paesi membri.

    “La NATO russa”

    Nella stampa occidentale l’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva è a volte paragonata alla NATO anche se danno che il confronto non è del tutto corretto. Nell’articolo "Perché l'alleanza militare della Russia non è la nuova NATO" (“Why Russia’s Military Alliance Is Not the Next NATO”) l’analista Eugene Chausovskij sottolinea che nella CSTO spesso non c’è un accordo sulle questioni politiche. I governi della Bielorussia e del Kazakhstan, per esempio, posso manifestare la propria autonomia dalla politica di Mosca e costruire relazioni ad hoc con l’Occidente per cui è sbagliato parlare di una posizione politica condivisa da tutti i membri della coalizione.

    Gli esperti russi rilevano anche un’altra differenza tra le due organizzazioni. “L’alleanza nordatlantica è nata come sistema di difesa, in primo luogo per i Paesi occidentali, in ottica di contenimento del comunismo”, ricorda Vladimir Zharichin. “Ora gli obietti e le sfere di competenza sono cambiate e la NATO si è spinta ben oltre i confini dell’Europa diventando una coalizione di tipo espansionistico”. La CSTO al contrario rimane una struttura puramente difensiva e mantiene, secondo Zharichin, gli stessi obiettivi per la quale è stata creata 15 anni fa.

    Come cambieranno le relazioni con la Nato

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