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  • Macron all’Eliseo segna l’inizio di una perestrojka dell’UE

    La cancelliera tedesca Angela Merkel e il Presidente francese Emmanuel Macron, Berlino, Germania. 15 maggio 2017

    I primi passi compiuti dal neoeletto Presidente francese – la sua visita a Berlino del 15 maggio e la recente nomina dei membri del governo – offrono la possibilità di valutare con una certa prudenza la realisticità del suo ambizioso impegno di riformare l’Unione Europea e di ipotizzare quale sarà la linea di politica estera del nuovo leader francese.

    Macron si è recato nella capitale tedesca all’indomani del suo insediamento. Durante l’incontro a Berlino Macron e Angela Merkel si sono mostrati concordi sulla necessità di riformare l’Ue. Per conseguire tale obiettivo entrambi i leader intendono rilanciare la partnership franco-tedesca, ex asse portante dell’Unione Europea per tutto il periodo postbellico.

    Macron e la Russia

    In questa luce vanno considerate le nomine fatte da Macron. Come primo ministro è stato scelto l’ex sindaco di Le Havre, Édouard Philippe, che, come è stato puntualmente rilevato dalla maggior parte dei media, parla fluentemente il tedesco. L’ex ambasciatore di Francia in Germania, Philippe Etienne, che in precedenza era stato consigliere diplomatico dell’ambasciatore francese a Mosca, è stato nominato consigliere del Presidente.

    Come ha dichiarato nell’intervista a Rbth Evgenija Obichkina, esperta di storia politica francese del Mgimo, a Mosca si auspicava che Philippe Etienne potesse diventare ambasciatore di Francia in Russia. Al suo nome erano infatti legate le speranze di migliorare le relazioni bilaterali tra i due paesi.

    Il Ministero degli Esteri sarà guidato dall’ex ministro della Difesa del governo Hollande, Jean-Yves Le Drian. La sua nomina è stata vista come un possibile desiderio di Parigi di potenziare la dimensione militare dell’Ue. Come ha rilevato Yurij Rubinskij, direttore del Centro di Studi francesi dell’Istituto Europeo dell’Accademia delle Scienze russa, si tratta di un’aspirazione antica della Francia.

    In generale gli esperti ritengono che nei confronti della Russia il nuovo governo attuerà i propositi dichiarati da Macron nel corso della sua campagna elettorale. Allora il neoeletto Presidente si era espresso a favore di una cooperazione bilaterale sulle questioni nodali della sicurezza come la crisi siriana e ucraina. Tuttavia, Macron aveva anche dichiarato che “non avrebbe ceduto alle lusinghe della Russia”. A detta degli esperti, la politica di Macron verso la Russia sarà in linea con quella del suo predecessore François Hollande.

    Il Presidente francese Emmanuel Macron (il secondo da destra) con il primo ministro Edouard Philippe (il secondo da sinistra) all’Eliseo, Parigi. 18 maggio 2017

    Verso un predominio della Germania?

    Alcuni analisti interpretano la scommessa di Macron su un’intensificazione delle relazioni con la Germania come un riconoscimento della dipendenza di Parigi da Berlino. Secondo il politologo Andrej Suzdaltsev dell’Alta Scuola di Economia di Mosca, “già al tempo dell’amministrazione Hollande si percepiva il predominio di Berlino e della Merkel in questa alleanza. Al momento dell’adozione ufficiale di decisioni la voce della Merkel era sempre quella determinante”.

    A detta dell’esperto, la riforma dell’Ue sarà in linea con i desideri di Berlino. Quale forma concreta essa assumerà sarà noto in luglio quando al summit dei leader di Francia e Germania verrà discussa la road map della riforma.

    Macron come paladino dell’idea europea?

    Al contempo, secondo Vladislav Belov, direttore del Centro di Studi tedeschi dell’Istituto Europeo dell’Accademia delle Scienze russa, non esistono per ora ragioni di credere che Macron “verrà guidato dalla Merkel”. “Non è andato a Berlino per renderle omaggio, ma per mostrare la propria forza a un altro partner altrettanto forte. È escluso che un giorno la Francia possa pendere dalle labbra della Germania”, sostiene l’esperto. Belov rileva, inoltre, che su questo piano a rivestire un ruolo determinante è il carattere nazionalista dei francesi, che scaturisce da una tradizione di contrapposizione tra Parigi e Berlino. Risulta quindi importante che Macron appaia come un competitor politico della Merkel. “Macron cerca attualmente di proporsi come un paladino dell’idea europea e delle riforme europee al pari della Merkel”, sostiene l’esperto.

    Secondo la Obichkina, anche nell’ipotesi che Macron dovesse rafforzare il tandem con la Germania, riformatterebbe comunque le sue relazioni con questo paese dal momento che il suo intento è quello di rafforzare la posizione di Parigi.

    Reuters

    La cancelliera tedesca Angela Merkel e il Presidente francese Emmanuel Macron al termine della conferenza stampa a Berlino, Germania. 15 maggio 2017

    Reuters

    Il Presidente francese Emmanuel Macron con il Presidente del Consiglio d’Europa Donald Tusk all’Eliseo, Parigi. 17 maggio 2017

    L’Ue come una confederazione

    Gli esperti sono concordi nel ritenere che qualunque sia l’esito delle elezioni di giugno in Francia e di quelle di settembre in Germania, il progetto d’integrazione europea verrà sviluppato, nonostante la Brexit. Quanto alla Germania, a detta di Belov, Berlino “è destinata a integrarsi”.

    Secondo l’esperto, con ogni probabilità Parigi e Berlino sottoporranno il progetto a “un’attenta verifica” per correggere gli eventuali “eccessi burocratici”. L’Ue si orienterà sulla forma della confederazione nel qual caso “tutti i tentativi di rafforzare il livello sovranazionale verranno accolti con molta prudenza”. “È ciò che ha sempre voluto la Francia: un potenziamento dei meccanismi integrativi non sul piano numerico, ma su quello qualitativo”, sintetizza Belov.

    La Russia e la riforma dell’Unione Europea

    Su come la Russia reagirà a tale scenario le opinioni sono discordi. Il primo approccio a tale questione, che ha avuto più di una volta il pubblico sostegno del Presidente Putin, è che per la Russia sia vantaggioso avere a che fare con un’Unione Europea forte. “Più i nostri partner sono forti e più garanzie esistono per sviluppare delle relazioni economiche solide”, spiega Belov.

    A detta di Suzdaltsev, il secondo approccio espresso in Russia appare diametralmente opposto. Mosca sarebbe interessata a una dissoluzione dell’Ue e a un’avvicendarsi di Brexit. Ciò sarebbe dovuto al fatto che il blocco europeo che si contrappone alla Russia appoggia le sanzioni antirusse. In tal modo la Russia per contrastare gli euroentusiasti deve sua volta sostenere gli euroscettici in Europa.

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  • CSTO: è riuscita la Russia a costruire la sua NATO in Eurasia?

    L'Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva (CSTO) celebra quest’anno uno strano “doppio” anniversario: l’accordo che aveva dato il via all’alleanza politico-militare tra i Paesi dell’ex blocco sovietico era stato firmato ben 25 anni fa, nel 1992, ma per 10 anni di fatto è rimasto lettera morta. Negli anni Novanta lo spazio post-sovietico è stato attraversato da molteplici conflitti: la guerra del Nagorno-Karabakh (1992-1994), la guerra civile in Tagikistan (1992-1997), la guerra georgiano-abcasa (1992-1993), i conflitti nella regione russa della Cecenia (1994-1996 e 1999-2000).

    A partire dagli anni Duemila la situazione si è stabilizzata e ha permesso di costruire intorno all’accordo del 1992 un’organizzazione internazionale a tutti gli effetti: Russia, Bielorussia, Kazakhstan, Armenia, Kirghisia e Tagikistan hanno fondato nel maggio del 2002 l’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva. Gli scopi indicati nello statuto rimangono gli stessi ancora oggi: “Il rafforzamento della pace, della sicurezza internazionale e regionale, la difesa – su base collettiva – dell’indipendenza, dell’integrità territoriale e della sovranità di ciascun Stato membro”.

    L’ombra dell’Afghanistan

    Ancor prima che la CSTO venisse istituzionalizzata, nel 2001, i futuri membri si erano riuniti in una formazione di stampo militare: la Forza di reazione rapida (KSBP). Secondo gli esperti la motivazione che ha portato alla nascita di un simile gruppo di difesa è stata la minaccia dell’avanzamento in Asia Centrale del terrorismo proveniente dall’Afghanistan dove tra il 1996 e il 2001 il comando era in mano agli estremisti talebani.

    “Se in Afghanistan non avesse iniziato a funzionare la coalizione internazionale guidata dagli USA, i Paesi del Trattato di sicurezza collettiva avrebbero dovuto respingere le incursioni degli estremisti che arrivavano dall’Afghanistan”, sottolinea in una relazione per il Russian International Affairs Council Yulia Nikitina, ricercatrice del Centro di ricerche post-sovietiche MGIMO. “Per questo è importante creare forze congiunte”.

    Al 10mo incontro del Comitato militare del CSTO a Minsk. Fonte: Viktor Tolochko/RIA Novosti

    Addestramento e antiterrorismo

    Tuttavia le cose hanno preso una piega diversa: in Afghanistan è partita un’operazione voluta da una coalizione internazionale e le Repubbliche dell’ex Urss sono riuscite a evitare un massiccio assalto da parte degli estremisti. Intanto la CSTO continuava a crescere in veste di organo di sicurezza collettiva: nel 2009 ha fatto il suo ingresso in campo un gruppo congiunto di truppe militari più ampio della Forza di reazione rapida, ovvero le Forze collettive di reazione operativa (KSOR). I due gruppi insieme dispongono al momento di circa 25.000 uomini.

    Finora la CSTO non è mai stata coinvolta in conflitti a fuoco, ma ogni anno l’organizzazione promuove addestramenti militari dove poter sviluppare le tecniche di contrattacco e le operazioni contro le cellule criminali. Per il 2017 sono previsti addestramenti su ampia scala con l’intervento del KSBP e del KSOR oltre alla partecipazione di alcuni gruppi promotori di pace.

    Yulia Nikitina rileva gli indubbi aspetti positivi dell’attività della CSTO dal punto di vista militare: gli addestramenti congiunti aiutano a sviluppare schemi d’azione da impiegare durante i conflitti e aumenta la qualifica dei soldati. D’altro canto però, come fa notare Aleksej Malashenko del Centro Carnegie di Mosca, la reale forza della CSTO rimane al momento ignota, poiché l’organizzazione non ha mai preso parte a conflitti reali. “Nessuno ha visto l’organizzazione all’opera. Gli addestramenti congiunti sono una buona cosa, ma sono sempre ben diversi dai combattimenti reali”, ha concluso Malashenko.

    ase militare in Kyrgyzstan. Fonte: Mikhail Voskresenskiy/RIA Novosti

    Perché c’è bisogno della CSTO?

    Allo stesso tempo gli esperti ritengono che l’esistenza stessa della CSTO prevenga i conflitti. “15 anni fa la maggior parte degli opinionisti aveva previsto una nuova ondata di violenti scontri, anche in Asia Centrale. Invece non ci sono stati”, ricorda Sergej Karaganov, Preside della Facoltà di politica mondiale dell’Alta Scuola di Economia di Mosca. “E in larga misura lo dobbiamo al fatto che la Russia e gli altri Paesi hanno collaborato, consolidando le proprie forze armate”. Secondo il politologo da questo punto di vista l’alleanza è stata molto efficace. Condivide lo stesso parere anche Vladimir Zharichin, vicedirettore dell’Istituto dei Paesi della CSI: la CSTO a suo avviso è stata creata come blocco di difesa e porta avanti con successo i propri obiettivi che per Zharichin non si fermano alla sola lotta contro il terrorismo: “Grazie all’aiuto di questa organizzazione la Russia offre ai paesi della Comunità degli Stati indipendenti il proprio ‘ombrello nucleare’ aumentando così la stabilità nei Paesi che rientrano nella CSTO”. In altre parole il compito ufficioso della coalizione sarebbe porre un freno alle “rivoluzioni colorate” nei Paesi membri.

    “La NATO russa”

    Nella stampa occidentale l’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva è a volte paragonata alla NATO anche se danno che il confronto non è del tutto corretto. Nell’articolo "Perché l'alleanza militare della Russia non è la nuova NATO" (“Why Russia’s Military Alliance Is Not the Next NATO”) l’analista Eugene Chausovskij sottolinea che nella CSTO spesso non c’è un accordo sulle questioni politiche. I governi della Bielorussia e del Kazakhstan, per esempio, posso manifestare la propria autonomia dalla politica di Mosca e costruire relazioni ad hoc con l’Occidente per cui è sbagliato parlare di una posizione politica condivisa da tutti i membri della coalizione.

    Gli esperti russi rilevano anche un’altra differenza tra le due organizzazioni. “L’alleanza nordatlantica è nata come sistema di difesa, in primo luogo per i Paesi occidentali, in ottica di contenimento del comunismo”, ricorda Vladimir Zharichin. “Ora gli obietti e le sfere di competenza sono cambiate e la NATO si è spinta ben oltre i confini dell’Europa diventando una coalizione di tipo espansionistico”. La CSTO al contrario rimane una struttura puramente difensiva e mantiene, secondo Zharichin, gli stessi obiettivi per la quale è stata creata 15 anni fa.

    Come cambieranno le relazioni con la Nato

  • Putin accoglie Gentiloni: “Con lei l'interscambio ha ripreso a crescere”

    Dalla lotta al terrorismo alle crisi in Siria e Ucraina, passando per la questione libica. Sono stati questi i temi affrontati dal premier italiano Paolo Gentiloni e dal Presidente russo Vladimir Putin durante il loro incontro di oggi a Sochi, al quale erano presenti anche il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e il vice premier russo Arkadij Dvorkovich, responsabile dei rapporti economico-commerciali con l'Italia. “Un’opportunità”, secondo Gentiloni, per uno “scambio di opinioni in vista dell’importante vertice del G7” che si terrà a Taormina, in Sicilia, fra dieci giorni.

    Sul tavolo, oltre alle questioni di carattere internazionale, anche i rapporti bilaterali e la firma di importanti accordi in ambito economico ed energetico. Eni e Rosneft, compagnia petrolifera russa, hanno firmato un accordo di cooperazione nei settori exploration & production, nella raffinazione, nel trading, nella logistica e marketing, nella petrolchimica e nei settori tecnologico e dell'innovazione, sia in Russia sia all'estero. La firma è stata posta dall’amministratore delegato di Rosneft, Igor Sechin, e dall'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi.

    Stretta di mano fra Paolo Gentiloni e Vladimir Putin. Fonte: Reuters

    In ambito bilaterale Rosneft ha siglato nuovi accordi di cooperazione anche con altre realtà italiane, tra cui il Politecnico di Torino che, insieme all’università Mgimo di Mosca, avvieranno programmi di formazione avanzata e progetti di ricerca e sviluppo tecnologico nel settore petrolifero e del gas naturale, con l’obiettivo di avviare progetti di ricerca congiunta, permettendo ai futuri tecnici e ingegneri di Rosneft di potersi formare in Italia. A tutt’altro settore appartiene invece l’accordo raggiunto tra Anas, Russian Direct Investment Forum e Avtodor per la gestione congiunta di tratti stradali e in particolar modo della tratta di circa 300 chilometri tra Mosca e Rostov.

    Nella storica dacia presidenziale Bocharov Ruchej sulle coste del Mar Nero Gentiloni ha definito i rapporti tra Italia e Russia “ottimi ed eccellenti”, nonostante la “delicata situazione internazionale in cui ci troviamo”.

    Il premier italiano Paolo Gentiloni, a sinistra, con il Presidente russo Vladimir Putin a Sochi. Fonte: Reuters

    “Siamo molto lieti di vedervi – ha detto Putin –, abbiamo visto un certo declino nell’interscambio italo-russo, ma da quando è diventato primo ministro l’interscambio ha cominciato a crescere. Nei primi mesi è cresciuto del 28% e noi siamo molto lieti di parlare con lei di tutte le questioni che riguardano Italia e Russia”. Una ripresa definita “molto incoraggiante” dal premier italiano, nonostante le sanzioni. E a proposito di sanzioni, Gentiloni ha affermato che “l’Italia non romperà in solitaria con i suoi alleati” dell’Unione Europea, perché le decisioni sul loro rinnovo “non possono essere prese con il pilota automatico senza essere precedute da una discussione”.

    Al termine dell’incontro, il premier Gentiloni ha dichiarato alla stampa che esistono “aree di cooperazione nella lotta contro il terrorismo e nella gestione delle crisi regionali”, e che come presidente di turno del G7 è importante “poter acquisire il punto di vista del Presidente Putin”. “Abbiamo minacce comuni e serve una risposta comune”, ha concluso il premier.

    Rispondendo ai giornalisti in merito al colloquio spinoso fra Donald Trump e Sergej Lavrov, durante il quale il Presidente Usa avrebbe presumibilmente riferito dei segreti di Stato al ministro russo degli Esteri, Putin ha detto: “Se l’amministrazione Usa lo riterrà possibile, possiamo fornirvi la registrazione dell’incontro”.

    Per saperne di più sulla bufera su Trump e sulle informazioni segrete svelate alla Russia, clicca qui

    Il capo del Cremlino ha poi parlato di “schizofrenia politica” in atto negli Stati Uniti e di una fomentazione di sentimenti antirussi: un atteggiamento “nocivo”, ha detto Putin, che ha infine evitato commenti sull’operato di Trump: “Per quanto riguarda la valutazione di Trump non è affare nostro, ma del popolo americano”. 

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  • Rilasciato attivista italiano per i diritti gay fermato a Mosca

    È stato rilasciato dopo poche ore Yuri Guaiana, l’attivista italiano dell’associazione radicale per i diritti civili “Certi Diritti”, fermato questa mattina dalla polizia di Mosca. La notizia è stata resa nota dal sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, che su twitter ha scritto: “Yuri Guaiana è stato rilasciato. Assistito dal Consolato, viene accompagnato ora in aeroporto”.

    Yuri #Guaiana è stato rilasciato. Assistito dal Consolato, viene accompagnato ora in areoporto. @CertiDiritti #Gay #Cecenia #Mosca

    — BenedettoDellaVedova (@bendellavedova) 11 maggio 2017

    L’attivista, come aveva spiegato il segretario dell’associazione “Certi Diritti”, Leonardo Monaco, era stato fermato questa mattina dalla polizia a Mosca. “Yuri Guaiana, membro del direttivo dell’associazione radicale Certi Diritti, è stato arrestato questa mattina a Mosca mentre consegnava per conto dell’Ong AllOut le firme di cittadini da tutto il mondo che chiedono giustizia e verità sulle persecuzioni di gay in Cecenia”.

    Appresa la notizia, la Farnesina e il Consolato si erano subito attivati per seguire la vicenda.

    Yuri Guaiana si trovava a Mosca per consegnare oltre due milioni di firme al procuratore generale per chiedere che “si faccia un’inchiesta efficace e che si fermino subito gli arresti, le torture e le uccisioni di gay in Cecenia”. “I cittadini russi meritano di vivere in libertà e in uno stato di diritto – aveva dichiarato Yuri Guaiana, così come si legge sul sito dell'associazione -. La Russia deve rispettare i trattati internazionali che ha sottoscritto. Nessuno deve sacrificare la propria libertà e la propria vita solo a causa di quello che si è e di chi si ama, né in Cecenia né da nessun’altra parte”.

    Nelle settimane scorse la stampa internazionale aveva infatti parlato di presunte torture e arresti commessi in Cecenia contro la comunità gay locale. Una notizia che ha fatto il giro del mondo e che ha portato alla raccolta di firme per chiedere che venga posto fine al massacro.

    La Russia e la questione omosessuale

  • Lavrov a Washington ha incontrato Trump e Tillerson

    Il ministro russo degli Esteri Sergej Lavrov, a sinistra, con il segretario di Stato Usa Rex Tillerson. Fonte: Reuters

    Il ministro russo degli Esteri Sergej Lavrov ha incontrato ieri, 10 maggio, il segretario di Stato Usa Rex Tillerson e il Presidente Usa Donald Trump. La visita di Lavrov a Washington non è stata altro che la risposta al viaggio che Tillerson aveva fatto a Mosca nell’aprile scorso, quando aveva stretto la mano al capo del Cremlino e al ministro russo degli Esteri.

    Il direttore generale del Consiglio russo per gli Affari internazionali, Andrej Kortunov, in un’intervista a Gazeta.ru ha fatto presente che il faccia a faccia tra Lavrov e Trump non è da interpretare come una semplice dimostrazione di cortesia: “Nonostante il ruolo che ricopre il segretario di Stato, la politica estera degli Stati Uniti continua a essere gestita dal Presidente. Secondo me Trump voleva inviare un messaggio a Putin e lo ha fatto di persona attraverso Lavrov”.

    Il G20 ad Amburgo

    Durante la riunione tra Lavrov e Trump, durata 40 minuti, è stata confermata la data per il primo incontro tra Putin e il Presidente Usa: i due leader si stringeranno la mano in occasione del G20 di luglio ad Amburgo, in Germania.

    Lavrov ha quindi aggiunto che, in previsione della riunione tra i due Presidenti, sarà necessario lavorare su alcune questioni, in primis sulla crisi siriana, al fine di ottenere “risultati concreti e tangibili”. Un obiettivo di cui si occuperà lui stesso insieme a Rex Tillerson.

    L’ex segretario di Stato Henry Kissinger, a sinistra, con il Presidente Usa Donald Trump. Fonte: Reuters

    Le elezioni Usa

    Durante la conferenza stampa alcuni giornalisti americani hanno chiesto se l’allontanamento del direttore dell’Fbi, James Comey, potrebbe influenzare le relazioni Russia-Usa (alcuni giornali statunitensi hanno ipotizzato legami con la presunta interferenza di Mosca nelle elezioni Usa). Ma prima del suo incontro con Tillerson, Lavrov aveva scherzato con la stampa, dicendo: “Lo hanno licenziato? È uno scherzo”.

    Il 10 maggio il Presidente russo Vladimir Putin, rispondendo alla domanda di un giornalista, aveva dichiarato che il licenziamento di Comey è una questione interna degli Stati Uniti e che la Russia non ha niente a che vedere con tutto questo. Da parte sua Lavrov non ha commentato le indiscrezioni sul possibile coinvolgimento di Mosca nelle elezioni statunitensi, definendole un “baccanale sensazionalista”.

    Paragonando l’amministrazione di Trump a quella del suo predecessore, Barack Obama, Lavrov ha sottolineato che con Trump il dialogo tra Russia e Usa si è scrollato di dosso qualsiasi ideologizzazione. “Trump e la sua amministrazione sono uomini d’affari disposti a negoziare”.

    Perché la Russia combatte in Siria?

    La Siria

    Lavrov in conferenza stampa ha dedicato grande attenzione alla questione siriana, facendo presente che gli Usa potrebbero contribuire alla creazione di zone di regolamentazione nel Paese dove è in vigore il cessate il fuoco. Lavrov ha quindi aggiunto che Russia e Usa si trovano d’accordo in merito ai luoghi dove dovrebbero essere create queste zone e sul modo di garantire il cessate il fuoco.

    Mosca e Washington, secondo Lavrov, sono disposte a collaborare sulla questione siriana. “Ciò che conta per gli Usa in Siria è sconfiggere il terrorismo – ha detto il ministro russo -, e in ciò siamo esattamente d’accordo”.

    Con Trump invece non è stata affrontata la questione delle sanzioni contro la Russia, introdotte dall’amministrazione Obama nel dicembre 2016. Trump si è detto soddisfatto dell’incontro e ha espresso la propria fiducia sul fatto che i rapporti tra i due Paesi possano migliorare.

    Secondo la dichiarazione ufficiale dell’ufficio stampa della Casa Bianca, Trump ha sottolineato che la Russia deve cercare di tenere sotto controllo il regime di Assad. “Il Presidente ha fatto riferimento anche alla possibilità di stabilire una cooperazione più ampia per risolvere i conflitti in Medio Oriente e in altre parti del mondo”, si legge nel documento.

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