scritte

Interscambio Russia Italia - Tesi

ALMA MATER STUDIORUM – UNIVERSITA’ DI BOLOGNA
FACOLTA’ DI LINGUE E LETTERATURE STRANIERE
Corso di studio in Lingue e Letterature Straniere
ECONOMIA DELLA RUSSIA
INTERSCAMBIO COMMERCIALE TRA
FEDERAZIONE RUSSA E ITALIA
Prova finale in
ECONOMIA POLITICA
Relatore                        Presentata da
Prof.ssa Patrizia Fariselli                  Stefano Brigadue
Correlatore
Prof.ssa Gabriella Elina Imposti
Terza Sessione
Anno accademico: 2011/2012   
1
Indice
v  Introduzione                   1
v  Capitolo primo: L’economia russa in una prospettiva storica    3
•  1.1 Dall’economia zarista alla dissoluzione dell’Unione Sovietica    3
•  1.2 All’ombra del capolavoro sovietico          6
•  1.3 La transizione all’economia di mercato          10
1.3.1 La transizione in cifre              13
•  1.4 La ripresa                 15
•  1.5 La crisi economica              19
v  Capitolo secondo: La struttura dell’economia della Federazione russa  22
•  2.1 Il quadro macroeconomico della Federazione Russa       22
•  2.2 Le relazioni internazionali della Federazione Russa      32
2.2.1 Scambio commerciale e investimenti          34
•  2.3 Le criticità del sistema e i futuri piani di sviluppo      38
v  Capitolo terzo: I rapporti commerciali tra Italia e Federazione Russa   40
•  3.1 Due economie complementari            41
•  3.2 Le istituzioni italo-russe              47
•  3.3 Presenza italiana nella Federazione Russa        48
v  Conclusione                  54
v  Riferimenti Bibliografici              55
v  Sitografia                  58
2
Introduzione
Nella sua storia economica la Federazione Russa ha assistito, e continua a farlo, al
susseguirsi di numerosi eventi sconvolgenti. I più importanti si sono sviluppati nel
corso dell’ultimo secolo e per questo si possono riscontrare tutt’oggi gli effetti che
tali  cambiamenti  hanno  portato  a  livello  nazionale,  per  quanto  riguarda  la
Federazione stessa, e indubbiamente anche a livello internazionale, influenzando tutti
i paesi a essa vincolati, sia dal punto di vista economico che da quello politico.
La creazione dell’Unione Sovietica ha rappresentato una prima metamorfosi che ha
visto  stravolgere  tutti  gli  equilibri  dell’epoca  zarista.  L’URSS  è  passata  alla  storia
come  il  primo  modello  economico  e  sociale  di  stampo  comunista  che  si  è
contrapposto ai governi occidentali.
Una  seconda  trasformazione  si  ebbe  all’epoca  dell’instaurazione  del  regime
democratico  negli  anni  ’90.  Infine,  un’ultima  recente  variazione  già  approvata  ed
entrata  in  vigore  il  23  agosto  del  2012,  ovvero  l’entrata  nell’OMC  (Word  Trade
Organisation).
Durante questo periodo travagliato la Russia ha sperimentato vari modelli economici,
i più eterogenei: passando da un’economia dominata dalle incontrovertibili decisioni
del governo comunista fino all’opposto sistema economico di mercato nel quale lo
Stato è inefficace.
Ancora oggi la percezione che si ha del Paese è rappresentata dalla dicotomia che
vede  contrapporre,  da  una  parte,  la  sua  indiscussa  potenzialità,  giacché  nel  suo
territorio  si  trovano  inestimabili  quantità  di  materie  prime;  dall’altra  parte,  vi  è
l’incertezza che caratterizza il Paese, una macchina ancora troppo lenta, a causa di
una  burocrazia  complessa,  e  governata  dal  fantasma  della  corruzione;  è  ancora
lontano  un  modello  di  sviluppo  pragmatico  che  unisca  al  suo  interno  il  giusto
equilibrio tra mercato e Stato.
Gli ultimi dati macroeconomici mostrano una situazione con una lieve tendenza al
ribasso  sebbene  nel  complesso  l’economia  russa  sia  ritenuta  tra  le  più  sicure  al
mondo.  Infatti,  secondo  una  recente  analisi  condotta  dal Financial  Times
1
sulla
stabilità economica dei paesi appartenenti al G20, la Federazione Russa si colloca al
1
Atkins Ralph, Judging economic performance in the G20, 21 November 2012, in Financial Times.
3
secondo  posto  dopo  l’Arabia  Saudita  e  prima  della  Cina.  Le  ricerche  si  sono
soffermate  sui  principali  indici  economici,  bensì  la  stabilità  finanziaria  è  il  fattore
che maggiormente ha inciso nella determinazione del punteggio finale.
Altresì, la solidità del Paese è confermata anche da altri indici economici: si registra
una disoccupazione al 5% (in Spagna il dato è quintuplicato), vi è un basso livello di
gravame debitorio, le riserve auree sono tra le più alte al mondo e il tasso di crescita
si aggira intorno al 4%. Numeri che fanno ben sperare i cittadini russi e che il nuovo
governo Putin ha dichiarato voler aumentare nei prossimi sei anni di governo.
Successivamente  all’apertura  del  mercato,  la  Federazione  Russa  ha  aumentato
esponenzialmente i suoi scambi con il mondo, fatta eccezione per l’anno della crisi
del 2009. Attualmente si sono raggiunti nuovamente i livelli pre-crisi e il Paese si sta
trasformando  lentamente  in  uno  dei  mercati  potenzialmente  più  attrattivi  nel
prossimo futuro. La domanda interna è sempre più legata ai beni di alta qualità che
l’offerta della Federazione non è in grado di soddisfare. È in questo scenario che le
imprese  occidentali,  sfruttando  i  benefici  della  recente  entrata  nel  WTO  e  a  causa
della crisi mondiale che obbliga a ragionare in un’ottica sempre più globale, stanno
cercando  di  insediarsi  nel  tessuto  economico  russo  con  il  fine  di  colmare  questa
sofisticata richiesta.
Un  ruolo  importante  lo  giocano  le  imprese  italiane,  le  quali  possono  vantare  il
marchio Made in Italy che ancora oggi è sinonimo di affidabilità e qualità in tutto il
mondo e in particolar modo apprezzato all’interno dei confini russi.
Con il passare degli anni si sono alternati numerosi politici, da Berlusconi a Prodi, da
Putin a Medvedev, ma i due Paesi, seppur con approcci differenti, sono rimasti ottimi
compagni  di  affari  e  hanno  continuato  su  una  strada  di  piena  intesa  per  tutti  i
comparti del commercio. L’interscambio commerciale nei prossimi anni è destinato a
crescere  e  i  produttori  italiani  sono  presenti  e  attrezzati  per  soddisfare  la  domanda
della classe medio-alta russa.
4
Primo capitolo
L’economia russa in una prospettiva storica
1.1 Dall’economia zarista alla dissoluzione dell’Unione Sovietica
L’economia russa all’epoca degli zar era considerata dinamica e promettente, aveva
caratteristiche  tipiche  della  successiva  epoca  sovietica e  allo  stesso  tempo  della
moderna economia di mercato. Tra le prime troviamo la grande importanza rivestita
dalla  Stato  nell’amministrazione  degli  affari,  le  forme  di  gestione  collettiva  nel
settore primario e una forte presenza del lavoro forzato.
Tra gli elementi che la collegano alla nuova economia nata nell’ultimo ventennio, si
trovano  le  preoccupanti  disuguaglianze  sociali  e  le  speranze  generate  dal  suo
potenziale economico.
All’epoca degli zar e fino alla vigilia della prima guerra mondiale la Russia è una
potenza  europea  di  primo  piano,  è,  infatti, il  primo  produttore  agricolo;  tuttavia è
ancora penalizzata dall’arretratezza delle strutture economiche e sociali.
In particolare, nel periodo 1883-1913, l’economia russa cresce con un tasso annuo
del 3,3% [Benaroya 2006] e gli investimenti diretti esteri sono in continuo aumento.
La pubblica amministrazione diventa il motore trainante della modernizzazione del
paese.
Benaroya  [2006,  pp.18]  a  tal  proposito  afferma:  “Secondo  [le  opinioni
dell’economista russo] Gerschenkron e [dal suo collega statunitense] Gregory, se non
fosse sopraggiunta la  prima  guerra  mondiale, l’Impero  russo avrebbe  seguito  una
traiettoria di ascesa economica paragonabile a quella della Germania nella seconda
metà  del  XIX  secolo,  e sarebbe  cresciuta  più rapidamente  che  nel  periodo  1861-1913.”
5
Nel 1917 il paese è costretto a fare i conti con la Rivoluzione d’Ottobre che proietta
la società russa in una realtà completamente diversa da quella precedente. Il partito
comunista assume le redini del potere e nel corso di dieci anni trasforma la struttura
economica russa in un’economia pianificata, grazie all’adozione della NEP (Nuova
Politica Economica), che cercava di combinare mercato e socialismo.
Le  imprese  subiscono  un  processo  di statalizzazione,  gli  scambi  con  l’estero  si
arrestano,  i  servizi  pubblici  diventano  gratuiti  e  con  il  tempo  si  assiste  a  una
collettivizzazione forzata dell’agricoltura.
Negli  anni  ’30  la  transizione  è  completata,  l’Urss  è  uno  stato  totalitario,  dove
l’economia  amministrata  assume il  ruolo  principale.  L’ideologia  comunista  si  basa
sul  susseguirsi  di  piani  pluriennali,  che,  permeati  di  ideologia,  si  rivelano
irrealizzabili, ma che hanno lo scopo di mantenere vivo nelle menti del popolo un
avvenire radioso e di tenere sotto pressione l’intero sistema.
Le  aziende  di  grandi  dimensioni  costituiscono  il  nucleo  del  tessuto  economico
sovietico, tuttavia, rispetto alle imprese dei paesi occidentali, si specializzano nella
produzione di un solo prodotto, evitando strutture multidivisionali. La pianificazione
forzata porta benefici solamente nel campo militare, mentre in tutti gli altri settori di
produzione regna l’economia della scarsità.
Le imprese sovietiche fanno leva sul fatto che la concorrenza è pressoché nulla, il
cliente non ha alternative all’infuori del prodotto offerto, anche se di bassa qualità o
addirittura difettoso.
Si tratta di un “mercato dei venditori” [Benaroya 2006, p.31] in tutti gli aspetti.
Il settore dell’approvvigionamento militare, rappresenta l’unica eccezione in questo
sistema,  gode d’innumerevoli  benefici,  dalla  manodopera alle materie  prime  che
devono sempre soddisfare la domanda richiesta. Secondo la tabella 1, pubblicata da
Harrison  [2003,  p.12], i dati  ufficiali  sovietici  sostengono  che  nel  1980,  il  settore
militare  copriva  solamente  il  2,8%  del  PNL,  ma  secondo  la  CIA  [US  Central
Intelligence  Agency],  quest’ultimo  superava  il  15,2%.  In  alcune  stime [Harrison
2003], pubblicate in seguito alla caduta del regime, si parla addirittura del 25%, una
cifra spropositata che pesava gravemente sul bilancio sovietico.
6
TABELLA 1 – Stime sulla spesa sovietica per l’approvvigionamento militare,
1980
Fonte: Harrison M., 2003, p. 12
2
NMP (Net Material Product) era il principale indicatore macroeconomico utilizzato per monitorare
la crescita dei paesi socialisti durante l’era sovietica. Concettualmente si può paragonare al PIL, ciò
nonostante i due indicatori sono calcolati secondo procedure differenti. Il Net Material Product può
essere calcolato con tre diversi metodi: di produzione, di distribuzione e di uso finale. Il più utilizzato
dagli analisti sovietici era il metodo in base alla produzione. Riassumendo la teoria, si trattava della
differenza tra l’output netto delle imprese e il consumo di materiali intermedi delle stesse [Khomenko
2006].
In miliardi di
rubli  % di NMP
2
% di PNL
1. US Defense Intelligence
Agency (high)  107  23,6  17,3
2. William T. Lee (high)  106  23,3  17,1
3. US Defense Intelligence
Agency (low)  96  21,1  15,5
4. US Central Intelligence
Agency   94  20,7  15,2
5. William T. Lee (low)  93  20,5  15
6. Dmitri Steinberg  81,2  17,9  13,1
7. USSR State Budget, 1989
basis  48,9  10,8  7,9
8. Stockholm International Peace
Research Institute  48,7  10,7  7,9
9. USSR State Budget,
contemporary basis  17,1  3,8  2,8
7
1.2 All’ombra del “capolavoro" sovietico
La  vittoria  sulla  Germania  nazista  e  la  successiva  crescita  economica  degli  anni
Trenta  hanno coltivato  l’ideale di  superiorità  delle  economie  socialiste  rispetto  a
quelle  occidentali. Ciò  nonostante,  negli  anni  ottanta  si  è  acceso  un  forte  dibattito
sulle stime della crescita sovietica nel periodo 1920-1987, scatenato in conformità a
una presunta falsificazione di dati da parte del governo sovietico.
I  dati  raccolti  dai  ricercatori  russi della TsSU
3
negli  anni  della  crescita  economica
vanno presi con  molta  cautela.  Numerosi  studi
4
,  tra  i  quali  quello  di Khanin
5
[Harrison 1993],  affermano  che  queste  statistiche  sono  frutto  di  manipolazioni
dovute principalmente a due fattori: la scelta dei deflatori dei prezzi e la distorsione
volontaria  nella  raccolta  dati; frutto  di  una  politica  economica  dell’illusione, che
aveva il fine di abbellire e sopravvalutare la reputazione del sistema socialista agli
occhi del mondo intero.
Le stime di Khanin parlano di un aumento del reddito nazionale pari al 3,3% durante
i  sessanta  anni  di  governo  socialista, e  i  calcoli  effettuati dalla  CIA si  aggirano
intorno al 4%: una differenza notevole rispetto alle cifre ufficiali sovietiche, le quali
indicavano  un  aumento medio  del  7,9%  (Tabella  2).  Come  accennato  a  inizio
capitolo,  il  “miracolo”  produttivo  dell’economia  russa  è  stato  inoltre  macchiato  da
altre statistiche. Situazioni che ancora una volta devono fare riflettere sul progresso
sovietico, il quale, prendendo spunto dagli esperti finora citati, non si rivela dunque
tanto eccezionale.
3
Abbreviazione  per  Amministrazione  Statistica  Centrale  (in  russo Центральное  Статистическое
Управление, ЦСУ), fino  al  1987  è  stata  la  principale  organizzazione  di  raccolta  dati  per  gli  Stati
dell’Unione Sovietica. In seguito sostituita dal GosKomStats.
4
S. Rosefielde, Soviet studies. The Illusion of Material Progress: The Analytics of Soviet Economic
Growth Revisited, 1991; Central Intelligence Agency (CIA), Revisiting Soviet economic performance
under glasnost, 1988; F. I. Kushnirsky, New challenges to Soviet official statistics : A Methodological
Survey, 1987; Ericson, The Soviet statistical debate: Khanin Vs. TsSU, 1988; Åslund, How small is
Soviet  national  income?,  in The  Impoverished  Superpower:  Perestroika  and  the  Soviet  Military
Burden,  1990;  John  H.  Moore,  Measuring  Soviet  Economic  Growth:  Old  Problems  and  New
Complications, 1992.
5
Girsh Itsycovich Khanin, economista lituano nato nel 1937. Studiò economia in Russia e negli anni
Ottanta  iniziò  delle  ricerche  sulla  crescita  economica  sovietica,  pubblicando  i  suoi  risultati  nel
periodico Novyi Mir in un articolo intitolato “Lukavaja tsifra” (in russo Лукавая цифра, traduzione
letterale  “La  cifra  maligna”), analizzato  in  seguito  dall’economista  Harrison  nel  saggio  “Soviet
Economic Growth Since 1928. The Alternative Statistics of G. I. Khanin”, 1993 [Campbell 2012].
8
TABELLA 2 – Confronto tra le varie stime sulla crescita del reddito nazionale
sovietico dal 1928 al 1987
(% per anno)
TsSU
CIA,
Moorsteen
& Powell  Khanin
1928-40  13,9  6,1  3,2
1940-50  4,8  2,0  2,6
1928-50  10,1  4,2  2,5
1950-60  10,2  5,2  7,2
1960-65  6,5  4,8  4,4
1965-70  7,7  4,9  4,1
1970-75  5,7  3,0  3,2
1975-80  4,2  1,9  1,0
1980-85  3,5  1,8  0,6
1985-87  3,0  2,7  2,0
1950-87  6,6  3,8  3,8
1928-87  7,9  3,9  3,3
Fonte: Harrison M., 1993, p. 146
Nel dettaglio si tratta dell’involuzione del tenore di vita
6
e delle gravi conseguenze
ambientali;  quali uno  spreco  massiccio  di  energia,  l’inquinamento  dell’acqua  e
dell’aria e la distruzione di interi sistemi naturali.
Il prosciugamento del mare d’Aral ne è l’esempio più clamoroso. Al Gore, premio
Nobel per la pace nel 2007, nel libro Earth in the Balance: Ecology and the Human
6
Per approfondimenti si veda l’elaborato di Elizabeth Brainerd, Reassessing the Standard of Living in
the  Soviet  Union:  An  Analysis  Using  Archival  and  Anthropometric  Data,  in
http://people.brandeis.edu/~ebrainer/ussr_proof.pdf.
9
Spirit definisce l’evento come il più grave nella storia dell’umanità. In un articolo
7
di
Federico Bastiani si descrive l’accaduto con queste parole: “Negli anni cinquanta i
politici dell’Unione Sovietica avevano già deciso a tavolino la morte del lago d’Aral.
Il programma era quello di valorizzare nell’area la produzione di cotone sviluppando
le  piantagioni  in  maniera  intensiva  e  per  farlo  necessitava  una  grande  quantità
d’acqua per ottimizzare l’irrigazione. Venne quindi prelevata dai fiumi Amu Darya e
Syr  Darya,  affluenti  del  lago,  e  ciò  ne  determinò  il  lento  prosciugamento…”.  Le
conseguenze furono catastrofiche; i pesci scomparirono e i villaggi del posto furono
abbandonati. Secondo quanto spiega l’inviato Rai Duilio Giammaria, le speranze di
risanamento del luogo sono ancora oggi nulle poiché si richiede un investimento che
nessuno vuole mettere a disposizione [Bastiani 2008].
A partire dagli anni 1960, nonostante gli sforzi messi in atto dal regime, si assiste a
una  stagnazione  del  progresso.  Il  sistema  socialista  inizia  a  mostrare  tutti  i  punti
deboli:
o  l’allocazione inefficiente delle risorse e il mancato equilibrio nelle scelte
d’investimento  che  hanno  erroneamente  favorito  il  settore  militare  a
scapito di quelli primario e terziario;
o  piani economici rigidi;
o  la scelta di una crescita “estensiva” basata puramente sull’accumulazione
dei  fattori  produttivi che  non  ha  lasciato  spazio  al  modello ”intensivo”
fondato  sul  progresso  tecnico  e  l’efficienza  produttiva,  il  quale, come
spiega il modello neoclassico, rappresenta l’unica fonte di progresso nel
lungo periodo [Antonelli 2009].
Ad appesantire questa situazione critica, si aggiunge uno squilibrio finanziario che
nel  corso  degli  anni  ottanta  ha  continuato  ad  aggravarsi.  I  prezzi  dei  beni  primari,
sovvenzionati  dalle  riforme,  si  mantengono  stabili  nel  corso  degli  anni, mentre  i
salari subiscono continui aumenti.
7
Il mare che non c’è più, in “Profili dell’Est”, n.9, novembre/dicembre 2008.
10
Benaroya  [2006,  pp.43]  spiega  con  queste  parole  uno  dei  motivi  della  crisi:
“L’eccesso  della  domanda  rispetto  all’offerta  provoca  un’inflazione  nascosta,
situazioni  di  scarsità  crescente  …le  famiglie  non  possono  comprare  ciò  che
desiderano. Secondo  alcune  stime  occidentali, l’Unione  Sovietica  segna in  questo
periodo un bilancio deficitario.”.
Diversamente Gregory analizza il problema degli investimenti come causa principale
della  recessione. Egli  pone  l’accento  sul  problema  del  mancato  rinnovamento  dei
sistemi produttivi negli anni.
Nei  piani  istituiti  dal  regime  socialista,  il  rapporto  tra  investimenti  (input)  e
produttività (output) è stato sempre deficitario, eccezion fatta per gli anni cinquanta.
In  uno  studio di  Gregory  [2004,  pp.250]si  nota come  la  produzione  industriale,  a
partire dagli anni ’60, andò via via esaurendosi portando inevitabilmente al collasso
dell’economia; causato, non  tanto  dai  leader  politici,  bensì  del  sistema  che  si era
creato e che ogni singolo sovietico provvedeva a sostentare. [Gregory 2004]
Un  esempio simbolico di  quello  che  accadeva  negli  anni  dell’Unione  Sovietica è
contenuto nell’opera di Ellman e Kontorovich
8
, riportato da Gregory [2004, pp.248],
in cui si inserisce il dialogo di un saldatore che chiede all’ufficiale di poter sfruttare
un  nuovo  metallo  più  sottile  per  risparmiare  tempo  e  denaro,  ma la  risposta
dell’ufficiale  è  categorica:  “I  don’t  care  about  new  technology,  just  do  it  so  that
everything remains the same.”.
9
Michail Sergeevič Gorbačëv, salito al potere nel 1985, capisce che la situazione sta
degenerando e in pochi anni attua una rivoluzione totale del sistema economico dei
soviet, passata alla storia con il nome di “perestroika” (dal russo, “ricostruzione”).
Le misure adottate dal primo ministro sono radicali, molto simili alle riforme attuate
nei  maggiori  paesi  asiatici  negli  stessi  anni  ma  adottate  in  un’economia  di  colossi
industriali  e  con  una  lunga  tradizione  di  agricoltura in  comune  [Gregory 2004].
Gorbačëv propone un’apertura  ai  mercati  dell’Ovest,  una  riforma  delle imprese,  le
8
Ellman Micheal & Kontorovich Vladimir, 1998, The destruction of the Soviet Economic System.
An Insiders’ History, New York, M. E. Sharpe Inc.
9
“Non mi interessano le nuove tecnologie, fallo semplicemente in modo che tutto rimanga com’è
sempre stato” (Traduz. Mia)
11
quali diventano responsabili dei propri debiti e non sono più vincolate alle direttive
dei piani di sviluppo, e infine riforma il sistema burocratico, riducendone il potere.
Secondo  Gregory  [2004,  pp. 246]  l’eliminazione dei  due  pilastri dell’allocazione
amministrativa – la  tutela  delle  imprese  da  parte  dei  ministri  e  gli  interventi  degli
ufficiali  del  partito nella  gestione  aziendale  –  senza  l’istituzione  di  un  sistema
sostitutivo,  ha  generato  il  peggiore  dei  mondi,  un  mostro  senza  testa  e  senza
direzione. Nonostante ciò, gli avversari politici falliscono nell’intento di sollevare il
presidente dal suo incarico e negli ultimi anni ottanta l’URSS precipita nel caos più
totale.
La volontà d’indipendenza delle repubbliche sottomesse all’Urss incrina in maniera
definitiva  le  sorti  del  sistema  comunista  e  il  25  dicembre  del  1991  si  assiste  allo
sgretolamento  dell’URSS  in  quindici  nuovi  paesi:  Armenia,  Azerbaigian,
Bielorussia,  Estonia,  Georgia,  Kazakistan,  Kirghizistan,  Lettonia,  Lituania,
Moldavia, Russia, Tagikistan, Turkmenistan, Ucraina, Uzbekistan.
Boris El’cin prende le redini del potere: è l’alba della Federazione Russa.
1.3 La transizione all’economia di mercato
Dal 1991, anno della caduta del regime sovietico, al 1998 la Russia attraversa uno
dei periodi peggiori della sua storia. Questo lasso di tempo è stato caratterizzato dalla
“transizione all’economia di mercato”.
Si  è  trattato  di un  passaggio  fondamentale  per  l’economia  nazionale  russa  e  allo
stesso tempo per gli equilibri economici internazionali.
La Federazione Russa abbandona definitivamente la strada intrapresa tre generazioni
prima  dal  partito  socialista,  aprendo  le  porte  a  un modello fondato  sulla  proprietà
privata  e  sul  libero  mercato.  Si  è  trattato  di  un  mutamento  drammatico  che  ha
richiesto uno sforzo enorme da parte di tutta la popolazione, che ne ha pagato i costi,
con conseguenze gravissime sulla qualità della vita e sull’abbassamento della soglia
di  sopravvivenza  per  quote  molto  consistenti  di  popolazione.  Basti  focalizzare
l’attenzione  sul  fatto  che  si  è  passati  da  un  estremo  economico  all’altro,  un
cambiamento radicale, che ha visto coinvolti tutti gli aspetti gestionali di uno Stato
già indebolito dalle lotte politiche intestine. Lo stesso presidente El’cin durante il suo
12
ultimo monito alla Nazione chiede di essere perdonato per tutte le sofferenze di cui il
suo popolo è stato vittima e termina descrivendo il punto di arrivo della transizione
come un incrocio tra i due sistemi, un modello ibrido.
Al  contrario  delle  altre  nazioni  dell’Europa  centro-orientale,  come  Polonia  e
Ungheria, la grande Russia ha fallito nel tentativo. Il risultato è una recessione senza
precedenti che ha portato alla svalutazione del rublo, all’insolvenza del debito, alla
bancarotta  dello  stato  e  alla  nascita  di  un  sistema  oligarchico, contaminato  dalla
corruzione  e  dalla  criminalità.  Il  passaggio  dall’economia  controllata a quella  di
mercato, si è rivelato in realtà nel corso degli anni un insuccesso totale che ha portato
al modello ibrido, definito da Gaddy e Ickes virtual economy
10
. Ovvero un’economia
basata sull’illusione, sulla falsificazione di tutti i più importanti parametri economici
quali prezzi, salari, budget, tasse; con il fine di far trasparire una realtà economica
più  prosperosa  di  quello  era.  Un  sistema  nel  quale,  da  una  parte, vi  sono imprese
ristrutturate secondo le nuove riforme che agiscono rispettando le regole imposte dal
mercato mentre, dall’altra parte, è  ancora  presente  un  ingente  numero  di  colossi
industriali, ereditati  dall’epoca  sovietica, che per  interesse  preferiscono  rimanere
all’ombra del  mercato,  approfittando  di  prezzi  virtuali  nel  mondo  del  baratto. Si
trattava di aziende distruttrici di valore, le quali si sono adattate nel tessuto creatosi
all’indomani delle riforme della transizione, tenute in vita da un sistema fondato su
vantaggi  politici  ed  economici. Fu  inventato  un  sistema  per  tenere  in  vita  queste
aziende  in  perdita,  facendo  finta  che  i  beni  prodotti  da  queste  avessero  un  prezzo
superiore  a  quello  di  mercato,  ovvero  un  prezzo  virtuale  più  alto,  in  modo  da
camuffare  la  distruzione  di  valore. Questo  permetteva loro  di creare  redditi  a  loro
volta virtuali e di evadere l’imposizione fiscale.
La transizione, secondo la schematizzazione di F. Benaroya, si suddivide in quattro
periodi:
1.  Dal  1991  al  ’92  si  assiste  alla  liberalizzazione  dei  prezzi  e  alla
privatizzazione spontanea di alcune aziende.
10
Gaddy C. G. & Ickes B. W, 1998.
13
In un  solo  semestre  i  prezzi  al  consumo  sono  aumentati  di  otto  volte,
annullando i risparmi accumulati dalle famiglie negli anni 1970-‘80;
In assenza di un quadro normativo che tutelasse questa transizione, i neoimpresari  puntarono  più  all’arricchimento  personale  che
all’accrescimento aziendale, ai danni dei lavoratori e delle casse statali;
2.  Il secondo periodo inizia a cavallo degli anni ’92-‘93 e termina nel 1994.
L’inflazione è in continuo aumento, la politica di bilancio segue una linea
incostante;  ma l’evento  che  segna  maggiormente  questi  anni  è  la
privatizzazione  di  massa,  voluta  fortemente  dal  governo  federale  russo,
mediante  la  distribuzione  di  voucher ai  cittadini del  valore  di  circa  40
dollari  (10.000  rubli).  La  trasferibilità  dei  voucher  e  l’impoverimento
della classe operaia hanno reso il programma un fallimento, dato che ad
arricchirsi sono stati i dirigenti più potenti, i cosiddetti oligarchi, i quali
hanno  acquistato  stock  di  voucher  dai lavoratori che  necessitavano di
denaro  contante  per  sopravvivere,  trovandosi  così  proprietari  di  colossi
aziendali a condizioni finanziarie vantaggiose.
3.  Il  terzo  stadio  è  caratterizzato  da  un  successivo  passo  verso  la
privatizzazione delle aziende statali, guidato dal programma “prestiti per
azioni”. Le  banche,  in  proprietà  agli  oligarchi,  furono  incaricate  di
organizzare le aste per la compravendita delle azioni, e come pochi anni
prima  la  mancanza  di trasparenza  assunse  un  ruolo  fondamentale.
L’accesso a terzi fu limitato e i gruppi di capitalisti si aggiudicano senza
impedimenti le aste, acquisendo il controllo di potenti aziende soprattutto
nel settore delle materie prime.
A  questi  eventi  segue  un  periodo  di  stagnazione della  situazione
economica,  che  fino  al  1998 rimane invariata.  Il  17  agosto  dello  stesso
anno il  governo  dichiara  lo  stato  d’insolvenza  del  debito  russo  e di
bancarotta  nonostante  gli  aiuti monetari  internazionali.  La  svalutazione
del rublo è immediata.
4.  Tuttavia, la crisi finanziaria sembra aver portato benefici alla Federazione
Russa. La svalutazione del rublo aumentò il peso delle esportazioni nette,
spingendo i russi ad acquistare sul mercato nazionale. L’economia della
14
Federazione Russa era finalmente svincolata dall’aggravio di una moneta
sopravvalutata e poté in tal modo porre solide fondamenta per una ripresa.
Per  di  più,  grazie  all’aumento  dei  prezzi  del  petrolio,  fu  risanato  il
bilancio  nazionale e  anche  sul  fronte  politico  si auspicò una stabilità
duratura con l’ascesa al potere di Vladimir Putin, dapprima come primo
ministro,  e  alla  fine  del  1999  in  carica  di  presidente,  in  seguito  alle
dimissioni di El’cin.
1.3.1 La transizione in cifre
Come mostra il grafico 1, i dati più sconcertanti della transizione sono costituiti dal
collasso  della  produzione,  in  sostanza  dimezzata,  e  dalla  grave  caduta   degli
investimenti.
GRAFICO 1 – Variazione dati macroeconomici nel periodo 1992-1996
(1991 = 100)
Fonte: Luiss Lab on European Economics, 2006, pg.6
All’alba del nuovo millennio, grazie alla solidità politica instaurata dal neopresidente
Putin, il  quadro  macroeconomico  presenta  progressi e  l’economia  del  paese  si
stabilizza su parametri di crescita costanti.
Ciò nonostante la struttura economica russa mantiene importanti punti di debolezza:
o  La  prevalenza  degli  introiti  statali è dovuta  alle  enormi  riserve  energetiche
del  Paese,  in  altre  parole  il  primo  punto  debole  coincide  con  l’elevata
15
dipendenza dagli idrocarburi e dalle materie prime, le quali coprono quasi il
70% delle esportazioni [Luiss Lab on European Economics, 2006];
o  La  mancanza  di  un  tessuto  formato  da  piccole-medie  aziende  dinamiche  e
adattabili alle innovazioni; di fatto nella Federazione continua a  prevalere un
sistema  fondato  sulle  grandi  imprese  manifatturiere  sotto  il  controllo  degli
oligarchi;
o  Per concludere, una delle criticità maggiori che ha attirato l’attenzione degli
economisti è rappresentata dalla voce investimenti.
Gli afflussi degli investimenti erano modesti sia per quanto riguarda il livello
di quelli interni, sia, soprattutto, per la scarsità degli investimenti diretti esteri
(Grafico 2), mentre, d’altra parte, gli investimenti russi all’estero, nel periodo
della  transizione,  erano  in  continuo  aumento.  Questo  ha  fatto  sì  che,
nonostante  l’aumento  degli  IDE  nel  biennio  2003/2004,  la  bilancia  degli
investimenti  continuasse  a  essere  negativa,  mettendo  la  Federazione  in  una
posizione di creditore netto rispetto al resto del mondo. Secondo gli analisti,
la  principale  causa  di  questo  fenomeno  è  da  ricercare  nelle  complicate
procedure  burocratiche  riguardanti  la  creazione  di  nuove  imprese  che
nemmeno il governo Putin, fino al 2004, è riuscito a eliminare.
GRAFICO 2 – Investimenti diretti esteri in milioni di dollari
(1992-2004)
Fonte: World Bank (2012)
0
2000
4000
6000
8000
10000
12000
14000
16000
18000
1992    1993    1994    1995    1996    1997    1998    1999    2000    2001    2002    2003    2004
IDE in entrata   
16
1.4  La ripresa
Dal  1999  al  2006  la  Russia  è  protagonista  di  una  crescita  costante  e  duratura.
L’aumento  del  PIL si  aggira  intorno  al  6%  annuo (Tabella  3),  alla  pari dei  paesi
asiatici. Anche  la  disoccupazione  e  l’inflazione  segnano  valori  positivi  e  il  debito
pubblico corrisponde nel 2006 al 10% del debito pubblico, registrando un ribasso di
oltre sessanta punti percentuali rispetto al 1998.
TABELLA 3 - Variazione dei principali indicatori economici (1998 – 2006)
1998  1999  2000  2001  2002  2003  2004  2005  2006
PIL (mld di
dollari)
270  195  259  307  345  431  582  764  989
Crescita del PIL
(%)
-5,3  6,4  10,0  5,1  4,7  7,3  7,2  6,4  8,2
Disoccupazione
(% sulla
13,3  13  10,6  9  7,9  8,2  7,8  7,2  7,2
popolazione
attiva)
Inflazione   28  86  21  21  16  14  11  13  10
Debito pubblico
totale
75,4  96  57,6  49  41  27,8  21,7  17  10
(% del PIL)
Fonte: World Data Bank (2012)
Non  bisogna  dimenticarsi,  in  primo  piano,  dell’importanza  degli  introiti  pervenuti
alle  casse  dello  Stato  tramite  la  vendita  del  petrolio  e  delle  risorse  naturali,  che
soprattutto  negli  anni  successivi  al  2000  hanno  visto  crescere  in  maniera
esponenziale la loro richiesta a livello mondiale, facendo lievitare i prezzi a favore
dei produttori. 
17
In secondo piano, le riforme attuate dal governo Putin si sono rivelate fondamentali
nel  rilanciare  un’economia  ancora traumatizzata  dal  cambio  di  regime. Tra  i  punti
più importanti  del  programma  Putin vi  sono  la  sanatoria  fiscale  che  ha  favorito  il
ritorno  dei  capitali  russi  in  patria;  una  prima  semplificazione  delle  pratiche
burocratiche per favorire l’inizio di attività straniere in terra russa; la riforma delle
pensioni  e  per  concludere,  in  campo  finanziario, l’adozione  di  un’aliquota  unica
(13% sul reddito) e la riduzione dal 35% al 24% dell’imposta sugli utili aziendali.
11
Ciò nonostante, l’innovazione che ha aiutato maggiormente la ripresa economica è
stata la  creazione  di  zone  economiche  speciali  in  grado  di  offrire  un  regime
giuridico, fiscale e doganale agevolato agli investitori stranieri che operano in settori
ad  elevato  contenuto  tecnologico  e  di  ricerca  (nuovi  materiali,  informatica,
componenti  per  auto,  petrolchimica,  elettrodomestici  e  mobili)
12
: in  sintesi,  una
“Silicon Valley” di matrice russa.
Con  l’approvazione  della  legge  federale  116- FZ  del  22  luglio  2005,  sul  territorio
russo sono state istituite delle zone economiche a statuto speciale, al fine di favorire
le attività produttive e l’innovazione.
La  normativa,  in  questo  caso,  prevede  la  creazione  di  due  tipi  di  zone:  di  tipo
industriale-produttivo, e zone di tipo tecnologico-innovativo.
La Legge ha previsto inoltre l'istituzione di un'Agenzia Federale per la Gestione delle
Zone  Economiche  Speciali.  Nel  2006  sono  state  proclamate  zone  economiche
speciali la regione di Lipezk e di Tatarstan nell’ambito industriale e produttivo; e le
regioni di Dubna, Tomsk, Zelenograd (all’interno della regione di Mosca) e di San
Pietroburgo per l’innovazione tecnologica e la ricerca.
Le aziende che decidono di investire in esse devono rispettare dei vincoli che variano
secondo  la  tipologia  della  zona  (Tabella  4),  riguardando  in  particolar  modo
l’estensione  dell’area  interessata,  che  può  variare  da  2  a  20  km²,  l’entità  degli
investimenti  e  interessando  le tipologie  di  obiettivi  da  centrare  entro  i  20  anni  di
contratto previsti dalla legislazione in materia.
11
Luiss Lab on European Economics, 2006, pg.20 (PDF version).
12
ibid.   
18
TABELLA 4 - Restrizioni e obiettivi delle ZES
ZES INDUSTRIALIPRODUTTIVE
ZES TECNOLOGICOSCIENTIFICHE
AREA  Non superiore ai 20 km²  Non superiore ai 2 km²
DURATA  20 anni  20 anni
INVESTIMENTI  Non inferiore ai 10mln di
euro, con un minimo di 1 mln
entro il primo anno   -OBIETTIVI  •  Sviluppo dell'industria
manifatturiera
•  Sviluppo dei settori a
tecnologia avanzata
•  Nuovi modelli di
produzione
•  Commercializzazione e
divulgazione degli
sviluppi tecnicoscientifici
•  Aumentare
competitività tra i
Paesi
Fonte: http://regionirusse.progetti.informest.it/economia.asp
Gli  obiettivi  della Federazione  Russa  mirano  a  un’espansione  degli  investimenti
esteri  con  il  fine  di  attrarre  aziende  straniere,  affinché  queste  ultime  riescano  a
internazionalizzare  i  processi  produttivi  russi  introducendo  nel  sistema  innovazioni
nei vari settori del mercato.
Queste aziende possono usufruire di agevolazioni sui dazi doganali e sulle tasse da
versare alle casse della Federazione (Tabella 5). Oltre ai vantaggi fiscali, grazie al
piano  d’investimenti  stanziato  dallo  Stato  per  110  miliardi  di  rubli  entro  5  anni
13
,
vengono concessi  terreni  in  leasing  a  prezzi  simbolici,  soluzioni  logistiche  di
13
http://www.oao-oez.ru
19
comunicazione con i maggiori centri economici, servizi pubblici efficienti e viene
garantita l’adeguatezza delle infrastrutture.
14
I  risultati  sono  notevoli,  nelle  aree  interessate  si  può  registrare  un  aumento
dell’attività produttiva e una diminuzione della disoccupazione.
Nelle aree  limitrofe  alle  ZES  sono  nate,  inoltre,  delle  scuole  che  formano
professionisti in grado di inserirsi “su misura” nel mondo del lavoro che si è creato,
in modo da favorire ancora una volta l’investimento estero in Russia.
Riassumendo, lo stanziamento di fondi per la creazione delle ZES ha posto le basi
per  una ripresa  solida  e  duratura,  portando  capitali stranieri  nei  confini  russi  e,
soprattutto, ha rappresentato un significativo passo verso la creazione di un tessuto
industriale volto all’innovazione sia tecnologica sia dei mezzi di produzione, fattore
importante e fino ad oggi assente in Russia per la crescita nel lungo periodo.
TABELLA 5 – Riduzione costi per le organizzazioni che investono nelle ZES
COSTI  ZES
INDUSTRIALIPRODUTTIVE
ZES
TECNOLOGICOSCIENTIFICHE
BARRIERE
AMMINISTRATIVE
-5-7%  -3-5%
INFRASTRUTTURE  -10-12%  -8-10%
CONCETRAZIONE
PRODUTTIVA
-5%  -7%
TASSE  -3-5%  -5-7%
TOTALE  -23-29%  -23-29%
Fonte: http://regionirusse.progetti.informest.it/economia.asp
14
De Masi, 2010, pg.1
20
1.5 La crisi economica
Il 2009 ha rappresentato anche per la Federazione Russa un anno di profonda crisi, e
secondo il presidente Medvedev è stato l’anno più duro per l’economia russa dopo il
tracollo del 1998.
Molti critici si richiamano alla “teoria dei cicli” dell’economista russo Kontratiev
15
per  spiegare  questo  momento  di  recessione. Egli ipotizzò  che  la  storia  economica
fosse caratterizzata da lunghi cicli nei quali si alternano fasi di forte crescita a fasi di
depressione, seguendo un moto perenne. Inoltre, secondo la teoria schumpeteriana
16
,
al  termine  di  ogni  fase  di  recessione corrisponde  l’adozione  di  un’innovazione  di
grande  impatto  sociale,  in  grado di cambiare  i  vecchi  processi  e  permettere  una
nuova fase di ascesa economica. Di conseguenza, secondo tale teoria, l’innovazione
è la forza motrice alla base di questi cicli.
La maggior parte degli studiosi concorda nell’identificare cinque fasi nel corso della
storia economica moderna, e le loro rispettive invenzioni.
La  prima  fase si  scatenò  all’epoca  della  prima  rivoluzione  industriale  (1771); la
seconda grazie  alla  diffusione delle  macchine  a  vapore  e  delle  ferrovie  negli  anni
’20-’30  dell’Ottocento;  il  terzo  ciclo  fu  quello  dell’elettricità  alla  fine  del  1800;  il
quarto  ciclo  è  rappresentato  dall’utilizzo  su  scala  globale  del  petrolio,  dalla
produzione  di  massa  e  dall’invenzione  dell’automobile  nei  primi  decenni  del
Novecento; la quinta fase coincide con l’invenzione dell’informatica e la diffusione
delle telecomunicazioni (Grafico3).
A tutte queste epoche, della durata totale di circa 50-60 anni ciascuna, è susseguita
una  fase  di  tracollo  finanziario. Freeman  e  Perez [1988] hanno calcolato  la  durata
delle onde in relazione alle innovazioni, rilevando che con il passare del tempo i cicli
K
17
si  accorciano,  a  causa  del  più  vasto  impatto  sociale  che  hanno  le più  recenti
innovazioni rispetto alle precedenti.
15
Nikolai  Kondratiev  (1892-1938),  economista  sovietico  e  teorico  delle  Onde  di  Kondratiev
nell’opera I maggiori cicli economici, 1925.
16
Joseph  Schumpeter  (1883-1950),  economista  austriaco.  Appoggiò  la  teoria  delle  Onde  di
Kondratiev riadattandole all’idea d’innovazione come forza generatrice di nuovi cicli.
17
Con il termine ciclo K (dall’iniziale del cognome di Kondratiev) si fa riferimento ad ogni segmento
di ascesa e successiva recessione all’interno della curva di Kondratiev (Grafico 3).   
21
Secondo Carlota  Pérez  [2007],  esponente  della  corrente  neo-schumpeteriana,  ci
troveremmo ora nel punto di flesso della quinta fase, la quale dovrebbe terminare in
un periodo compreso tra il 2015-2025.
Questo  paradigma  non  è  appoggiato da  tutti gli  studiosi  bensì è una delle  tante
interpretazioni  del  ciclo  economico  mondiale e  solo  il  corso  del  tempo  potrà
verificarne la validità.
GRAFICO 3 – Le cinque onde di Kondratiev
Fonte: Il Sole 24 Ore (2011)
Come  la maggior  parte  dei  mercati,  anche  quello  della  Federazione  Russa  ha
accusato il colpo infitto della crisi. Il primo trimestre del 2009 si è aperto con un calo
repentino del PIL, il quale, secondo la World Bank, è arrivato a segnare meno 7,8
punti percentuali (Grafico 4).
Insieme a questo dato anche tutti gli altri maggiori indicatori economici hanno subito
un importante ribasso: una diminuzione dei salari reali, attestata intorno al 2,8%; e
un aumento della disoccupazione totale che ha raggiunto nel Marzo del 2009 il 9,4%.
I  settori  maggiormente  colpiti  sono  stati  quello  della  produzione  industriale
18
,
manifatturiero e delle costruzioni, mentre i settori estrattivo e alimentare sono riusciti
a mantenere un trend simile a quello dell’anno precedente. [Greco 2010]
18
Gli investimenti nel settore industriale sono calati del 17%, la produzione di macchine industriali
nel primo semestre del 2009 si è fermata e ha mostrato segnali di ripresa solo alla fine dell’anno;
22
Nel  2009,  secondo  Rosstat
19
,  le  importazioni  hanno  subito  un  calo  del  37,5%  e  le
esportazioni  del  35%,  queste  ultime  però  si  sono  riprese  e  stabilizzate  nell’ultimo
trimestre dello stesso anno.
GRAFICO 4 – Crescita del PIL (%) dal 2006 al 2009
Fonte: World Data Bank (2012)
La dipendenza dai proventi derivati dalla vendita delle materie prime ha un doppio
ruolo all’interno della struttura economica russa. Come più volte accennato, questa
condizione è  stata  la  causa  della  debolezza  in  campo  internazionale  dell’Unione
Sovietica, prima, e della Federazione Russa, poi; ciò nonostante è lecito rilevare che
è  stata  altrettanto  indispensabile  sia  nella  crisi  del  ’98,  sia  in  quella  più  recente.
Infatti,  negli  ultimi  mesi  del  2009,  l’aumento  della  domanda  di  petrolio  e  gas,
soprattutto  da  parte  di  economie  emergenti  (es  Cina),  ha permesso  il  rilancio
economico  e  il  risanamento  del  bilancio che  era  stato in  segno  negativo  per  tutto
l’anno.
19
Principale agenzia statistica russa (http://www.gks.ru);
2006     2007     2008     2009
Crescita del PIL (%)     8,2%     8,5%     5,2%     -7,8%
-10,0%
-8,0%
-6,0%
-4,0%
-2,0%
0,0%
2,0%
4,0%
6,0%
8,0%
10,0%   
23
Secondo Capitolo
La struttura dell’economia della Federazione Russa
Nella  prima  parte  del  seguente  capitolo  verrà  analizzata  la  situazione
macroeconomica  della  Federazione  Russa  degli  ultimi  anni.  Nel  dettaglio  ci
concentreremo  sull’anno  2011  e,  dove  possibile,  inseriremo  e  analizzeremo  i  dati
inerenti al 2012.
In seguito si tratterà dei suoi rapporti internazionali, della posizione che ricopre nel
sistema  globale  e seguirà un’analisi  dettagliata  degli scambi  commerciali e degli
investimenti stranieri in entrata e in uscita dal Paese.
Infine presenteremo una fotografia delle criticità che tuttavia persistono nella Russia
moderna e una sintesi delle nuove strategie economiche che il nuovo governo Putin,
rieletto nel mese di Marzo 2012, prevede di attuare entro il 2018.
2.1  Il quadro macroeconomico della Federazione Russa
Secondo quanto scritto dalla World Bank [2012-b] nel rapporto economico specifico
per i confini della Federazione, nei primi mesi del 2012, mentre l’economia globale e
in  particolare  quella  europea  continuano  il  trend  negativo  iniziato  nel  2009,
l’economia russa si mantiene su livelli di crescita costanti.
Ciò nonostante, i dati che si riferiscono alla seconda metà del 2012 preoccupano gli
esperti,  poiché  mostrano  un  netto  rallentamento  di  tutto  l’apparato  economico,
proprio nel momento in cui l’output della Federazione Russa aveva superato l’apice
raggiunto nel periodo precedente la crisi mondiale del 2009.
Nella tabella 6 sono elencati alcuni tra i principali indicatori economici, aggiornati
all’Ottobre 2012, che ci permetteranno di capire l’evoluzione della realtà economica
russa.
24
TABELLA 6 – Quadro macroeconomico della Federazione Russia nel periodo
2007-2011
(dati in miliardi di dollari, % per anno)
2007  2008  2009  2010  2011  2012
PIL  1,299  1,660  1,222  1,487  1,857  N.d.
PIL (variazione reale
annua, %)
8,5  5,2  -7,8  4,3  4,3  3,5*
Interscambio comm.le   552  735  469  625  821  N.d.
(dati cumulati)
di cui esportazioni  352  468  302  397  516  N.d.
di cui importazioni  200  267  167  228  305  N.d.
Saldo bilancia
commerciale
152  201  135  169  211  N.d.
Flusso capitali  81,7  -133,7  -56,1  -33,6  -84,2  N.d.
(entrata +)/(uscita -)
Riserve (Oro e Valuta)  474  426  439  479  499  530*
Prezzo medio di
esportazione del petrolio
(dollari/barile)
64,4  91,2  56,2  74,6  103,9
105,7
*
Investimenti Fissi   21,1  9,1  -16,2  6,0  8,3  10,2*
Produzione Ind.le   4,8  1,2  -9,6  8,2  4,7  3,1*
Produzione Agricola   1,3  6,4  1,3  -10,7  22,1  N.d.
Costruzioni
18,2  12,8  -13,2  3,5  5,1  N.d.
*stime effettuate dalla World Data Bank [ottobre 2012]
Fonte: Ambasciata d’Italia a Mosca [2012], World Data Bank [2012], ICE [2012];
25
Secondo le stime pubblicate dalla World Bank, l’economia della Federazione Russa
è cresciuta del 4,9% nel primo quarto del 2012, grazie ai prezzi elevati registrati nel
commercio del petrolio e grazie alla consistente domanda interna.
Se da una parte, nel biennio 2010-2011, la crescita è stata guidata dal settore dei beni
commerciabili (tradable), e in particolare dal settore manifatturiero, dall’altra, nella
prima  metà  del  2012,  si  assiste  a  una  crescita  importante  del  settore  dei  beni  noncommerciabili (non-tradable), e ad una diminuzione della crescita del settore-traino
nei due anni precedenti dovuto ad un rallentamento della domanda globale di beni.
Nei primi sei mesi dell’anno si registra un cambiamento dal 4,8% del 2011 al 2,4%
del 2012 nel settore dei beni commerciabili, mentre il settore non-tradable segna un
passaggio dal 2,8% al 6,6% nello stesso periodo (Grafico 5 - A e B).
GRAFICO 5 – Primi sei mesi del 2011 (H1 2011) e del 2012 (H1 2012)
(A) Crescita settoriale (%);
(B) Composizione della crescita del PIL (%)
Fonte: World Bank [2012 b]
Anche  le  riserve  del  Paese  sono  in  crescita  grazie  al  bilancio  federale  che  ha
terminato gli ultimi anni in attivo.
I dati riguardanti il ramo della produzione meritano un approfondimento. Nel corso
del  2011  la  produzione  agricola  e  il  settore  delle  costruzioni  hanno  cominciato
nuovamente a crescere e a ritagliarsi un ruolo importante nell’economia russa, dopo i
risultati negativi degli ultimi due anni. 
26
Per  quanto  riguarda il  settore  delle  costruzioni  si  sono  registrati  incrementi  della
produzione  sia  per le  unità  a uso  abitativo che  per  gli  stabilimenti  industriali  e
commerciali.  Nel  complesso  la World  Bank  ha  ufficializzato  l’aumento  delle
costruzioni nell’ordine del 5,1% rispetto al 2010.
Sempre nel corso del 2011, l’output del settore agricolo è aumentato del 22% rispetto
all’anno precedente, producendo il terzo migliore raccolto dal 2000. Secondo i dati
pubblicati  dall’Unioncamere  Emilia-Romagna  [2012],  la  produzione  di  grano  è
aumentata  del  54%  e  sono  cresciute  significativamente  le  produzioni  di  riso,  orzo,
mais e di tutti i cereali.
La  crescita  è  stata  favorita  dal  miglioramento  delle  condizioni  climatiche  bensì  ha
altrettanto  influito  l’abolizione,  nel  luglio  2011,  del  bando  all’export  del  grano,
imposto il 15 agosto del 2010 in seguito ad una delle più gravi carenze di raccolto
degli ultimi anni, dovuta alla siccità e agli incendi. In tal modo la Federazione Russa
è  stata  in  grado  di  riprendere  intensamente  l’esportazione  del  cereale  verso  Egitto,
Turchia, Arabia Saudita, Israele, Italia e Spagna.
La ripresa dell’agricoltura ha consentito l’abbassamento dell’inflazione al consumo,
che  alla  fine  dell’anno  si  è  stabilizzata  al  6,1%
20
,  il  dato  più  basso  dell’ultimo
decennio.  I  dati  positivi  si  sono  confermati  anche  ad  inizio  2012,  sebbene  le
condizioni metereologiche siano state meno favorevoli. Nel gennaio-febbraio 2012 si
è registrato un incremento del 2,7% rispetto allo stesso periodo nel 2011, grazie alla
siccità che ha colpito gran parte del Mediterraneo che ha favorito l’esportazione del
raccolto russo. Nonostante ciò, nella seconda metà del 2012 non si sono raggiunte le
cifre  positive  di  inizio  anno  a  causa  di  una  nuova  ondata  di  siccità  che  ha
danneggiato,  infine,  anche  i  raccolti  della  Federazione  Russa,  portando  nell’agosto
del 2012 a una diminuzione della produzione dell’1,2% [Unioncamere, 2012].
La produzione industriale, al contrario, è stata in leggera flessione per tutto il 2011 e
le previsioni riguardanti il 2012 non sono incoraggianti. Come si può leggere nei dati
pubblicati dall’ambasciata  d’Italia  a Mosca  [2012],  nel  corso  del  2011  il  settore
industriale ha faticato rispetto all’anno antecedente. Analizzando le cifre della tabella
7 si può constatare che il 2010 è stato caratterizzato da un aumento della produzione
del 8,2%, mentre  il 2011 si  è  concluso  con  una  crescita  di  4,7  punti  percentuali.
20
Ambasciata d’Italia a Mosca, 2012.
27
L’aumento registrato per l’industria manifatturiera durante il 2011 è stato di +6,5%
rispetto all’anno precedente, un dato positivo ma che tuttavia denota una situazione
in via di stagnazione, quest’ultima confermata dalle statistiche dei primi due mesi del
2012, le  quali  segnano  una  crescita  del  5,6%  rispetto  ai  primi  mesi  del  2011;  una
cifra  troppo  esigua secondo  le  opinioni  gli  analisti  della  Banca  Mondiale  e
dell’ambasciata di Mosca per l’economia di un Paese che aspira al ruolo di leader nel
mercato globale.
TABELLA 7 – Andamento della produzione industriale nel periodo 2008-2011 e
nei primi due mesi del 2012 per alcuni settori chiave
(Variazione % rispetto all’anno o allo stesso periodo dell’anno precedente)
2008  2009  2010  2011
GennaioFebbraio
2012
Produzione
Industriale
2,1  -8,3  8,2  4,7  4,9
Industria
manifatturiera
3,2  -15,2  11,8  6,5  5,6
di cui:
Produzione mezzi
di trasporto
9,5  -38,0  32,2  24,6  23,4
Materie plastiche  12,5  -12,2  21,5  13,1  3,9
Produzione di
macchinari e
impianti
4,0  -28,4  12,2  9,5  28,3
Produzione di altri
prodotti minerali
non metallici
-0,9  -24,8  10,7  9,3  14,8
Pelletteria e
calzature
1,7  -2,0  18,7  8,6  -10,3
Industria chimica  -4,2  -5,4  14,6  5,2  -1,4
Produzione
elettrotecnica,
elettronica e ottica
-7,9  -31,6  22,8  5,1  16,8
Lavorazione legno
e prodotti del legno
1,4  -17,7  11,4  4,0  6,0
Industria
metallurgica
-0,2  -13,9  12,4  2,9  5,9
28
Produzione di
carbon coke e di
prodotti
petrolchimici
2,7  -0,6  5,0  2,9  3,0
Tessile e
abbigliamento
4,5  -15,8  12,1  2,6  -4,7
Produzione di
cellulosa e carta
0,8  -12,5  5,9  1,8  10,3
Produzione nel
settore alimentare
1,1  -0,5  5,4  1,0  6,8
Materie prime,
combustibili
0,2  -0,6  3,6  1,9  2,5
Produzione e
distribuzione
energia elettrica,
gas e acqua
1,4  -3,9  4,1  0,1  3,2
Fonte: Unioncamere Emilia-Romagna, Rosstat, Marzo 2012
Il  settore maggiormente performativo nel  2011  è  stato  quello  della  produzione  di
mezzi di  trasporto (+24,6%) seguito  dal  ramo  delle  materie  plastiche  (+13,1%)  e
dalla produzione di macchinari e impianti (+9,5%). Pur sapendo che due mesi non
sono in grado di esprimere quello che sarà l’andamento finale dell’anno, inseriamo
nel lavoro anche i dati di gennaio e febbraio 2012. Il trend che si delinea in questi
primi  mesi  del  2012  vede  salire  al  primo  posto  la  produzione  di  macchinari  e
impianti  (+28,3%),  al  secondo  posto  si  riconferma  in  positivo  la  fabbricazione  di
mezzi di trasporto (+23,4%) seguita dal settore dell’elettrotecnica, elettronica e ottica
(+16,8%).
I settori dell’estrazione-lavorazione delle materie prime e quello della produzione e
distribuzione  dell’energia  elettrica,  gas  e  acqua  necessitano  un  ulteriore
approfondimento.
La Federazione Russa detiene la maggior parte delle riserve mondiali di petrolio, di
gas naturale e di alcuni minerali (Tabella 8). A differenza di altri paesi in cui esiste la
proprietà  privata,  nella  Federazione,  tutte  le  risorse  del  sottosuolo  russo,  tra  cui
petrolio, gas, oro e altri minerali, purché non estratte, sono di proprietà dello stato, a
prescindere  da  chi  detiene  la  proprietà  del  terreno  o  possiede  la  licenza  del
sottosuolo.  I  diritti  di  estrazione  delle  risorse  dei  terreni  possono  essere  concessi
29
attraverso  licenze  che,  di  regola,  prevedono  che  i  diritti  di  proprietà  sulle  risorse
estratte appartengano al titolare della licenza in questione [Mondimpresa 2011].
TABELLA 8 – Quota della Federazione Russa nella produzione e nelle riserve
mondiali accertate delle principali materie prime
Quota di
produzione
mondiale (%)
Posto nella
graduatoria dei Paesi
produttori
Quota di riserve
mondiali accertate
(%)
Gas  19,3  1°  35,8
Petrolio
12,0  1°  5,6
Nichel
15,5  1°  7,5
Palladio
52,0  1°  n.d
Oro
7,4  4°  11,0
Diamanti Grezzi
26,7  1°  5,0
Acciaio
5,4  5°  n.d.
Uranio
8,3  5°  8,9
Fonte: IEA [2012], Salsecci, WSA(World Steel Association), WNA (World Nuclear Association),
USGS, http://www.gas-naturale.ch;
I  dati  ci  mostrano  l’importanza  a  livello  internazionale  della  Federazione  nel
commercio di materie prime: è il primo produttore di gas naturale, petrolio, nichel,
palladio e diamanti grezzi. Questo ampio settore genera delle rendite eccezionali che
superano la normale remunerazione del lavoro.
I settori legati all’estrazione e alla lavorazione di queste risorse sono i più influenti
nella determinazione del PIL nazionale.
Eppure questo che può sembrare un enorme vantaggio, con il passare del tempo, si è
trasformato in una schiavitù per le casse della finanza russa. Infatti, nel corso degli
anni, i vari governi che hanno amministrato il Paese hanno fatto affidamento sempre
più su queste entrate facili e “garantite”, polarizzando l’intera economia intorno al
settore in questione. Il tutto ha portato a un errato sfruttamento delle risorse che ora
si stanno esaurendo prima di quanto previsto. A questo si aggiungono altri svantaggi. 
30
In primis, il vincolo al prezzo di mercato delle materie, che non permette allo Stato
di pianificare a lungo termine poiché i cambiamenti di mercato non sono facilmente
prevedibili. Secondo quanto ammesso dallo stesso ministro delle Finanze Siluanov
[Ambasciata di Mosca, 2012] ogni anno vengono effettuate delle stime su quello che
potrà  essere  il  prezzo  medio  di  vendita  nel  corso  dell’anno  e  attorno  a  queste
quotazioni  si  costruisce  il  piano  di  investimenti  annuale,  una  pratica  estremamente
delicata, che espone la Federazione a rischi notevoli.
Per di più, secondo l’opinione di Benaroya [2006, pp. 88-89] la rendita derivata dal
commercio  delle  risorse  naturali  provoca  un  effetto  di  esclusione  nei  confronti  dei
settori non coinvolti, dato che la crescita dell’esportazione delle materie prime porta
ad  un  apprezzamento  del  tasso  di  cambio  che  è  dannoso  per  tutti  gli  altri  settori
competitivi in ambito internazionale.
In seguito alla crisi del 1998, la Federazione Russa ha incominciato un programma di
rinnovamento  nella  direzione della  diversificazione  produttiva  a  favore  di  nuovi
settori, in particolare quello delle tecnologie. Il contributo del settore manifatturiero,
all’interno  del  quale  si  collocano  le  voci  della  lavorazione  del  petrolio  e  del  gas
naturale, sulla  determinazione  del  prodotto  interno  lordo  è  passato  dal  17,1%  del
2008 [Salecci, 2009] al 13,8% del 2011 (Tabella 9). Una diminuzione importante in
un’economia in cui, virtualmente, il bilancio federale nel 2011 avrebbe segnato una
perdita stimata intorno al -10% del PIL dovuta lla riduzione degli introiti del petrolio
e dei suoi derivati (Tabella 10). Siluanov ha dichiarato che il bilancio del 2012 potrà
concludersi  in  pareggio  solo  se  il  prezzo  del  petrolio  si  manterrà  superiore  ai  110
dollari al barile; non più di sei anni fa, il bilancio della Federazione Russa riusciva a
mantenersi in positivo con un prezzo medio del greggio che superava di poco i 50
dollari al barile.
L’obiettivo a  medio termine  del  governo  russo  è  quello  di  consolidare l’attività
fiscale  portando  le  rendite  del  settore  petrolifero  a  pesare  non  più  dell’8%  sul
prodotto interno lordo entro il 2015 [World Bank, 2012].
31
TABELLA 9 – Composizione settoriale del PIL (2011)
in mld di dollari   in %
PIL (mld di dollari)  1760,8  100%
di cui:
Agricoltura, caccia e pesca  63,3  3,5%
Cave e miniere  159,5  9%
Settore Manifatturiero  238,9  13,8%
Elettricità, gas e acqua  58,2  3,3%
Costruzioni  97,5  5,5%
Commercio all'ingrosso e al dettaglio  284,5  16,1%
Hotel e ristoranti  14,2  0,8%
Trasporti e comunicazioni  132,7  7,5%
Mediazione finanziaria  62,8  3,5%
Beni immobili, affitti e attività
commerciali
164,7  9,3%
Amministrazione Pubblica e Difesa   87,9  5,0%
Educazione, Sanità e lavori sociali  109,3  6,1%
Tasse  287,0  16,3%
Fonte: GSK, 2012
TABELLA 10 – Previsione Bilancio Federale nel periodo 2011-2015
(% del PIL)
Previsione
2011  2012  2013  2014  2015
Uscite  20,1  21,0  20,3  19,2  18,8
Entrate  20,9  20,9  18,8  18,6  18,7
Entrate settore petrolifero  10,4  10,5  8,6  8,3  8,5
Bilancio  0,8  -0,1  -1,5  -0,6  -0,1
Bilancio senza entrate petrolio  -9,6  -10,6  -10,1  -8,9  -8,6
Prezzo petrolio (US doll/barile)  109.3  110,7  97,0  101,0  104,0
Fonte: World Bank, 2012
32
Secondo  le  opinioni  del  Fondo  Monetario  Internazionale  e  della  Banca  Centrale
Russa sarebbe più sostenibile un non-oil deficit inferiore al 5% del PIL, sebbene sia
unanime  la  consapevolezza  dell’impossibilità  di  raggiungere  quelle  cifre
nell’economia di rendita del Paese.
Il settore dei servizi domina l'economia russa contribuendo a poco più del 59% del
PIL  totale  con  45  milioni  di  persone  impiegate,  segue  l’industria  con  il  36,7%  e
infine  l’agricoltura  incidendo  il  4%.  Secondo  quanto  scritto  nel  rapporto  di
Mondimpresa [2011], nel corso degli ultimi anni il commercio al dettaglio in Russia
ha mostrato una crescita costante e dinamica. Anche nell'anno della crisi il volume
delle vendite è aumentato, sebbene solo di un 5%, mentre nel 2010, la crescita russa
è tornata a correre, segnando un +12,6%, con un valore pari a 16,4 miliardi di rubli.
Nel breve e medio periodo è previsto un consolidamento della dinamica di crescita,
sia nel segmento alimentare sia per le merci non-food.
Nella Federazione Russa sta guadagnando sempre più spazio la diffusione di internet
e di tutto il mondo ad esso collegato. Sia il commercio in rete che la pubblicità video
su  internet  stanno  attraversando  una  fase  di  fortissima  espansione,  recuperando il
ritardo accumulato rispetto alle economie più sviluppate nel settore.  Rifacendosi a
una  ricerca  di  Mondimpresa  [2011],  l'e-commerce  russo  è  cresciuto  a  grandi
percentuali, risentendo in minima parte del generale rallentamento dell'economia, e
le sue previsioni di crescita rimangono a tre cifre anche nel lungo periodo.
Il  settore  della  pubblicità  on-line  non  è  inferiore,  raggiungendo  un  livello  di
investimento pari a 20 milioni di dollari nel corso degli ultimi anni.
Facendo  riferimento  alle  parole  di  Mondimpresa  [2011, pp.9-10]:  ”…il  segmento
della  pubblicità  su  internet,  sia  essa  video  o  streaming,  rappresenterà  una
destinazione sempre più importante per gli investimenti nel settore: entro il 2015, la
pubblicità video corrisponderà al 10% del mercato complessivo dell'audiovisivo via
internet in Russia, con un valore prossimo ai 200 milioni di dollari. Il successo del
formato pubblicitario video e streaming è da imputarsi in primo luogo alla sempre
più  ampia  diffusione  della  connessione  a  banda  larga  in  Russia,  che  consente  di
raggiungere un numero sempre maggiore di consumatori. Un ruolo importante è da
attribuirsi anche all'aumento di portali specializzati streaming russi e allo sviluppo di
know how necessario per la creazione dei contenuti di qualità”. 
33
Per concludere, un ulteriore passo in avanti è stato fatto anche nell’ambito del lavoro.
Le  ricerche  della  Banca  Mondiale  [2012]  hanno  rivelato  che,  dal  2009  ad  oggi,  il
tasso  di  disoccupazione  nel Paese  è  diminuito  di  4  punti  percentuali,  dal  9,4%  del
2009  al  5,4%  registrato  alla  fine  del  2012.  La  disoccupazione  nei  centri  urbani  è
scesa  fino  al  4%  mentre  in  ambito  rurale,  nel  medesimo intervallo,  è  passata  dal
13,5% all’8,2%, raggiungendo tuttavia anche  picchi  del  40% in  alcune  zone  del
Paese.
Malgrado  ciò,  la  crisi  del  mondo  occidentale  influirà  negativamente  anche  nella
Federazione Russa, e il tasso di disoccupazione è destinato a stabilizzarsi a partire
dal 2013, non escludendo una nuova regressione.
2.2 Le relazioni internazionali della Federazione Russa
La  Federazione  Russa  svolge  un  ruolo  da  protagonista  in  molte  organizzazioni
internazionali:  ha  il  proprio  seggio  nel  consiglio  d’amministrazione  del  FMI,  è
membro permanente nel consiglio di sicurezza ONU, dal 2002 è membro del G8 ed è
tra i paesi creditori nel Club di Parigi
21
in seguito al risanamento del debito avvenuto
nel 2005. Sfruttando la circostanza di essere, oltre al resto, l’unico Paese membro dei
BRICS,  la  Federazione  Russa  punta  a  farsi  riconoscere  un  posto  sempre  più
importante nella governance economica e finanziaria globale. L’obiettivo è quello di
ottenere  un   ruolo  chiave  nell’elaborazione  di  nuove  leggi sull’organizzazione del
commercio  mondiale  e  sul  funzionamento  delle  organizzazioni  multilaterali  che
lavorano nel settore.
Nel  2004  ha  aderito  al  protocollo  di  Kyoto,  il  quale  è  diventato  operativo  l’anno
successivo.  Grazie  al  considerevole  abbattimento  delle  emissioni  di  anidride
carbonica,  la  Federazione  Russa,  nel  presente,  è  tra  i  paesi  venditori  di  quote  di
emissione.
21
Il Club di Parigi nacque nel 1956. È un’associazione delle organizzazioni finanziarie dei 19 paesi
più potenti al mondo che agisce per regolare il debito pubblico bilaterale dei paesi del Sud del mondo
con gravi problematiche nei pagamenti.
34
Infine, è terminato il 22 agosto del 2012 un percorso durato 19 anni che ha portato la
Federazione Russa a far parte dell’Organizzazione Mondiale del Commercio
22
. Una
data a lungo aspettata che oggi apre definitivamente nuovi orizzonti per l’economia
mondiale e ovviamente per il futuro della Russia.
È  stato  un  percorso  tortuoso,  iniziato  alla  fine  degli  anni  ’80 e  segnato  da attriti
ideologici  tra  USA  e  URSS  per  finire  nel  2008 con  uno  degli  impedimenti  più
importanti  che  vide  protagonista  la  Georgia,  la  quale  si  oppose  all’entrata  della
Russia a causa della recente guerra scoppiata tra i due paesi.
Grazie alla mediazione svizzera si sono riusciti a risolvere i contrasti e il 18 luglio
2012 la Duma e la Camera alta del Parlamento russo hanno siglato il protocollo di
adesione.  La  parola  fine  viene  messa  dall’attuale  presidente  Vladimir  Putin  il  22
luglio,  quando  ha  trasformato  il  protocollo  in  legge;  la  Federazione  Russa  è
ufficialmente il 156° membro a entrare nell’organizzazione.
Secondi i critici, questa mossa gioverà alla Russia tre punti percentuali annui sul PIL,
e  nel  lungo  periodo,  secondo  le  stime  preliminari  della World  Bank,  si  calcola
ottimisticamente un aumento annuo del PIL dell’11%.
In  cifre,  l’entrata  nell’organizzazione,  ha  portato  a  una  riduzione  delle  tariffe
applicate  ai  prodotti  importati  dal 10,3% al  7,1%  e  all’eliminazione  delle  quote  di
esportazione verso i paesi appartenenti all’Unione Europea. In altre parole, si tratta di
un successivo passo di apertura al mondo da parte del mercato russo, il quale vedrà
calare nei prossimi anni i prezzi delle merci straniere, favorendone l’importazione e
di conseguenza stimolando il mercato interno con nuove sfide. Il settore che sin dal
principio  beneficerà  delle  negoziazioni  internazionali  è  quello  automobilistico,
poiché  i  dazi  sulle  auto  straniere  passano  dal  30%  al  25%.  In  altri  settori
dell'economia, come l'agricoltura, la Federazione Russa ha ottenuto la possibilità di
destinare  sussidi  annui  equivalenti  a  9  miliardi  di  dollari,  il  doppio  della  cifra
consentita agli altri membri.
Le  opinioni  in  merito  sono  contrastanti.  Da  una  parte,  alcuni  esperti  giudicano
l’entrata  nell’OMC  dannosa  per  l’economia  russa,  da  sempre  votata  al
22
WTO (World Trade Organisation) oppure OMC è nata nel 1995 al fine di sorvegliare gli accordi
commerciali tra  i  suoi  stati  membri  e abbattere  le  barriere  e  i  dazi  doganali per  favorire  il  libero
commercio.
35
protezionismo.  Dall’altra  parte,  altri  critici  considerano  l’evento  come  un  passo
fondamentale sia per l’economia russa sia per il commercio internazionale.
Fino a questo momento sono state soprattutto le grandi aziende straniere, per lo più
statali, ad affrontare il mercato russo. Tutto ciò a causa dell’eccesiva burocrazia, dei
dazi e delle tariffe poco vantaggiose per i “piccoli numeri”. Le regole internazionali
del  commercio  stabilite  dalla  WTO influiranno  per  certo  su  questi  aspetti
dell’economia russa, la quale durante i prossimi anni avrà la possibilità di avvicinarsi
all’ambizioso progetto di diventare uno dei protagonisti del mercato internazionale.
Secondo i giornalisti Tacconi e Ferrazzi [2012] si aprono numerose opportunità per
le PMI italiane nella Federazione. Come scrivono nel loro libro, Me ne vado a Est,
“l’inclusione  nel  WTO  potrà  magari  arrecare  alcuni  svantaggi  a  certi  settori
produttivi, ma è una delle condizioni necessarie affinché il Paese imbocchi la strada
della modernizzazione” . [pp.89]
Questa  nuova  ondata  d’internazionalizzazione  che  invaderà  la  Russia  nei  prossimi
anni  potrebbe,  di  fatto,  influire  positivamente  sulla  sua  struttura  economica,
svincolando  il  PIL  russo  dai  pesanti  introiti  derivati  dal  traffico  petrolifero,  e,  con
l’aiuto di appropriate leggi, potrebbe favorire lo sviluppo di una rete economica più
dinamica, basata sulle PMI, in grado di portare innovazione e maggiore competitività
in una nazione che si trascina, ancora oggigiorno, il pesante fardello degli anni ’90.
2.2.1  Scambio commerciale e investimenti
Tra le priorità del Governo vi è la creazione di condizioni sempre più favorevoli con
l’obiettivo di attrarre investimenti stranieri nel Paese e continuare così l’espansione
della Federazione Russa al commercio internazionale. La politica economica russa è
mirata  alle  imprese  straniere affinché queste  contribuiscano  al  trasferimento  della
tecnologia necessaria  alla  creazione  di  nuove  industrie  nazionali;  è  da  vedere  in
proprio quest’ottica l’ingresso nel WTO.
Negli  ultimi  dodici  anni,  l’espansione  della  domanda  interna,  l’innalzamento  del
reddito  disponibile  e  l’apertura  ai  mercati  internazionali  si  sono  tradotti  in  un
aumento  delle  importazioni  di  beni  finiti,  considerata  l’incapacità  del  settore
produttivo interno di creare prodotti qualitativamente soddisfacenti. 
36
TABELLA 10 – Scambio commerciale tra la Federazione Russa e i suoi
principali partener mondiali (Mld di dollari, %)
2011    Var. %    % sul
2010-'11        totale
Tot.  Exp.  Imp.  Tot.  Exp.  Imp.  Tot.  Exp.  Imp.
TOTALE  821,3  516,0  305,3  31,2  30,0  33,4  100,0  100,0  100,0
di cui    
Paesi non
CSI
698,8  437,8  261,0  30,7  29,7  32,4  85,1  84,8  85,5
di cui U.E.  394,0  266,5  127,5  28,3  26,0  33,5  48,0  51,6  41,8
di cui    
Germania  71,8  34,2  37,7  37,2  33,2  41,1  8,7  6,6  12,3
Paesi Bassi  68,5  62,6  5,9  17,2  15,9  33,4  8,3  12,1  1,9
Italia  46,0  32,6  13,4  22,6  18,6  33,4  5,6  6,3  4,4
Polonia  28,0  21,3  6,7  35,0  43,1  14,2  3,4  4,1  2,2
Regno Unito  21,2  14,0  7,2  33,3  23,8  56,9  2,6  2,7  2,4
Finlandia  18,9  13,2  5,7  12,6  8,4  23,7  2,3  2,6  1,9
Francia  28,1  14,8  13,3  25,2  19,6  32,2  3,4  2,9  4,4
Cina  83,5  35,2  48,3  40,8  73,4  23,9  10,2  6,8  15,8
Turchia  31,8  25,4  6,4  26,3  25,2  31,0  3,9  4,9  2,1
Giappone  29,7  14,7  15,0  28,7  14,6  46,2  3,6  2,8  4,9
Corea Del
Sud
25,0  13,4  11,6  40,9  28,2  59,1  3,0  2,6  3,8
Svizzera  14,6  11,6  3,0  31,1  33,4  22,9  1,8  2,2  1,0
Stati Uniti  31,2  16,6  14,6  33,3  34,8  31,6  3,8  3,2  4,8
Paesi CSI   122,6  24,9  13,7  34,2  31,3  39,6  14,9  15,2  14,5
di cui        
Bielorussia  38,6  24,9  13,7  37,7  37,8  37,5  4,7  4,8  4,5
Kazakhstan
19,8  12,9  6,9  30,6  20,7  54,2  2,4  2,5  2,3
Ucraina
50,6  30,5  20,1  36,1  31,8  43,2  6,2  5,9  6,6
Fonte: Servizio Federale delle Dogane, Ambasciata d’Italia a Mosca 2012;
37
Ad oggi, il principale partner commerciale della Federazione è l’Unione Europea con
circa il 50% delle esportazioni totali, nonché primo acquirente di gas e petrolio (oltre
il 70% del totale esportato). Tuttavia si tratta di un rapporto asimmetrico poiché la
Federazione  Russa  è  situata  solo  al  terzo  posto  nella  graduatoria  dei  partner
commerciali  dell’UE  dopo  Stati  Uniti  e  Cina.  Ciò  nonostante,  riportando  quanto
scritto  dall’Ambasciata  d’Italia  a  Mosca  [2012,  pg.  55]:  “…continuano  i  negoziati
per la conclusione di un Nuovo Accordo che aggiorni e sostituisca l’attuale Accordo
di Partenariato e Cooperazione, includendo disposizioni in materia di commercio e
investimenti  che  vadano  al  di  là  degli  obblighi  WTO,  anche  in  vista  di  una  futura
istituzione di un’area di libero scambio.”
Secondo i dati del Servizio Federale delle Dogane russo, l’interscambio commerciale
nel  2011  è  stato  pari  a  821,3  miliardi  di  dollari,  segnando  un  aumento  del  31,2%
rispetto  al  2010.  Sono  stati  ormai  superati  i  livelli  pre-crisi  quando  la  cifra  aveva
toccato i 735 miliardi di dollari.
Nel 2011 le esportazioni sono cresciute del 30% rispetto all’anno precedente, trainate
dalla ripresa della domanda globale di idrocarburi e dal loro prezzo.
Le importazioni dal resto del mondo sono state di 305 miliardi di dollari, in crescita
del  33,4%,  favorite  dell’aumento  dei  consumi  e  degli  investimenti  all’interno  del
Paese. Il saldo continua a essere positivo. Nel 2011 è stato di 211 miliardi di dollari,
aumentando del 25,5% rispetto al 2010.
Nella  struttura  merceologica  delle  esportazioni  russe,  la  quota  principale  è
rappresentata dagli  idrocarburi  (69,5% del  totale),  seguiti  nell’ordine  dai  metalli  e
prodotti  derivati  dalla  loro  lavorazione  (8,9%),  dai  prodotti  dell’industria  chimica
(6%),  dai  macchinari,  dalle  attrezzature  e  dai  mezzi  di  trasporto  (4,2%) e  per  il
rimanente dal settore agroalimentare e da quello del legno.
L’elenco delle merci importate vede al primo posto macchinari, attrezzature e mezzi
di  trasporto  (47,8%  del  totale),  successivamente  i  prodotti  dell’industria  chimica
(14,9%)  ed  infine  il  settore  dei  beni  alimentari  e  risorse  dell’agricoltura  (13,9%)
[Ambasciata d’Italia a Mosca,2012].
Come in  precedenza accennato,  l’Unione  Europea  si  è  confermata  primo  partner
commerciale della Federazione Russa anche nel 2011 (48% sul totale), seguita dai
Paesi CSI con il 14,9% del traffico totale, dalla Cina (10,2%), la Turchia, gli Stati
38
Uniti e il Giappone. All’interno dei confini europei, Germania, Paesi Bassi e Italia
sviluppano  il  maggior  volume  di  scambio,  anche  se  bisogna  tenere  conto  del
cosiddetto  “Effetto  Rotterdam”  o  “Effetto  Anversa”,  in  virtù  del  quale  le
importazioni dalla Federazione Russa, e talvolta anche le esportazioni verso la stessa
Federazione, vengono registrate in ingresso in questi due importanti porti dei Paesi
Bassi,  anche  se  il  paese  di  destinazione  finale  è  un’altra  nazione  europea,
comportando in  tal  maniera una  sovrastima  delle  cifre  riguardanti  proprio  i  Paesi
Bassi [Williams 2011].
Anche nel campo degli investimenti, grazie alla semplificazione della burocrazia e
alla  rimozione  di  numerosi  ostacoli  legislativi,  tariffari,  giurisdizionali  e
amministrativi, la Federazione Russa sta diventando un Paese sempre più attraente
per le imprese estere. Prendendo spunto da quanto scritto dall’Ambasciata d’Italia,
sono  state  recentemente  promulgate  delle  leggi  che  semplificano  le  procedure  per
l’ottenimento dei visti e dei permessi di soggiorno per i dipendenti stranieri e altre
leggi per la semplificazione delle procedure per ottenere quote di partecipazione in
imprese  russe. Inoltre,  vi  è  già  un  comitato  di  consultazione  per  le  grandi  aziende
straniere,  il  FIAC (Foreign  Investors  Advisory  Council),  presieduto  dal  Primo
Ministro e dal Ministro dello Sviluppo economico, nel quale si discutono le leggi più
rilevanti nel settore con l’apporto di suggerimenti da entrambi le parti coinvolte, le
aziende straniere, da una parte, e i rappresentanti dell’economia del Paese, dall’altra.
Facendo affidamento sui dati forniti dall’agenzia Rosstat, nel 2011 gli investimenti
diretti  esteri (IDE)  hanno  raggiunto  la  cifra  di  18,4  miliardi  di  dollari  mentre  gli
investimenti dei cittadini russi all’estero sono stati di circa 19 miliardi di dollari. Nel
corso  del  2011,  i  settori  che  maggiormente  hanno  beneficiato  degli  IDE  sono  stati
quello estrattivo  (25%  del  totale), l’immobiliare  (17%), il  commercio  al  minuto  e
all’ingrosso (10%)  e il  mondo  finanziario (6%).  Tra  i  maggiori  paesi  investitori
troviamo  Cipro  (43%),  Olanda  (16%)  e  Germania  (8%).   Per  quanto strano possa
sembrare,  Cipro  ricopre  la  prima  posizione  in  questa  classifica.  Il  fenomeno  è
possibile  giacché  il  Paese  costituisce  la  sede  legale  di  numerose  imprese  della
Federazione e per di più beneficia di costanti investimenti immobiliari da parte dei
cittadini russi.
39
2.3 Le criticità del sistema e i futuri piani di sviluppo
Il  modello  di  sviluppo  economico  del  Paese  presenta  ancora  oggi  giorno  alcuni
elementi di debolezza che il governo sta cercando di risolvere tramite un processo di
modernizzazione  interna  e  di  adeguamento  ai  meccanismi  commerciali  e
giurisdizionali adottati da buona parte del sistema mondiale.
In  primo  luogo,  come  già  accennato  nei  capitoli  precedenti,  si  trova  la  scarsa
diversificazione  del  settore  produttivo,  fortemente  legato all’economia  di  rendita,
all’estrazione  e  al  commercio  delle  materie  prime, e  di  conseguenza  strettamente
dipendente  dalle  dinamiche  della  domanda  internazionale.  In  secondo  luogo,  è
ancora troppo elevato il numero di grandi gruppi aziendali e di banche con eccessivi
poteri  e  influenze  nella  gestione  dello  Stato. Non  mancano  i  problemi  scaturiti
dall’inadeguatezza delle strutture e della rete stradale, che non permettono scambi e
comunicazioni efficienti tra i vari centri produttivi e di distribuzione.
Un altro problema è rappresentato dai disequilibri all’interno della società russa, la
quale accusa una distribuzione sproporzionata della ricchezza, nonostante siano già
stati fatti grandi passi in avanti in questo campo: la nascita di una nuova classe media
ne è la prova più tangibile.
Infine, persiste la  problematica  della  corruzione nel Paese,  una  delle  criticità  più
conosciute e più discusse dall’opinione internazionale. Secondo la classifica stilata
da Transparency International [2012], la Federazione Russa copre il 143° posto su
182  paesi  analizzati.  Un  dato  sicuramente  negativo  che  influisce  molto  sulla
reputazione  del  Paese. Gli  sforzi  della  Federazione  negli  ultimi  vent’anni  sono
apparsi  vani  e  il  percorso  di  pulizia  dalla  corruzione sembra  ancora  lungo  e
complicato. Un nuovo tentativo è stato portato a termine nel gennaio 2012, la Duma
ha infatti firmato la Convenzione  sulla  lotta  alla  corruzione  dei  pubblici  ufficiali
nella transazioni d’affari internazionali promossa dall’OECD
23
, tentando in tal modo
di  porre fine  alla  frequente  abitudine  dei  funzionari  russi  di  ricevere  tangenti  su
investimenti e lavori promossi da aziende straniere.
23
Organization for Economic Co-operation and Development, in italiano OCSE (Organizzazione per
la cooperazione e lo sviluppo economico).
40
Il neopresidente Putin e il suo governo hanno dichiarato di essere consapevoli dei
problemi sopra elencati e nel loro nuovo programma politico si possono leggere le
migliorie  che aiuteranno  la  Nazione  nei  prossimi  anni.  All’indomani  della  sua
elezione  il  presidente  ha  firmato  11  decreti  che  stabiliscono  le  priorità in  tre  aree:
sociale (decreti riguardanti le politiche sociali dello Stato, il mercato immobiliare e i
servizi  pubblici,  la  sanità,  la  formazione  e  la  ricerca  scientifica,  la  demografia,  gli
accordi internazionali, l’amministrazione pubblica); economica (politica economica
del governo a lungo termine); militare (miglioramento del servizio militare, industria
militare e politica estera) [Tovkailo, 2012].
Si  continuerà  sulla  strada  delle  privatizzazioni  delle  grandi  aziende  e  delle  banche
più influenti, eccezion fatta per i colossi nel settore delle materie prime (Gazprom e
Rosneft in primis). Le privatizzazioni dovrebbero consentire una diminuzione della
corruzione e un migliore funzionamento delle stesse imprese che fino a un decennio
addietro erano governate da avidi magnati con ampi poteri nella politica nazionale.
Entro il 2018 si vuole portare l’aspettativa di vita dagli attuali 69 anni a 74, si punta a
aumentare i salari reali di una volta e mezzo, a un aumento dell’età pensionabile per
coloro che lo desiderino e i tassi sui muti non dovranno superare il 5,8% annuo, a
fronte  del  12%  attuale.  Oltre  a  questo,  Putin  ha  dichiarato  che  entro  il  2020
figureranno cinque università russe tra le 100 migliori al mondo, saranno creati 25
milioni di posti di lavoro altamente produttivi e si investirà sulla creazione di nuovi
settori  dell’economia  [Kiljakov,  2012]  .  Prenderanno  sempre  più  spazio  la
modernizzazione  e  la  semplificazione  della  burocrazia  grazie  alla  diffusione  di
Internet  in  tutto  il territorio con  l’obiettivo  di  rendere  la  maggior  parte  dei  servizi
pubblici reperibili nel Web e di consentire entro il 2014 al 70% dei cittadini della
Federazione la possibilità di accedervi.
Quello di Putin e dei suoi collaboratori è programma molto ambizioso che, entro i sei
anni  di  mandato, porterebbe  la  Federazione  Russa  dall’attuale  centoventesima
posizione alla ventesima nell’indice “Ease of doing Business” della Banca Mondiale,
ricollocandosi ai vertici mondiali dell’economia.
41
Terzo capitolo
I rapporti commerciali tra Italia e Federazione Russa
I rapporti tra l’Italia e la Russia hanno radici antiche e profonde. Già nel periodo a
cavallo tra Ottocento e Novecento, numerosi artisti e letterati russi vennero catturati
dalle  bellezze  italiane  tanto  da  dar  vita  al  fenomeno  chiamato  il  “Mal  d’Italia”. I
pittori Brjullov, Scedrin, Ivanov e Kiprenskij e gli scrittori Turgenev e Gogol’ sono
solamente i nomi più conosciuti di una lunga lista.
Furono molti a loro volta gli italiani che visitarono la Russia degli zar, le compagnie
di  teatro  sotto  la  corte  delle  zarine  Elisabetta  Petrovna  e  Caterina  II,  per  non
dimenticare i famosi  architetti,  tra  cui  Bartolomeo  Rastrelli,  che  costruirono  San
Pietroburgo, la bellissima “Venezia del Nord”, per ordine di Pietro il Grande.
Secondo quanto scritto da Tacconi e Ferrazzi [2012], gli scambi culturali sono stati
l’incipit  di  una  reciproca  curiosità che  nel  corso  del  tempo  ha  continuato  a
prosperare, espandendo i propri confini anche nel campo economico. Fin dal tempo
delle lotte ideologiche tra fascismo e comunismo si stabilirono le prime relazioni tra i
due  paesi.  Fu proprio Mussolini  il  primo  a  riconoscere  il  governo  sovietico  e  a
iniziare una cooperazione commerciale con Mosca. In quegli anni, precisamente nel
1932,  il  marchio Fiat  vinse  una  gara  industriale  in  terra  sovietica,  iniziando  a
produrre cuscinetti a sfera nel nuovo stabilimento. Nel 1955 furono stabiliti rapporti
d'affari con la società italiana per l'energia ENI e nel 1969 l'Italia, prima fra i Paesi
occidentali, concluse con l'URSS un contratto a lungo termine per le forniture di gas
[Consolato FR, 2011]. Ciò nonostante un balzo in avanti più consistente si ebbe in
seguito  alla  caduta  del  regime  comunista  e l’implosione  del  sistema centralizzato,
quando iniziarono a ritagliarsi sempre più spazio le possibilità d’investimento per le
aziende occidentali. Numerose imprese spostarono i loro capitali nella Federazione
in previsione di un cambiamento nell’assetto economico a loro favore. Con l’ascesa
di  Putin  assunsero  un  ruolo di  primaria  importanza  le  risorse  energetiche,  che
diventarono il vero collante dei legami economici [Ferrazzi 2012]. Oggigiorno circa
42
il  70%  delle  importazioni  italiane  dalla  Federazione  è  rappresentato  dall’energia
russa  e dai  suoi lavorati. Entro  la  fine  del 2015  termineranno  i  lavori  del  più
importante  progetto  congiunto,  quello  del  gasdotto South  Stream, al  quale  hanno
contribuito Eni  e  Gazprom, i  due  colossi dell’oro  azzurro.  L’impianto  raggiungerà
tutta  l’Europa  meridionale  riuscendo  a  soddisfare  una  domanda  in  crescita  ed
evitando il passaggio, fino ad oggi obbligato, per l’Ucraina, che in passato più di una
volta  ha  creato  delle  criticità,  arrivando  addirittura  alla  sospensione  degli
approvvigionamenti.
3.1 Due economie complementari
L’Italia  è  sempre  stata  un  partner  importante  per  la  Federazione  Russa,  ma  è
nell’ultimo ventennio che ha solidificato i rapporti, sistemandosi nel 2011 al secondo
posto dei Paesi europei e al quarto su scala mondiale per il traffico totale di scambio.
In Europa,  come  accennato in  precedenza
24
,  escludendo  i  dati  che  si  riferiscono  ai
Paesi  Bassi  in  quanto  falsificati  dall’effetto  Anversa-Rotterdam,  la  mole
dell’interscambio tra i due Paesi è seconda solamente a quella con la Germania, che
si  ritaglia  da  sempre  una  fetta  importante  degli  scambi  totali  (nel  2011  l’8,7%  del
totale). A livello mondiale invece si colloca al quarto posto, preceduta nell’ordine da
Cina  (10,2%  del  totale),  Germania  e  Ucraina  (6,2%  del  totale)
25
.  Nell’ultimo
decennio,  in  virtù  della  complementarità  tra  le  due  economie, che  si  basa  sulle
forniture di gas e petrolio all’Italia e sull’esportazione di manufatti pregiati italiani
nella Federazione Russa, l’interscambio commerciale è passato da 5 miliardi di euro
a  oltre  25  [Ministero  Degli Affari  Esteri  2012].  I  settori  delle  calzature,
dell’abbigliamento e dell’arredo casa hanno trovato nel mercato russo uno sbocco di
vitale importanza che ha permesso la stessa sopravvivenza di questi settori. Tuttavia,
anche  l’industria  italiana  si  è  affidata  al  mercato  della  Federazione  per  cercare  di
superare  gli  ostacoli  della  crisi  in  Europa, trovando  in  essa  una  solida  base  di
sostegno. Inoltre, l’Italia è diventata la quinta destinazione estera per i turisti russi.
24
Vedi tabella 10 capitolo 2.2.1
25
Elaborazioni ICE su dati ISTAT, 2012.   
43
TABELLA 11 – Interscambio commerciale Italia – Federazione Russa in serie
storica (Mln di euro)
2007  2008  2009  2010  2011
I sem.
2012
Interscambio  24.169  26.556  18.572  22.539  27.338  18.542
di cui:
Export  9.560  10.468  6.431  7.906  9.315  6.468
Import  14.609  16.088  12.141  14.633  18.023  12.074
Saldi  -5.049  -5.620  -5.710  -6.727  -8.708  -5.606
Fonte: Elaborazione ICE su dati ISTAT 2012;
Nel corso del 2011, il valore totale dell’interscambio tra Italia e Federazione Russa è
stato pari a 27,3 miliardi di euro, una cifra che ha superato i livelli pre-crisi del 2008
e che copre attualmente il 5,6% dello scambio totale del Paese. L’andamento previsto
per il 2012 è altrettanto promettente, già nei primi otto mesi dell’anno si è registrato
un  aumento  del  6%  rispetto  allo  stesso  periodo  dell’anno  precedente,  passando, in
valore assoluto, da 17,5 a 18,5 miliardi di euro.
Il  miglioramento  delle  condizioni  di  vita  dei  cittadini  della  Federazione,  in
particolare l’aumento dei salari, si riflette in una crescita della domanda dei prodotti
qualitativamente  pregiati  tanto  in  ambito  famigliare  quanto  aziendale.  La  nostra
posizione  beneficia  del  marchio  “Made  in  Italy”,  al  quale  i  consumatori  della
Federazione Russa sono particolarmente affezionati per far fronte a una carenza di
prodotti di prestigio nel loro mercato.
Da  una  parte  trovano  spazio  gli  articoli strumentali  e  i  beni  di  consumo italiani
conosciuti in tutto il mondo per la qualità e l’eccellente cura nei dettagli, quelli del
settore  della  moda,  del  design  e  della  sfera  agroalimentare;  dall’altra  vi  sono  i
macchinari della nostra industria per tutti gli impresari russi che mirano a sostituire i
vecchi  impianti  di  matrice  sovietica  verso  un  futuro  della  produzione
qualitativamente superiore.
44
TABELLA 12 – Export dell’Italia verso la Federazione Russa (Settori
economici più importanti)
2009  anno  2010  anno  2011
quota %  Mln €  quota %  Mln €  quota %
Macchinari ed apparecchi  26,0  2.094  26,4  2.597  27,9
Prodotti tessili e
abbigliamento
16,7  1123  14,2  1303  14,0
Prodotti altre attività
manifatturiere
10,9  715  9,0  780  8,4
Articoli in pelle e simili  7,4  551  7,0  662  7,1
Metalli di base e prodotti
in metallo
7,5  580  7,3  637  6,8
Apparecchi elettrici  6,5  578  7,3  623  6,7
Sostanze e prodotti chimici  5,1  412  5,2  448  4,8
Fonte: Ministero degli Affari Esteri [2012];
Le voci più importanti del nostro export [Tabella 12] risultano proprio essere quelle
dei macchinari per l’industria, che copre la fetta maggiore (nel 2011 il 27,9 % del
totale), e il settore dei prodotti tessili e dell’abbigliamento (14%). Nel 2011 chiude al
terzo posto l’esportazione di prodotti legati alle altre attività manifatturiere (8,4%),
seguita  nell’ordine  dagli  articoli  in  pelle,  dai  prodotti  in  metallo,  dagli  apparecchi
elettrici e chiudono la classifica le sostanze e i prodotti chimici. Per quanto riguarda
l’export dettagliato secondo i singoli prodotti, proponiamo la tabella 13, secondo la
classificazione ATECO 2007. Come si può notare i prodotti più esportati sono quelli
dell’abbigliamento; la moda italiana riscuote ampi consensi in territorio russo. Uno
spazio importante se lo ritagliano le macchine per usi speciali e i macchinari per usi
generali, rispettivamente al secondo e al terzo posto. Un dato di grande importanza
riguarda, infine, il settore dell’automobile che nel corso nel 2012 è aumentato di oltre
42 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
45
TABELLA 13 – Export dell’Italia verso la Federazione Russa (Principali
prodotti, ATECO 2007, Mln di euro)
2011  2012  Var
gen-lug  gen-lug  %
141- Articoli di abbigliamento, escluso
abbigliamento in pelliccia
544,2  613,2  12,7
289- Altre macchine per impieghi speciali  511,6  569,2  11,3
282- Altre macchine di impiego generale  472,8  451,9  -4,4
152- Calzature  309,3  361,9  17,0
310- Mobili  330,2  358,1  8,4
281- Macchine di impiego generale  294,6  277,0  -6,0
291- Autoveicoli  138,1  196,6  42,4
284- Macchine per la formatura dei metalli e altre
macchine utensili
140,9  185,3  31,5
275- Apparecchi per uso domestico  123,5  133,5  8,0
259- Altri prodotti in metallo  120,2  119,2  -0,8
212- Medicinali e preparati farmaceutici  111,3  111,3  0,1
293- Parti ed accessori per autoveicoli e loro motori  134,2  106,5  -20,6
222- Articoli in materie plastiche  93,7  100,6  7,4
151- Cuoio conciato e lavorato; borse, pelletteria;
pellicce …
80,9  95,1  17,5
271- Motori, generatori e trasformatori elettrici  105,4  909,0  -13,8
201- Prodotti chimici di base, … , materie plastiche
e gomma sintetica
79,7  87,1  9,4
204- Saponi detergenti, prodotti per la pulizia e
lucidatura, profumi e cosmetici
67,2  84,2  25,3
233- Materiali da costruzione in terracotta  68,1  82,6  21,3
257- Articoli di coltelleria, utensili e oggetti di
ferramenta
57,1  73,3  28,3
143- Articoli di maglieria  69,8  71,5  2,4
Fonte: ICE su elaborazione dati ISTAT [2012];
46
Le dinamiche del settore agroalimentare si confermano positive, pur rappresentando
solo il 5,1% del totale, hanno segnato una crescita del 23,3% nel corso del 2011. Per
quanto  concerne  invece  le  importazioni  italiane  dalla  Federazione  Russa  nel  2011
hanno raggiunto quota 18 miliardi di euro. Una cifra importante che non si toccava
dal  2008. La  Federazione  Russa  è  un  partner  strategico  per  l’approvvigionamento
energetico del nostro Paese, provenendo da essa circa il 28% del petrolio e il 30% del
gas  naturale importato  dall’Italia  [Farnesina,  2010].Rispetto  al  2010,  c’è  stato  un
aumento del 23%, quasi interamente riconducibile alla crescente domanda di materie
prime  che  continuano  a  rappresentare  la  parte  più  consistente  del  totale  (71,7%)
[Ministero AE, 2012]. Continua il rapporto del Ministero degli Affari Esteri [2012,
pg.  3]  “tale  dinamica,  che  appare  ascrivibile  anche  al  fatto  che  gli  eventi  in  Nord
Africa  e  Medio  Oriente  hanno  reso  necessario  un  aumento  delle  forniture  dalla
Russia, ha subito un evidente battuta di arresto nella parte finale dell’anno a causa
della ripresa delle forniture di gas dalla Libia e della sostituzione di gas russo con gas
dalla Norvegia”.
TABELLA 14 – Importazioni italiane dalla Federazione Russa (Settori
economici più importanti)
2009  anno  2010  anno  2011
quota %  Mln €
quota
%
Mln €
quota
%
Prodotti dell'estrazione di
minerali da cave e miniere
77,6%  8.487  64,9%  12.944  71,7%
Coke e prodotti petroliferi
raffinati
10,7%  1949  14,9%  2488  13,8%
Metalli di base e prodotti in
metallo
7,3%  1531  11,7%  1404  7,8%
Fonte: Ministero degli Affari Esteri [2012];
47
TABELLA 15 – Importazioni italiane dalla Federazione Russa (Principali
prodotti, ATECO 2007, Mln di euro)
2011  2012  Var
gen-lug  gen-lug  %
062- Gas naturale  4051,8  3964,4  -2,2%
061- Petrolio greggio  3120,5  2578,8  -17,4%
192- Prodotti derivanti dalla raffinazione del
petrolio
1298,3  1971,8  51,9%
241- Prodotti della siderurgia  510,6  589,5  15,4%
201- Prodotti chimici di base, fertilizzanti e
composti azotati, materie plastiche e gomma
sintetica
348,6  368,4  5,7%
244- Metalli di base preziosi e altri metalli non
ferrosi; combustibili nucleari
400,5  202,5  -49,4%
051- Antracite  186,1  173,4  -6,8%
104- Oli e grassi vegetali e animali  36,2  121,6  235,2%
011- Prodotti di colture agricole non permanenti  18,2  51,8  185,0%
151- Cuoio conciato e lavorato; articoli da viaggio,
borse, pelletteria e selleria; pellicce preparate e tinte
61,2  46,8  -23,6%
071- Minerali metalliferi ferrosi  57,9  44,9  -22,3%
014- Animali vivi e prodotti di origine animale  26,3  33,9  28,5%
171- Pasta-carte, carta e cartone  31,8  32,2  1,2%
162- Prodotti in legno, sughero, paglia e materiali da
intreccio
28,4  27,7  -2,4%
243- Altri prodotti della prima trasformazione
dell'acciaio
30,1  22,6  -24,9%
161- Legno tagliato e piallato  24,1  27,8  -26,1%
108- Altri prodotti alimentari  7,1  14,7  105,4%
270- Altre apparecchiature elettriche  2,1  6,8  226,0%
242- Tubi, condotti, profilati cavi e relativi accessori
in acciaio
8,9  6,4  -28,3%
222- Articoli in materie plastiche  1,8  4,3  132,9%
Fonte: ICE su elaborazione dati ISTAT [2012];
48
3.2 Le istituzioni italo-russe
Secondo quanto affermato dal Consolato della Federazione Russa a Milano [2011]:
“Attualmente l'Italia è uno dei partner europei più vicini alla Federazione Russa, con
la quale esiste ed è sempre in crescita una intensa cooperazione bilaterale in tutti i
campi. La Russia e l'Italia sono su posizioni molto vicine sulla maggior parte delle
tematiche  relative  alla  politica  mondiale,  hanno  un  intenso  dialogo  politico  e
cooperano attivamente in diverse organizzazioni internazionali”.
I rapporti tra i due Paesi sono rafforzati dalle numerose associazioni nate nel corso
degli anni. Si tratta di organizzazioni che tutelano gli enti che decidono di investire
in terra russa, affiancando il cliente nelle procedure burocratiche, fornendo avvocati
specializzati  in  caso  di  problemi  legali  o  semplicemente  svolgendo  il  ruolo  di
mediatore.
Successivamente al 1991, anno della caduta dell’URSS, è stato istituito il Consiglio
italo-russo  per  la  Cooperazione  Economica,  Industriale  e  Finanziaria,  previsto  dal
Trattato Bilaterale di Amicizia e Cooperazione del 1994. Il Consiglio, presieduto dal
Ministro degli Esteri italiano e dal vice Primo Ministro russo, si riunisce con cadenza
annuale e rappresenta il massimo foro istituzionale di riferimento e di coordinamento
delle  relazioni  economiche  bilaterali  tra  Italia  e  Russia  [Farnesina,  2010].  Oltre
all'intenso dialogo ad alto livello, vengono portati avanti intensi contatti bilaterali tra
organi  del  potere  legislativo,  esecutivo  e  giudiziario.  Dal  2000  opera  la  Grande
Commissione interparlamentare italo-russa, che ha già tenuto undici incontri, l'ultimo
dei quali si è svolto a Roma il 27 ottobre 2010 [Consolato FR, 2011].
La Camera di Commercio italo-russa, è una delle principali strutture atte ad ampliare
i rapporti commerciali tra i due Paesi. È nata nel 1964, come logica conseguenza dei
floridi rapporti che Italia e Urss stavano intrattenendo in quel periodo e per usare le
parole  del  presidente  Rosario  Alessandrello  [CCIR,  2009,  pg.37]:  “La  costituzione
della  Camera  di  Commercio  è  il  risultato  di  tutta  una  serie  di  tentativi  fatti  in
precedenza, a partire dalla fine dell’Ottocento/primi anni del Novecento, in seguito al
valore  dell’interscambio  commerciale  fra  l’Italia  e  la  Russia  degli  Zar”. Tra  i  soci
fondatori vi sono le imprese italiane Fiat, Snia Viscosa, Montecatini, Edison, Pirelli,
Olivetti, Eni, Coeclerici, per citare le più importanti. Tutti i progetti più significativi
49
riguardanti i rapporti tra Italia e Russia hanno sempre avuto il determinante appoggio
della CCIR e dei suoi soci, che nel 2009 hanno celebrato i 45 anni di cooperazione
bilaterale.  In  tale  occasione  Alessandrello  dichiarò  [CCIR,  2009,  pg.42],  “i
businessmen  italiani  sono  pronti  a  investire  nell’economia  russa;  allo  stesso  modo
anche  i  Russi  mostrano  il  loro  interesse  verso  l’Italia…il  compito  della  CCIR  è
quello di agevolare in ogni modo questo processo di cooperazione a tutto vantaggio
dei  nostri  Paesi,  e  l’esperienza  e  le  possibilità  per  raggiungere  questo  scopo
sicuramente non le mancano…per facilitare la cooperazione, la Camera contribuisce
anche alla risoluzione delle problematiche legate alle questioni doganali: gli accordi
stipulati  con  una  delle  principali  agenzie  doganali  della  Russia  servono  a  pieno
questo scopo”. Oltre a queste attività, la CCIR offre servizi di consulenza a tutte le
piccole-medie imprese che vogliono aprire le porte all’internazionalizzazione.
3.3  Presenza italiana nella Federazione Russa
Le aziende italiane sono ben radicate nel tessuto economico russo, arrivando a offrire
il  proprio  contributo  in  tutti  i  principali  settori.  Nonostante  ciò,  il  volume  degli
investimenti  italiani  nella  Federazione  Russa  non  è  ancora  all’altezza  delle
potenzialità  offerte  dal  Paese.  Qui  di  seguito  presenteremo  un  sunto  di  un’analisi
portata  a  termine  dal  Ministero  degli  Affari  Esteri  [2012]  e  dal  Ministero  per lo
Sviluppo Economico italiano sulla presenza italiana in terra russa, all’interno della
quale sono elencate le principali aziende per settore.
Agroalimentare
Il  settore  agroalimentare  offre  ampie  opportunità  per  le  imprese  italiane  le  quali
hanno la possibilità di colmare un vuoto naturale dell’economia della Federazione,
giacché priva del clima necessario alla coltivazione di molte colture. Per di più, le
aziende  italiane  insediate  nel  territorio  possono  vantare  il  marchio  italiano,
riconosciuto  in  tutto  il  Paese  come  sinonimo  di  alta qualità  e  raffinatezza  dei
prodotti. Le presenze più significative sono rappresentate dal gruppo Parmalat, che
possiede due stabilimenti per la produzione di latte e succhi di frutta (Ekaterinburg e
Belgorod) ed un centro logistico nella periferia di Mosca; Perfetti, che ha aperto uno
50
stabilimento per gomme da masticare a Novgorod; Ferrero. Quest’ultimo è presente
da oltre 15 anni sul mercato russo dove sono ampiamente diffusi i principali prodotti
del Gruppo tra cui Raffaello, Rocher, Nutella e Kinder. Nel 2008 Ferrero ha avviato
un nuovo progetto per la costruzione di uno stabilimento a Vladimir che attualmente
occupa oltre 900 unità, investendo più di 200 milioni di euro. Vi sono anche Zuegg,
con  uno  stabilimento  a  Kaluga  per  la  lavorazione  della  frutta; Colussi,  che ha
acquistato la società russa Infolink, maggiore distributore di pasta; e De Cecco, che
ha investito negli impianti produttivi di pasta della Ekooffice.
Per concludere, il Gruppo Cremonini è presente nella Federazione Russa da oltre un
ventennio  in  collaborazione  con  la  Inalca, attraverso la  controllata  “Marr  Russia”.
Possiede  un  complesso  industriale  a  Odintsovo  che  comprende  una  piattaforma
logistico-distributiva  per  la  commercializzazione  e  la  distribuzione  di  prodotti
alimentari  ed  un  impianto  di  hamburger.  Il  processo  produttivo  ha  una  capacità  di
120’000  hamburger  l’ora,  corrispondenti  a  37'000  tonnellate  all’anno.  L’impianto
serve principalmente i ristoranti McDonald’s e altre catene fast-food. “Maar Russia”
è inoltre presente a San Pietroburgo e Rostov sul Don impegnata in tutto il territorio
in servizi di ristorazione per alberghi, ristoranti e nella vendita di prodotti alimentari
al dettaglio.
Alta tecnologia e settori di punta
Il Gruppo Finmeccanica sta intensificando i rapporti con la Federazione Russa nei
settori  aerospaziale,  della  difesa  e  delle  comunicazioni.  Per  quanto  concerne
l’aeronautica,  continua  la  cooperazione  tra  Alenia  Aermacchi  e  Sukhoi  per  la
produzione del velivolo regionale SuperJet 100, il quale ha già iniziato i primi voli
commerciali nella primavera del 2011. Nel 2012, il Jet ha ottenuto la certificazione
EASA che ne permetterà la commercializzazione in Europa.
Agusta  Westland  sta  invece  collaborando  con  l’azienda  Russian  Helicopters  per
l’assemblaggio del modello AW139 in territorio russo.
Nell’ambito  delle  comunicazioni,  Poste  Italiane  e  Selex  Elsag  hanno  firmato  con
Poste  Russe  un’intesa  di  “Partnership  strategica”  per  l’innovazione  del  settore
postale.  Il  progetto  prevede  l’ottimizzazione  della  logistica  postale,  la
modernizzazione degli uffici postali e lo sviluppo dell’offerta di servizi finanziari. 
51
Con  la  firma  nel  2010  del  “Memorandum  of  Understanding”,  prosegue  la
collaborazione tra Ansaldo STS e le Ferrovie Russe per la progettazione, produzione,
installazione  e  messa  in  servizio  del  sistema  di  segnalamento  ferroviario  ITARUS
ATC. Le società del Gruppo Finmeccanica parteciperanno inoltre al progetto per la
realizzazione della linea ad alta velocità Mosca – San Pietroburgo.
Autoveicoli
Negli scorsi anni in questo settore sono stati firmati numerosi accordi tra le società
dei  due  Paesi;  da  ricordare  sono  le  intese  concluse  con  partner  russi  da  Iveco,  per
l’assemblaggio  di  veicoli  blindati,  e  da  Case  New  Holland,  per  quello  di  trattori  e
mietitrebbia.  Più  recentemente,  nel  febbraio  2012,  il  Gruppo  Fiat  si  è  reso
protagonista di un imponente investimento nella Federazione. L’intesa è stata portata
a  termine  con  Sberbank,  la  più  grande  banca  russa  di  proprietà  pubblica,  per  un
investimento  del  valore  di  850  milioni  di  euro  volto  all’assemblaggio  di  120'000
veicoli l’anno, con uno stabilimento greenfield a San Pietrobugo ed uno nella regione
di  Mosca.  Secondo  gli  accordi,  al  Gruppo  Fiat  spetta  l’80%  della joint venture
mentre a Sberbank rimane il 20%.
Anche  l’azienda  Pirelli  sta  attuando  un  cospicuo  investimento,  appoggiandosi  ai
gruppi russi Russian Technologies e Sibur Holding, con un accordo che prevede il
controllo del 20% del mercato dei pneumatici per autovetture.
Distretti industriali
Dal  2002  è  operativa  una  Task  Force  italo-russa  incaricata  di  facilitare  la
collaborazione tra le piccole e medie imprese dei due Paesi e soprattutto di aiutare le
imprese italiane ad entrare in contatto con i Governi delle Regioni Russe, facilitando
la creazione di distretti industriali su modello italiano. I rappresentanti delle regioni
russe  e  le  PMI  italiane  si  incontrano  due  volte  all’anno,  in  primavera  nella
Federazione Russa e in autunno in Italia.
L’istituzione delle Zone Economiche Speciali ha dato nuovo slancio al progetto dei
distretti  grazie  alle  numerose agevolazioni  stipulate  in  ambito  fiscale,  doganale  ed
amministrativo.  Maggiori approfondimenti sono inseriti nel capitolo 1.4, dove si è
analizzato nel dettaglio l’argomento delle ZES.
52
Edilizia, infrastrutture e trasporti
L’Italia ha una buona presenza nel settore dei materiali dell’edilizia. Mapei, società
leader del settore, ha inaugurato il suo primo stabilimento nella Federazione Russa
nel  2009  a  Stupino.  Anche  la  Marazzi,  settore  delle  ceramiche,  ha  acquistato
recentemente una fabbrica nella stessa città dalla Welor Kerama. Molto importante la
presenza del Gruppo Buzzi Unicem che, nella regione di Ekaterinburg, controlla uno
dei principali cementifici di tutta la Federazione, rinnovato recentemente dalla stessa
società italiana e che produce circa 2,5 milioni di tonnellate di cemento l’anno.
Nel settore delle costruzioni è attiva la Merloni Progetti che ha recentemente esteso i
propri  uffici  nel  territorio.  Il  gruppo  Domina  Hotels  ha  avviato  un  progetto  per  la
costruzione  di  una  rete  alberghiera  in  alcune  città  russe,  prima  fra  tutte,  San
Pietroburgo.
Per  il  prossimo  futuro  si aprono  interessanti  prospettive nel  comparto dei  trasporti
stradali  (il  Governo  russo  ha  espresso  interesse  per  l’esperienza  italiana  delle
autostrade  a  pedaggio),  ferroviari  e  fluviali.  Alstom  ha  già  fornito  quattro  treni
Pendolino  per  la  tratta  ferroviaria  Helsinki –  San Pietroburgo,  mentre  la
progettazione dei sistemi di trazione è stata affidata al sito di Sesto San Giovanni.
Nel  giugno  2011,  il  Gruppo  Ansaldo si  è  aggiudicato  la  gara  per  l’allargamento
dell’aeroporto  Pulkovo  a  San  Pietrogurgo.  Un  investimento  di  oltre  700  milioni  di
euro che vedrà la società italiana controllare il 50% delle quote. Infine, nel settore
dell’edilizia  residenziale  e  commerciale,  particolarmente  attiva  è  l’azienda  De
Eccher-Codest.  Fra  le  principali  opere  realizzate  vi  sono  il  ponte  pedonale  sulla
Moscova,  lo  stabilimento  della  Marr  Russia  e  alcuni  complessi  residenziali  nella
capitale.
Elettrodomestici
L’azienda che ha maggiormente investito in questo settore è la Indesit Company, la
quale possiede a Lipetsk due fabbriche ed un polo logistico di 75000 m². Indesit è
leader del mercato della Federazione Russa con una quota del 24%.
Le  altre  imprese  del  settore  presenti  nel  territorio  sono  la  Candy,  Ariston  e  De
Longhi.
53
Energia
In campo energetico i principali attori italiani sono Eni ed Enel. Il primo ha rilanciato
proprio negli ultimi mesi del 2012 la sua presenza nella Federazione Russa. È stato
riconfermato  l’accordo  fatto  con  Gazprom  nel  2006  sulla  base  di  tre  accordi
principali: contratto di lungo termine per la fornitura di gas in Italia, cooperazione
nei  rispettivi  Paesi  e  il  progetto  South  Stream.  Grazie  all’accordo  firmato  da
SeverEnrgia
26
e YamaloNenets, a fine aprile 2012, la compagnia italiana ha iniziato
ad  estrarre  il  primo  gas dai  campi  di  Yamal,  per  l’Italia  è  stato  un  traguardo
importante dato che si tratta del primo gas estratto da Eni nella Federazione, e da
Enel  nel  mondo. Per  quanto  riguarda  la  costruzione  del  gasdotto South  Stream, i
dettagli sono già stati presentati all’inizio del terzo capitolo. Oltre a vari progetti di
upstream,  Eni  è  entrata  come  intermediario  anche  nel  mercato  russo  della
distribuzione  di  gas,  sottoscrivendo  nel  2010  con  la  società  di  generazione  di
elettricità, TGK-9, un contratto per la fornitura di circa 350 milioni di metri cubi di
gas.
Enel è uno dei principali attori nel mercato dell’energia elettrica. Possiede il 56,4%
di  OGK-5  (società  russa  che  gestisce  quattro  centrali,  per  una  potenza  di  9152
megawatt) ed il 45% di RusEnergoSbyt, società attiva nella compravendita di energia
elettrica. La società italiana è impegnata in un programma di modernizzazione degli
impianti  produttivi  con  l’obiettivo  di  rendere  le  centrali  più  efficienti  e  meno
inquinanti.  Nuovi  sbocchi nel settore si  aprono  con  la  futura  diffusione  in  tutto  il
territorio  della  Federazione  Russa  di  contatori  intelligenti,  nei  quali  Enel  è
all’avanguardia,  e  dalla  ricerca  nei  programmi  di  efficienza  energetica  e  fonti
alternative di energia.
Nel settore del commercio di carbone è invece presente la società italiana Coeclerici
con due miniere nella regione di Kemerovo. Entro il 2014, tramite investimenti per
svariate  decine  di  milioni  di  euro,  si  prevedono  delle  fasi  di  modernizzazione  che
mirano alla triplicazione della capacità produttiva.
26
SeverEnergia  è  la  joint-venture  tra  Gazprom,  la  società  russa  che  detiene  il  monopolio  delle
esportazioni di gas, ed Eni ed Enel, le due maggiori aziende italiane produttrici di energia.
54
Metallurgia
Nella siderurgia opera la Danieli, un Gruppo italiano che detiene il 30% del mercato
russo di macchinari per la lavorazione dell’acciaio e nella fornitura di altri impianti
“chiavi  in  mano”.  Tra  i  principali  partner  dell’azienda  vi  sono  TMK,  leader  nel
settore della produzione di tubi d’acciaio, ed il Gruppo Mechel, tra i principali nel
settore estrattivo.
Il Gruppo Marcegaglia sta realizzando un progetto per la costruzione di una fabbrica
per la produzione di prodotti in acciaio inossidabile a Vladimir.
Petrolchimica
Nel  corso  dell’ultimo  decennio,  Technimont  ha  concluso  numerosi  contratti  per
l’approvigionamento di polietilene e polipropilene, l’ultimo dei quali a Tobolsk per
circa 800 milioni di euro.
55
Conclusione
Come hanno suggerito Ferrazzi e Tacconi nel loro libro [2012], in un momento di
crisi mondiale e in particolar modo dell’Euro Zona, le imprese, piccole o grandi che
siano, devono imparare a guardare al di là dei confini nei quali hanno operato fino ad
oggi. Chi ha saputo interpretare i segnali del sistema economico si trova oggi in una
posizione avvantaggiata; mi riferisco a tutte quelle aziende sopra citate e a tutte le
altre che hanno avuto il coraggio di puntare ai Paesi dell’Est Europa, di assumersi il
compito  di  “spartiacque”,  scoprendo  per  primi  le opportunità  che quelle  terre
possono  offrire  al  nostro  mercato  saturo.  Non  è  stata  una  scelta  facile,  e  non  lo  è
tuttora,  ma  dai  primi  anni  novanta, quando  i  pionieri  dell’internazionalizzazione
spostarono i  primi  capitali  in queste  terre,  molto  è  cambiato;  e  molto  è  cambiato
entro  i confini  russi,  della  Federazione  Russa.  In  questo  elaborato si  è cercato  di
sintetizzare  il  cambiamento  a  cui  è  stato  sottoposto  il  suo  sistema  economico
nell’ultimo  secolo, fino  ad  analizzare la  situazione  attuale, che  ha  fotografato  un
Paese in salute, attraente e ben disposto a ricevere investitori stranieri, un Paese che
ha ancora molto da offrire all’Italia e al mondo intero. La compatibilità delle nostre
economie  è  la  chiave  per  un  percorso  fruttuoso di  reciproco  aiuto.  Sono  molte  le
prospettive  per  le  aziende  italiane,  nel  settore  delle  infrastrutture,  dei  media,  di
internet,  delle  energie  rinnovabili  e  non.  Entro  pochi  anni  si  vedranno  i  risultati
dell’entrata nel WTO, della lotta alla corruzione e del processo di modernizzazione
generale a cui la Federazione Russa è orientata. Quel momento sarà il giorno in cui
gli sforzi e le sfide intraprese dai coraggiosi verranno ripagate, il giorno in cui chi ha
creduto nella Russia avrà fatto la cosa giusta.
Con la mente non si può capire la Russia,
Non la si può misurare col metro comune!
In essa c’è un’essenza particolare!
Nella Russia si può soltanto credere.
27
27
Fëdor Tjutčev, POESIE, quarta edizione BUR aprile 2011, traduzione di Eridano Bazzarelli (testo
originale  p.388:” Умом Россию не понять,  /Аршином общим не измерить:  / У ней особенная
стать - / В Россию можно только верить.”)
56
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